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Massimo Carminati: il Re di Roma e i rapporti con i servizi segreti

Uno degli aspetti più interessanti dell’inchiesta Mafia Capitale riguarda i rapporti del Re di Roma Massimo Carminati con uomini delle forze dell’ordine: polizia, carabinieri, servizi segreti.


MASSIMO CARMINATI: IL RE DI ROMA E I RAPPORTI CON I SERVIZI SEGRETI
Nelle carte dell’inchiesta spuntano vari personaggi che sono in contatto con Carminati, lo cercano, ci parlano, gli fanno persino i complimenti per la sua lunga carriera criminale e lo ascoltano rapiti quando ricorda quella volta che ha ammazzato una guardia. Niente nomi, ma soprannomi: come quello di Salvatore la guardia, che era un poliziotto in pensione e aveva rapporti con Carminati tanto da invitarlo nel suo ufficio a Ponte Milvio e gli faceva rimediare un passaporto per l’espatrio a Londra, rifugio per un certo periodo di molti criminali e presunti terroristi neri. Un altro nome che gira nelle intercettazione è quello di Massimetto, un agente della Polizia di Stato che rimedia a Carminati cellulari “sicuri”, che dovrebbero essere, nelle intenzioni, a prova di intercettazione. E poi c’è Matteo Calvio, che secondo gli inquirenti per conto della banda si occuperebbe di estorsione e “recupero crediti”, insieme ad altri due complici ha frequentazioni non occasionali con dei militari dell’Arma. Gli inquirenti parlano di «numerosi incontri», che avevano per scopo un’attività illecita: «Probabilmente una rapina, con la complicità degli appartenenti all’Arma. Infine ci sono gli 007.
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I luoghi di Roma in cui si incontrava Massimo Carminati (Il Messaggero, 3 dicembre 2014)

QUEL TAL FEDERICO…
Degli agenti dei servizi segreti in contatto con Carminati parla il Messaggero:

E c’è un «Federico», non ancora identificato dagli inquirenti, che gli fornisce consigli su come non essere intercettati e si dice «a disposizione per qualsiasi cosa». GLI 007 Il suo nome spunta nelle conversazione tra Carminati e Riccardo Brugia, il braccio destro del boss. Carminati parla di lui come di un uomo «forte» ed «esperto», perfettamente a conoscenza della sua identità. Secondo gli inquirenti «dalla conversazione si comprendeva che si trattava di un appartenente alle forze di polizia o ai servizi di informazione» e che si era messo a «disposizione » anche a livello operativo. Nelle intercettazioni «Federico» dimostra di avere un expertise sulle tecniche per disinnescare i sistemi di intercettazione adoperati dalle forze dell’ordine. Particolari che illustra al boss, a partire dall’«aggancio» attraverso la connessione tramite la rete wi-fi dei cellulari. Si parla di programmi che possono essere inseriti negli smartphone di ultima generazione e delle falle nei sistemi di connessione senza fili. «Loro – racconta Carminati a un suo affiliato – riescono a conoscere gli indirizzi se tu sei uno che c’hai tutti gli indirizzi sul wifi, sennò possono sentire solo a casa». Il presunto agente dei servizi segreti si dice anche in grado di offrire al boss la sua totale disponibilità operativa. «Lui – riferisce ancora Carminati in un’intercettazione – mi ha detto: qualunque cosa, sto a disposizione, mi fai chiamare da questo e vengo io. Vi faccio quello che vi pare».

Infine, c’è l’incontro con due persone che si trovavano su un’auto intestata alla Questura di Roma (la polizia stradale di via Alvari 48). I due rivelano a Carminati che c’è un’indagine su di lui, e che la polizia si sta preparando a mettere sotto controllo i suoi telefoni. Poi, quando lui comincia a raccontare di quella volta che sparò a un poliziotto, romanticamente sbottano: «Ti staremmo a sentire per due giorni…».
 

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