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“Una madre di mer.. perché incapace di far stare zitta la figlia”: l’eletto con FdI e il “consiglio di non denunciare gli abusi su una bambina”

Massimo Ripepi, consigliere comunale a Reggio Calabria e capo di una comunità religiosa, che, stando a un documento del Tribunale locale dei minori, avrebbe consigliato ai genitori di tacere e non denunciare gli abusi subiti da una bambina, si è autosospeso da Fratelli d’Italia. Qual è la storia?

massimo ripepi

“Dopo un colloquio con i vertici di Fratelli d’Italia ho inviato richiesta di sospensione dal partito. Adesso voglio dimostrare la mia estraneità a quanto mi viene sollevato e non può in alcun modo essere coinvolto Fratelli d’Italia in una accusa così infamante e infondata”. Massimo Ripepi, consigliere comunale a Reggio Calabria e capo di una comunità religiosa, che, stando a un documento del Tribunale locale dei minori, avrebbe consigliato ai genitori di tacere e non denunciare gli abusi subiti da una bambina, si è autosospeso da Fratelli d’Italia. Qual è la storia?

“Una madre di merda perché incapace di far stare zitta la figlia”: l’eletto con FdI e il consiglio di non denunciare gli abusi su una bambina

Massimo Ripepi fino a ieri era consigliere comunale di Fratelli d’Italia a Reggio Calabria. Ma non solo: Ripepi è pastore a capo della comunità religiosa della Chiesa Cristiana “Pace”. La stessa frequentata dai genitori della bambina abusata. Pace è un un movimento cristiano fondato dall’autoproclamato apostolo Gilberto Perri, e poi guidato dall’eletto con FdI. Cosa c’entrano gli abusi? Secondo quanto emerge da un decreto del Tribunale dei minori che ha revocato la responsabilità genitoriale alla mamma e al papà della bimba sarebbe stato lui a dissuadere i due dal denunciare le violenze sessuali subite dalla minore. La piccola ora è stata affidata ai servizi sociali. Il decreto del Tribunale dei minori, scrive il Fatto, che ne riporta anche alcuni passaggi, è stato trasmesso alla Procura di Reggio Calabria. Tutto inizia quando la mamma della bambina viene ricoverata in ospedale in Pneumonologia e non può accudirla. Anche il padre non riesce a gestire la situazione da solo. Allora i genitori chiedono aiuto al pastore della comunità religiosa, Ripepi:

L’esponente di Fratelli d’Italia, non indagato, stando a quanto si legge nel decreto avrebbe invitato i due genitori ad affidare la piccola alla “nonna e ciò malgrado tutti fossero a conoscenza del fatto che quest’ultima vivesse con il figlio, in passato condannato per violenza sessuale su minori”. Così è andata. Ma una volta tornata a casa, la bambina ha raccontato alla madre i “particolari raccapriccianti degli abusi” subiti e lo zio, a giugno, è stato arrestato. Poco prima i due genitori erano tornati dal pastore Ripepi, “venendo però dissuasi dal denunciare”. La madre della piccola, infatti, “veniva messa in guardia dal Ripepi dal rischio di provocare, con una denuncia, il suicidio del fratello (lo zio, ndr ), del cui sangue sarebbe stata ‘responsabile davanti a Dio’ ”. La bambina, allora, si è confidata con i coetanei e ciò ha suscitato quelle che i giudici definiscono “le ire del Ripepi” nei confronti della donna “rimproverata di essere una madre di merda perché incapace di far stare zitta la figlia”. “È una vicenda che suscita orrore e sgomento” per i consiglieri di centrosinistra che hanno chiesto a Fratelli d’Italia una “presa di posizione” e allo stesso Ripepi “le dimissioni immediate per indegnità dal consiglio comunale”.

