Attualità

Come Mario Bressi ha pianificato l’omicidio dei suoi figli

I primi accertamenti dei carabinieri di Lecco, che indagano sulla vicenda coordinati dal pm Andrea Figoni e dal procuratore capo Antonio Chiappani dicono che l’uomo ha programmato tutto. Il padre e i gemelli da una settimana erano in vacanza nella seconda casa della famiglia in via Prealpi a Margno, dove i nonni materni vengono da oltre 40 anni

mario bressi diego elena bressi daniela fumagalli 1

Mario Bressi, il 45enne che la scorsa notte ha ucciso i figli gemelli di 12 anni Diego ed Elena con cui era in vacanza a Margno, in Valsassina, e si è poi suicidato per vendicarsi nei confronti della moglie Daniela Fumagalli, ha messo a punto un piano nei minimi dettagli. I primi accertamenti dei carabinieri di Lecco, che indagano sulla vicenda coordinati dal pm Andrea Figoni e dal procuratore capo Antonio Chiappani dicono che l’uomo ha programmato tutto.

Come Mario Bressi ha pianificato l’omicidio dei suoi figli

La ragazzina, secondo i primi accertamenti, sarebbe stata strangolata, il fratellino soffocato. Gli esami tossicologici, disposti in sede autoptica, dovranno inoltre stabilire se prima di essere uccisi siano stati sedati. Il Corriere spiega che l’assassino ha fatto un’unica azione prima di uscire e suicidarsi, ovvero quella di voltare il volto di Elena e Diego, senza vita ormai, così da non guardarli.

Mentre Bressi preparava la cena, tra le 20 e le 21, la finestra della cameretta aperta sul vialetto, forse per ascoltarli, forse per sbirciarli, Elena e Diego giocavano; giocavano col pallone e curiosando nelle aiuole perfettamente tagliate alla ricerca di insetti, fra commoventi silenzi ché i gemelli certe cose le sanno soltanto loro. Bressi aveva fretta, non poteva aspettare il passaggio in bagno per far lavare i denti e indossare il pigiama. Forse li ha sedati per accelerare. Si sono assopiti. Erano in calzoncini e maglietta. Li ha uccisi.

L’appartamento era in perfetto ordine. Ha sparecchiato, gettato i rifiuti, tolto le briciole dal tavolo, sistemato le pieghe sul divano. Su alcuni dettagli della scena del crimine, il Corriere ha scelto di non soffermarsi. Ma su quell’urlo di Daniela, che ancora risuona nel paese più forte del boato d’una valanga, no, non si può. Ripeteva «svegliatevi, svegliatevi, svegliatevi!». Bressi ha progettato anche questa scena finale; la penultima è stata lanciarsi dal ponte. Non farsi trovare, sparire. Aveva terminato con la morte e la moglie doveva vivere.

mario bressi diego elena bressi daniela fumagalli

Poche ore prima, tra le due e le tre di notte, aveva postato su Instagram due immagini. In una di queste, lui e i bambini vengono ritratti accanto a una croce di ferro, nell’altra, sempre incorniciati in un paesaggio montano, c’e’ sullo sfondo una cappellina con una Madonna nella teca e un vaso di rose rosa. Su entrambe, le parole: “Coi i miei ragazzi…sempre insieme”. Ha avvertito la moglie da cui si stava separando scrivendole che non li avrebbe visti mai piu’. E lei e’ corsa li’ assieme alla sorella, mentre la notte stava sfumando, inerpicandosi con l’auto fino ai 730 metri di Margno, in Valsassina, tra le cime delle Grigne e il lago di Lecco. Alle sette del mattino Daniela Fumagalli è entrata nella casa delle vacanze e ha gridato piu’ volte: “Non si svegliano, non si svegliano”, fino a che il suo corpo si è afflosciato a terra davanti a Elena e Diego, i suoi gemelli di 12 anni strangolati dal padre.

La morte di Diego ed Elena Bressi

“Ho fatto la rampa delle scale e sono corso giù, ma era troppo tardi: anche i volontari della Croce Rossa piangevano”, è il racconto di Vincenzo Rizza, un vicino di casa, che ha riferito di avere sentito nella notte “dei rumori molto strani”. Erano circa le 3 di notte: “Non ho pensato ai ladri e non sono uscito di casa”, il suo rammarico. “Se solo fossero stati più frequenti, forse avrei potuto fare qualcosa – ha aggiunto tra le lacrime – Il pensiero di questo padre che prepara da mangiare ai suoi figli e poi li uccide è qualcosa di mostruoso…”. Originari di Gorgonzola ma dal 2003 residenti nella vicina Gessate, nell’area metropolitana di Milano, la famiglia Bressi era conosciuta nel paese.

mario bressi diego elena bressi daniela fumagalli 2

Il padre e i gemelli da una settimana erano in vacanza nella seconda casa della famiglia in via Prealpi a Margno, dove i nonni materni vengono da oltre 40 anni. I pini, la funivia, il fresco della bassa montagna, le escursioni. Anche venerdì la famiglia era stata in gita al Pian della Betulle, le foto scattate dal padre li ritraggono contenti e spensierati. Daniela aveva già preso contatti con un avvocato, la prima lettera sulla richiesta di separazione era partita e arrivata al marito prima di questo soggiorno. Lei ingegnere biomedico al lavoro come istruttrice nella società sportiva Free Art di pattinaggio a rotelle di Gessate, lui ex magazziniere poi impiegato come responsabile vendite in una ditta. Erano sposati dal 2003. La donna si era rivolta a un avvocato di Milano, Davide Colombo, per avviare una separazione che non sembrava traumatica, tant’è che la coppia viveva ancora insieme. Ieri sera la donna era a casa a Gesessate, dopo essere stata fuori per un allenamento (è dirigente di una società sportiva); lui aveva voluto provare a stare da solo in montagna con i figli, Diego ed Elena. Secondo una prima ipotesi probabilmente ha pensato che non ce l’avrebbe fatta e in questi giorni di vacanza la rabbia sarebbe pian piano aumentata fino a portarlo al folle gesto. Ieri sera messaggi alla moglie fino alla mail in cui le diceva che non avrebbe più visto i suoi figli. Forse la voleva punire, è stato riferito, togliendole la cosa più cara che aveva al mondo. Ha ucciso i bimbi, forse ha ricomposto le salme, e poi si è tolto la vita gettandosi dal Ponte della Vittoria, alto più di 90 metri. Ora si andrà a vedere anche il computer in ufficio di Bressi, nelle sue e mail, nei suoi appunti per capire se ci sia stata premeditazione o meno. Indicazioni dovrebbero arrivare anche dall’autopsia disposta sui bimbi e sul padre.

Leggi anche: L’uomo positivo al Coronavirus che fugge dall’ospedale di Padova