Cultura e scienze

L'allarme contro il gender arriva anche d'estate!1!

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È estate, la scuola è finita, i bambini sono in vacanza e l’idea di fare i compiti non li sfiora minimamente. Tutto tranquillo? Niente affatto perché il Gender è sempre in agguato. Almeno così ritiene Massimo Gandolfini, Presidente del Comitato Difendiamo i Nostri Figli nonché uno degli organizzatori degli ultimi due Family Day. Gandolfini e il suo Comitato sono preoccupati di quello che accadrà a scuola a settembre con l’avvento del dominio universale dell’ideologia Gender, la bufala alla quale molti genitori credono.

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Vuoi essere libero di insegnare a tuo figlio che la Terra è piatta? Allora firma la petizione

Ancora tu, ma non dovevamo vederci più?

Gandolfini e suoi non si danno pace e a fine luglio hanno intenzione di consegnare alla Ministra dell’Istruzione Giannini ben cinquantamila firme di genitori preoccupati™ dalle linee guida emanate dal Ministero che fanno parte della legge sulla “Buona Scuola”. Con l’occasione della visita al Ministero – oltre probabilmente a fotografare i piani di conquista del Gender – il comitato consegnerà anche un dossier “che certifica i casi di abuso didattico educativo che già si sono verificati in numerose scuole del nostro paese“. Ma non solo, verrà anche presentato “il manifesto educativo redatto dal nostro Comitato e sottoscritto da oltre 30 associazioni che condividono le nostre istanze“. Ma cosa c’è di tanto pericoloso nella legge sulla Buona Scuola? Per Massimo Gandolfini il nodo cruciale è l’articolo 1 comma 16 della legge, ovvero questo qui:

Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità, promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall’articolo 5, comma 2, del decreto-legge14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119

Il decreto-legge 14/2013 n. 93 è quello recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province. In sostanza si tratta del cosiddetto decreto legge contro il femminicidio. L’articolo 5, comma 2, del testo citato nell’emendamento de DDL sulla Buona Scuola prevede la creazione di un Piano articolato in otto punti per contrastare la violenza contro le donne e la discriminazione di genere:

a) prevenire il fenomeno della violenza contro le donne attraverso l’informazione e la sensibilizzazione della collettivita’,
rafforzando la consapevolezza degli uomini e ragazzi nel processo di eliminazione della violenza contro le donne;
b) promuovere l’educazione alla relazione e contro la violenza e la discriminazione di genere nell’ambito dei programmi scolastici
delle scuole di ogni ordine e grado, al fine di sensibilizzare, informare, formare gli studenti e prevenire la violenza nei confronti
delle donne e la discriminazione di genere, anche attraverso un’adeguata valorizzazione della tematica nei libri di testo;
c) potenziare le forme di assistenza e sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli attraverso il rafforzamento della
rete dei servizi territoriali, dei centri antiviolenza e dei servizi di assistenza alle donne vittime di violenza;
d) garantire la formazione di tutte le professionalita’ che entrano in contatto con la violenza di genere e lo stalking;
e) accrescere la protezione delle vittime attraverso un rafforzamento della collaborazione tra tutte le istituzioni
coinvolte;
f) prevedere una raccolta strutturata dei dati del fenomeno, anche attraverso il coordinamento delle banche dati gia’ esistenti;
g) prevedere specifiche azioni positive che tengano anche conto delle competenze delle Amministrazioni impegnate nella prevenzione,
nel contrasto e nel sostegno delle vittime di violenza di genere e di stalking;
h) definire un sistema strutturato di governance tra tutti i livelli di governo, che si basi anche sulle diverse esperienze e
sulle buone pratiche gia’ realizzate nelle reti locali e sul territorio.

Insomma niente a che vedere con la fantomatica ideologia del Gender (che non esiste). Chi si oppone a questa forma di insegnamento sostanzialmente sta dalla parte di chi fa violenza sulle donne.

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L’allarme gender sta suonando incessantemente

Un momento, ma questa cosa è inaudita, vogliono insegnare ai nostri figli la parità tra i sessi e educare contro la violenza di genere e le discriminazioni. Ma dove finiremo di questo passo? In paese laico, democratico dove le donne hanno gli stessi diritti degli uomini e i froci non vengono insultati per strada? Questa cosa deve finire subito! A quanto fare i messaggini che invitavano a presentare un referendum per abrogare la legge sulla Buona Scuola non hanno avuto successo (anche perché non c’era una raccolta firme).
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Evidentemente Gandolfini non si ricorda di aver letto la circolare emanata lo scorso settembre dal Ministero proprio per rispondere alle domande dei genitori preoccupati™ le cui psicosi erano state fomentate proprio dagli integralisti cattolici durante l’estate 2015. In quel documento il MIUR spiegava come proprio in merito all’articolo 1 comma 16 della legge 107 (cosiddetta della “Buona Scuola”)

La finalità del suddetto articolo non è, dunque, quella di promuovere pensieri o azioni ispirati ad ideologie di qualsivoglia natura, bensì quella di trasmettere la conoscenza e la
consapevolezza riguardo i diritti e i doveri della persona costituzionalmente garantiti, anche per raggiungere e maturare le competenze chiave di Cittadinanza, nazionale, europea e internazionale, entro le quali rientrano la promozione dell’autodeterminazione consapevole e del rispetto della persona, così come stabilito pure dalla Strategia di Lisbona 2000. Nell’ambito delle competenze che gli alunni devono acquisire, fondamentale aspetto riveste l’educazione alla lotta ad ogni tipo di Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
discriminazione, e la promozione ad ogni livello del rispetto della persona e delle differenze senza alcuna discriminazione. Si ribadisce, quindi, che tra i diritti e i doveri e tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo né “ideologie gender” né l’insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo. Inoltre, è opportuno sottolineare che le due leggi citate come riferimento nel comma 16 della legge 107 non fanno altro che recepire in sede nazionale quanto si è deciso nell’arco di anni, con il consenso di tutti i Paesi, in sede Europea, attraverso le Dichiarazioni, e in sede Internazionale con le Carte.

Evidentemente Massimo Gandolfini vuole che la Ministra Giannini gli legga ad alta voce il documento, oppure più semplicemente l’estate è la stagione del gender. Anche quest’anno quindi il nostro osservatorio meteorologico sul gender prevede precipitazioni sparse di petizioni e appelli a salvare i nostri bambini fino a fine agosto. Con l’inizio di settembre i fenomeni temporaleschi andranno aumentando con casi di grandinate di appelli su WhatsApp e messaggini minacciosi per spaventare i genitori. L’anno scorso questa strategia non è riuscita ad impedire il normale svolgimento delle lezioni. Quest’anno i Family Day, in mancanza del sindaco che vieta i libri del Gender, si devono accontentare del Sindaco di Trieste Di Piazza che ha sospeso l’adesione del Comune al “Gioco del rispetto” credendo ad una delle solite balle dei difensori della famiglia naturale.