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Marco Di Stefano: le valigette piene di soldi nell'inchiesta sul renziano della Leopolda

Potrebbe essere solo l’inizio. Secondo i magistrati che indagano sulle tangenti ENPAM l’avviso di garanzia a Marco Di Stefano per corruzione con l’accusa di aver preso almeno 1,8 milioni di euro di tangenti per aver favorito l’affitto miliardario di alcuni immobili a società della Regione Lazio è il primo passo di un’indagine che potrebbe presto arrivare a toccare i vertici del Partito Democratico nel Lazio e altri politici del PDL e centristi che hanno fatto parte dei poteri che hanno controllato l’ente negli ultimi dieci anni. Sotto la lente i rapporti con i costruttori romani Antonio e Daniele Pulcini, che oggi, scrive Fiorenza Sarzanini sul Corriere, agli arresti domiciliari per aver pagato il direttore del Demanio del Lazio per «pilotare» un’assegnazione. Costruttori capaci di tessere una rete che partiva da Di Stefano quando era assessore al Demanio della Giunta regionale guidata da Piero Marrazzo, passava per Antonio Lucarelli capo della segreteria del sindaco Gianni Alemanno, arrivava a Fabio De Lillo, ora alla Regione Lazio per il Nuovo Centrodestra, ma anche al senatore udc Mario Baccini, ai parlamentari eletti con il Pdl Basilio Giordano e Antonino Foti».

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Marco Di Stefano alla Leopolda (foto da: Libero, 6 novembre 2014)

MARCO DI STEFANO: IL RENZIANO DELLA LEOPOLDA INDAGATO PER TANGENTI
Al centro di tutto però per ora c’è soltanto Di Stefano. Ex Udeur ed ex UDC poi confluito nel Partito Democratico fino a diventare renziano e sostenitore tanto da coordinare – ironia della sorte – un tavolo alla Leopolda 2014 sui sistemi di pagamento alternativi al contante, oggi è proprio per una storia di contanti che è nei guai. E per una storia di valigette piene di soldi e documenti che viaggiavano dalla Francia all’Italia e viceversa, frutto probabilmente di evasione fiscale e poi utilizzati per “oliare” la macchina della politica e vincere appalti.

L’imprenditore ne parla al telefono con un’amica, fornisce dettagli su un viaggio in Francia che insospettisce i pm. Scrive il giudice nel provvedimento che autorizza le intercettazioni: «Pulcini, inizialmente intenzionato a recarsi a Nizza a mezzo aereo, ha poi optato per la soluzione stradale incaricando due soggetti. Appaiono emblematici i termini della tentata prenotazione aere averosimilmente finalizzati a evitare, nella fase di rientro, possibili controlli aeroportuali, talvolta innescati sui bagagli. Non ultimo il fatto di voler evitare la collocazione in stiva di qualcosa di valore, comunque non trasportabile a mano. Potrebbe così spiegarsi la volontà di ricorrere al mezzo stradale nella fase di passaggio di confine tra Francia e Italia, verosimilmente attraversato con materiale e documenti di sicura importanza per Pulcini, probabilmente valuta». (Fiorenza Sarzanini, Corriere della Sera, 7 novembre 2014)

E c’è anche un interessante sviluppo nella storia delle primarie truccate, a cui sembrava riferirsi Di Stefano in un’intercettazione pubblicata l’altroieri dal Messaggero: Di Stefano, primo dei non eletti nel Lazio nonostante le preferenze alle primarie a causa di una posizione in lista non confortevole, minacciava di rivelare imbrogli nella consultazione del Partito Democratico. Nota il Corriere che Di Stefano è approdato alla Camera quando il sindaco di Roma Ignazio Marino ha nominato assessore Marta Leonori, che ha così liberato il posto e forse tacitato le minacce. «Era solo uno sfogo», dice oggi lui a Brunella Bolloli di Libero, raccontando che il suo più grosso problema attualmente è la separazione dalla moglie, che si chiama Gilda Renzi e ha informato i magistrati per prima della tangente da 1,8 milioni di euro: «Le nozze da giovanissimi e un figlio amato. Ai tempi dell’Udeur erano entrambi pezzi forti nel Lazio, solo che poi le strade si sono separate in tutti i sensi: lui con il Pd, lei ha tentato la strada delle elezioni regionali nel 2010 con l’Udeur che sosteneva la candidata di centrodestra Renata Polverini. Ma senza successo».
 
MARCO DI STEFANO E L’ACCUSA DI TANGENTI
L’inchiesta parte a maggio 2011 dopo un esposto dei componenti del cda Enpam: chiedono di fare luce sulla trasparenza nella gestione del patrimonio mobiliare dell’istituto. L’ente ha sottoscritto titoli derivati con enormi perdite e ha acquistato immobili a prezzi fuori mercato, come l’ex palazzo della Rinascente a Milano e i due immobili a Roma, in via del Serafico. Marco Di stefano, che faceva l’assessore al demanio nella giunta Marrazzo, avrebbe intascato secondo due testimoni un milione e ottocentomila euro per due contratti d’affitto firmati dalla Lazio Service, controllata della Regione, che ha “aiutato” l’impresa dei costruttori Daniele e Antonio Pulcini. Altri 300mila, sempre secondo il Messaggero, sarebbero stati consegnati al suo braccio destro, mentre i due imprenditori sono finiti ai domiciliari venerdì scorso. La Gdf dice che Di Stefano nell’agosto di quattro anni fa avrebbe promosso e autorizzato la ricerca di una nuova sede della Lazio Service SPA, società partecipata al 100% dalla Regione Lazio. La gara fu pilotata, secondo l’accusa, per far vincere la Belgravia Invest SRL, società dei fratelli Pulcini, e assegnare all’azienda l’immobile in via Serafico 107 al prezzo fuori mercato di 3 milioni e 725mila euro. Anche un altro immobile attiguo in via Serafico 121 venne utilizzato dalla Regione per il personale della Lazio Service, e anche questo immobile era di proprietà dei Pulcini.

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