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L'operaio morto schiacciato tra un suv ed un camion a Livorno: dopo anni di precariato era stato assunto a tempo indeterminato

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Si chiamava Marco Cecchi l’operaio che è deceduto in un incidente mortale sul lavoro su una strada dove era impegnato nella costruzione di una rotatoria. L’uomo, 55 anni, è stato investito da un’auto. Il terribile incidente è ì accaduto ieri intorno alle 11 sulla strada provinciale 13 in località Vada, nel comune di Rosignano Marittimo.

L’operaio morto schiacciato tra un suv ed un camion a Livorno

Marco Cecchi è morto schiacciato contro un camion dopo essere stato travolto da un suv. Anche un altro operaio è rimasto travolto ma non è in pericolo di vita: è stato ricoverato con politraumi e all’ospedale di Cecina è stata accompagnata sotto choc e lievemente ferita anche un’anziana di 75 anni rimasta coinvolta nell’incidente alla guida di una Panda. Secondo quanto ricostruito la dinamica dell’incidente è questa: il suv stava procedendo in direzione sud, da Cecina verso Vada, quando si è scontrato con una piccola utilitaria, una Fiat Panda. L’operaio ha avuto la peggio quando il suv ha perso il controllo ha investito i due lavoratori: Marco Cecchi è rimasto schiacciato contro il camion della ditta per cui lavorava ed è rimasto ucciso. Nonostante i soccorsi tempestivi e l’arrivo dell’elisoccorso Pegaso per lui non c’è stato niente da fare. Cecchi lascia una figlia ventenne. La storia del 55enne è ancora più assurda perché dopo anni di precariato, come ha raccontato un suo amico a Il Tirreno, stava per raggiungere l’agognato contratto a tempo indeterminato. Così ha spiegato Alessio Maenza: «Due settimane fa mi aveva chiamato dicendomi: “Ale so contento, c’ho il contratto”». Gli mancavano pochi giorni per la firma. Il primo marzo avrebbe tagliato il traguardo.

“Esprimiamo dolore, sconcerto e rabbia per la morte dell’operaio avvenuta stamani in un cantiere di Vada. Stiamo assistendo a una strage senza fine di lavoratori: tutto ciò è inaccettabile. In tema di sicurezza sul lavoro si può e si deve fare di più. Servono misure concrete e controlli serrati per fermare questa scia di sangue. In una società civile non si può continuare a morire di lavoro. Auspichiamo che la dinamica dei fatti sia chiarita nel più breve tempo possibile. Ai familiari della vittima le più sentite condoglianze della Cgil di Livorno e di Pisa”, hanno dichiarato Fabrizio Zannotti (segretario generale CgilLivorno), Giovanni Ferrari (segretario generale Fillea Cgil Livorno e Pisa) e Mauro Fuso (segretario generale Cgil Pisa).