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“Voglio morire. E voglio morire in Italia, ma la ASL me lo impedisce”

La vicenda di Mario, nome di fantasia, che ha chiesto di poter ricorrere al suicidio assistito dopo la sentenza della Corte Costituzionale n.242 del 2019, quella emessa dopo la morte di Dj Fabo. Gli è stato negato dall’Azienda Sanitaria nelle Marche e ora si rivolgerà a un tribunale

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Il Fatto oggi racconta la vicenda di Mario, nome di fantasia, che ha chiesto di poter ricorrere al suicidio assistito dopo la sentenza della Corte Costituzionale n.242 del 2019, quella emessa dopo la morte di Dj Fabo, che stabilisce, come spiega l’Associazione Luca Coscioni, “dei passaggi specifici per tutti quei pazienti affetti da patologie irreversibili che in determinate condizioni, possono far richiesta di porre fine alle proprie sofferenze, attraverso un iter tramite Servizio Sanitario Nazionale”. Mario è tetraplegico da 10 anni. L’uomo è stato vittima di un incidente e soffre anche di altre patologie. Ha chiesto all’Azienda Sanitaria Unica Regionale nelle Marche di poter ricorrere al suicidio assistito, che però gli è stato negato. E ora vuole fare ricorso:

“Chiedo di morire in Italia, in piena legalità”, dice dopo essersi rivolto alla sua Area Vasta dell ’Asur (Azienda Sanitaria Unica Regionale) delle Marche. Ma dall’azienda ha ricevuto un diniego, “senza che neppure fossero state effettuate le verifiche sulle sue condizioni come previsto dalla Corte costituzionale”. E ora, assistito dall’associazione Luca Coscioni, ha fatto ricorso contro l’azienda che non ha applicato la sentenza della Corte Costituzionale n.242 del 2019 (quella sul cosiddetto “caso Cappato”), per vedere riconosciuto il diritto a ottenere aiuto al suicidio senza che lo stesso costituisca reato ai sensi dell’arti -colo 580 del codice penale. Mario è tra i primi in Italia, se non il primo, a rivolgersi a un tribunale per chiedere l’applicazione della sentenza della Consulta che, dopo la morte di Dj Fabo,“con valore di legge, stabilisce dei passaggi specifici per tutti quei pazienti affetti da patologie irreversibili che in determinate condizioni, possono far richiesta di porre fine alle proprie sofferenze, attraverso un iter tramite Servizio Sanitario Nazionale”, spiega l’Associazione Luca Coscioni

“Come accaduto con i precedenti Governi, anche all’alba del nuovo esecutivo alcuni diritti umani e civili fondamentali rischiano di finire fuori dall’agenda pubblica e politica, non solo del Governo ma anche del Parlamento. Mentre in Europa e nel mondo, nonostante l’emergenza sanitaria, i legislatori discutono e approvano leggi sull’eutanasia, la nostra politica continua a nascondere dietro la pandemia le esigenze e le urgenze dei malati e di tutti coloro che continuano a vedere le loro libertà calpestate. La storia di Mario dimostra che ci sono ASL che calpestano una sentenza della Corte Costituzionale e impongono ai malati di soffrire impedendo loro l’aiuto a morire”, ha dichiarato Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e promotore della campagna Eutanasia Legale.

Foto di copertina: associazione Luca Coscioni