Ripepi si è autospeso dal partito ma detiene tuttora la sua carica in comune dove presiede la commissione Vigilanza. Perché i genitori avrebbero ceduto alle sue parole mettendo in pericolo la bambina? Secondo quanto scrive Repubblica:

Vittime del carisma dell’uomo, i due hanno piegato la testa. In silenzio hanno accettato anche i rimproveri e le scenate del religioso, quando la storia è divenuta di pubblico dominio in comunità perché la bambina ha iniziato a confidarsi con i coetanei. Ci sono voluti mesi perché decidessero di uscire da quell’ambiente, altri ancora perché iniziassero un percorso psicologico presso un centro antiviolenza. Di fronte alle operatrici e alle psicologhe, la storia alla fine è venuta fuori. I genitori si sono decisi a sporgere denuncia e immediatamente è intervenuto il tribunale dei minori, che ha deciso di tutelare in primo luogo la bambina.

Ripepi però respinge le accuse. Spiega che la mamma della piccola “in preda alla disperazione, ha fatto di tutto per cercare un capro espiatorio su cui scaricare sue esclusive responsabilità. La madre si è messa alla ricerca di persone che potessero aiutarla a riavere l’affidamento della figlia, sostenendo che fossi stato io a sconsigliarla di rivolgersi all’autorità giudiziaria”. Secondo la sua versione, Ripepi le aveva detto “di decidere lei liberamente cosa fare. Di questo ho già da tempo informato il pubblico ministero precedente”.

Massimo Ripepi e la giornalista “figlia di Satana”

Massimo Ripepi è stato anche condannato con decreto penale per diffamazione. Inoltre ha definito Caterina Tripodi, “Satana”, “figlia di Satana”, “Jezabel”, “Killer di anime”. Al decreto penale Ripepi si è opposto. Ma quando sul Quotidiano del Sud sono stati ricordati anche i suoi inciampi legali, dall’ammonimento orale per stalking ai danni di un’ex adepta ad un processo per diffamazione scaturito dall’opposizione ad un decreto penale di condanna, lui ha ben pensato di lanciare una crociata contro la giornalista che ne ha scritto. Nei suoi sermoni, Caterina Tripodi – principale notista politica del quotidiano locale – è diventata la “figlia di Satana” reclutata dal demonio per una missione molto precisa: “distruggere Massimo Ripepi perché Dio lo vuole sindaco per cambiare una città gestita dai figli di Satana”.

massimo ripepi caterina tripodi
Massimo Ripepi e Caterina Tripodi

Le frasi nei confronti della giornalista sono state riportate da Giornalisti Italia, che ha segnalato anche la «Piena solidarietà alla collega del “Quotidiano del Sud” Caterina Tripodi, ancora una volta vittima di frasi denigratorie e offensive da parte del consigliere comunale di Reggio Calabria, Massimo Ripepi», espressa dal Sindacato Giornalisti della Calabria e dal Gruppo Cronisti Calabria, attraverso le parole di Carlo Parisi, segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria e segretario generale aggiunto della Fnsi, Michele Albanese, presidente del Gruppo Cronisti Calabria e responsabile Fnsi per la legalità, e Lucio Musolino, rappresentante della Calabria nell’Osservatorio nazionale sulla legalità della Fnsi.

Racconta il quotidiano che Ripepi ha replicato ad un articolo pubblicato dal Quotidiano del Sud che, oltre ad un’analisi politica relativa alla scelta del candidato a sindaco di Reggio, riportava (per dovere di cronaca) quelli che sono stati definiti “i nuovi guai giudiziari” di Ripepi, “già richiamato dal questore per stalking”.

Nelle ore successive alla sua replica, infatti, molti frequentatori della sua chiesa (che lo chiamano “papà” e che pendono dalle sue labbra) si sono scatenati sui social aggredendo, questa volta sì ferocemente, la collega Tripodi definita “figlia di Satana”, “reclutata da Satana”. E ancora: “Vuole distruggere Massimo Ripepi perché Dio lo vuole sindaco per cambiare una città gestita dai figli di Satana”