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La mappa dei contagi in Europa: dove sta arrivando la seconda ondata di COVID-19

Il punto sul contagio da Coronavirus SARS-COV-2 in Europa, e i paesi dove la crescita non si è arrestata e non è in diminuzione anche dopo mesi dalla registrazione del primo caso. I paesi più a rischio sono Spagna, Romania e i Balcani

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La Stampa oggi fa il punto sul contagio da Coronavirus SARS-COV-2 in Europa, segnalando i paesi dove la crescita non si è arrestata e non è in diminuzione anche dopo mesi dalla registrazione del primo caso. I paesi più a rischio sono Spagna, Romania e i Balcani:

A preoccupare è soprattutto la Romania: qui ogni bollettino quotidiano aggiorna il record del giorno precedente. Ieri i contagi erano 889, il dato più alto da inizio pandemia, che ha spinto il governo di Bucarest a ipotizzare nuove quarantene. E il continuo flusso di persone dal Paese dell’Est allarma le autorità sanitarie italiane. In Slovenia e Croazia i nuovi contagi rimangono a due cifre, ma con aumenti allarmanti: rispettivamente +26 e +18%. Sotto osservazione anche Serbia, Kosovo e Montenegro, da poco inseriti nella «black list» dal ministro Roberto Speranza: divieto di ingresso e transito in Italia per chi è stato in quei Paesi nelle ultime due settimane.

La situazione che tiene in ansia l’Europa, però, riguarda la Spagna: i contagi sono tornati ai livelli di due mesi fa. Nel Paese, al settimo posto per numero di vittime, i focolai attivi sono oltre 150. I dati diffusi ieri dal ministero della Salute spaventano gli esperti: 628 infezioni in 24 ore, il numero più alto dall’8 maggio. Cifre che potrebbero anticipare nuovi confinamenti nelle zone più colpite,  Catalogna e Aragona. Qui si concentra il 60% dei nuovi malati, un fronte caldo dove sono già allo studio nuove misure: nei giorni scorsi le autorità hanno invitato la popolazione a evitare riunioni sociali, uscite notturne e attività culturali. Ma potrebbe non bastare.

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I contagi in Europa (La Stampa, 19 luglio 2020)

A Barcellona c’è l’ipotesi di un giro di vite che costringerebbe tutti i cittadini a un nuovo confinamento obbligatorio nelle prossime due settimane, come ha ammesso il direttore dell’unità di monitoraggio del coronavirus della Generalitat, Jacobo Mendioroz. Il ministro della Salute spagnolo, Salvador Illa, è corso ai ripari chiarendo che non si tratta di seconda ondata: «A Barcellona c’è una trasmissione interna alla comunità», ha detto, escludendo l’estensione dello stato di allarme.

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