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Marco Doria non si ricandida a Genova

marco doria

Il sindaco di Genova Marco Doria, uno dei sindaci arancioni italiani, non presenterà la propria candidatura alle prossime amministrative di maggio né intende dimettersi. Lo ha annunciato lo stesso Doria con una nota al termine della riunione di giunta convocata dopo la bocciatura della delibera di aggregazione societaria tra la partecipata Amiu e Iren Ambiente.

Marco Doria non si ricandida a Genova

La riunione è stata convocata a seguito della bocciatura in Consiglio comunale della delibera per l’aggregazione di Amiu con Iren Ambiente, che ha aperto la crisi nella maggioranza. La delibera, su cui puntava il sindaco, doveva garantire il futuro a Amiu e ai lavoratori con l’ingresso di un socio privato. A Palazzo Tursi, sede del Comune di Genova, anche il segretario del PD cittadino Alessandro Terrile che ha incontrato alcuni assessori per capire cosa sta accadendo. Terrile ha confermato che all’incontro si è parlato di dimissioni, ma anche di come non aumentare in modo vertiginoso la Tari che sarebbe conseguenza della bocciatura della fusione. “Ho svolto il mio ruolo di sindaco per spirito di servizio, senza essere mai mosso da calcoli opportunistici o da interessi personali. Non intendo ricandidarmi alle prossime elezioni. Si tratta di una scelta maturata da tempo e comunicata e discussa con chi mi ha sostenuto, senza farla diventare pubblica alimentando anzi tempo quel clima da campagna elettorale permanente che tanto nuoce al nostro Paese. Con immutata passione non intendo sottrarmi all’impegno per costruire per Genova un credibile schieramento di centrosinistra aperto alla societa’ civile”, dice in una nota il sindaco.

La rottura su AMIU e IREN

Dopo il voto contrario del consiglio comunale, Doria ha riunito ieri la giunta in un summit d’emergenza. “Il voto irresponsabile sulla delibera Amiu-Iren apre una fase drammatica per Amiu, è stata bocciata una proposta seria che avrebbe garantito un futuro all’azienda consentendo la proroga del contratto di servizio e l’indispensabile dotazione di impianti consentendo al minimo la tariffa a carico dei genovesi, al contrario la rinuncia a questa prospettiva non potrà che avere effetti pesanti sulla Tari per evitare il dissesto di Amiu”, è la nota diffusa ieri dal capoluogo ligure, dove si spiega il sindaco Doria “è impegnato in queste ore insieme alla giunta a valutare gli scenari che si aprono per la città, per i genovesi e per i lavoratori Amiu”. “Da domani faremo delle riflessioni che comporteranno anche delle scelte legate alla continuità amministrativa, non ci sarà oggi il verbo che squarcia i dubbi, è corretto che i cittadini sappiano che il voto odierno avrà delle conseguenze sulle loro tasche. I cittadini dovranno valutare se è stato salvaguardato il loro interesse o quello di bottega”, ha detto il vicesindaco Pd Stefano Bernini. “Buonasera”, è stata invece l’unica frase che il primo cittadino ha rivolto ai cronisti prima di lasciare il municipio, scortato dai vigili urbani. La delibera respinta sulla fusione è stata accolta dai festeggiamenti dei lavoratori sugli spalti. Nella giornata di ieri il centrodestra sembrava poter arrivare in soccorso del sindaco, ma alla fine è stato Enrico Toti, governatore ligure, a dire ai consiglieri di far saltare la delibera provocando la crisi che ha portato all’annuncio di Doria. Il Pd invece ha sostenuto convintamente il provvedimento: «È una buona delibera, anche se tardiva», ragionava Simone Farello. Che poi contrattaccava: «C’è chi vota “no” non sul merito ma per pregiudizio, e infatti già dice che se dovesse governare privatizzerà ancora di più e peggio. Mentre c’è una sinistra che aspetta il sol dell’avvenire, che invece non arriverà mai».