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Le migliaia di giovani (e non) in piazza a Bologna contro lo stop al Ddl Zan

Anche Bologna reagisce allo stop al Ddl Zan in Senato: dopo le luci nella notte di Milano, migliaia di giovani in Piazza Maggiore manifestano per i diritti della comunità Lgbtiq+

ddl zan bologna

Nel giorno in cui il nuovo sindaco, Matteo Lepore, ha deciso di esporre una bandiera arcobaleno dal palazzo comunale, Bologna si riempie di manifestanti contro l’affossamento del Ddl Zan al Senato che chiedono di andare oltre la legge. In migliaia hanno riempito Piazza Maggiore, con cartelli, striscioni e musica davanti alla basilica di San Petronio: sono giovani, a volte giovanissimi, ma ci sono anche famiglie con bambini. Tutti delusi, arrabbiati da quanto accaduto mercoledì a Palazzo Madama, ma desiderosi di lottare per i diritti propri e degli altri.

In particolare del mondo Lgbtiq+, rappresentato in strada anche da Franco Grillini, storico leader del movimento omosessuale. “Questa piazza di oggi è una bella piazza – dice – c’è un sacco di gente arrabbiata per quello che è successo in Senato. Quella sceneggiata, quell’urlo di soddisfazione alla fine della votazione a mio parere è stato veramente un insulto a milioni di cittadine e cittadini che aspettavano una legge contro i crimini di odio che c’è in tutta Europa. È un episodio nero della vita della nostra Repubblica, adesso stanno cercando di porvi riparo malamente”. Gli fa eco Porpora Marcasciano, consigliera comunale trans di Coalizione Civica: “Bologna può e deve dire qualcosa, quello che dice Bologna è una spanna avanti rispetto a quello che succede nei palazzi romani”.

Ad ascoltare gli appelli ragazzi con la gonna, i tacchi e la pelliccia, studenti e studentesse avvolti in una bandiera arcobaleno così grande che sul Crescentone della Piazza si arrotola addosso a tutti. Ci sono – ovviamente – anche persone eterosessuali, che avvisano: “Siamo qui anche per i nostri amici e famigliari LGbt”. In tanti raccontano di aver paura a tenersi per mano con chi amano e baciarsi in pubblico. Un ragazzo di Ravenna ha spiegato di essere stato praticamente cacciato di casa dalla sua famiglia “soltanto perché gay”.