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Il maglione di Agnese Landini che scalda i cuori dellaggente

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Letteralmente a margine del discorso di domenica notte con cui Matteo Renzi ha annunciato le sue dimissioni c’era lei: Agnese Landini in Renzi, la moglie del Presidente del Consiglio che in questi anni è stata oggetto di numerose critiche, alcune volgarissime e irripetibili quasi tutte senza senso. In questi mille giorni di Governo Renzi a quanto pare in molti hanno fatto fatica a capire che Agnese Landini è un’entità distinta dal marito con il quale potrà pure condividere aspirazioni politiche ma ciò non toglie che legittimamente possa avere le sue opinioni e aspirazioni.
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Perché tanto odio nei confronti di una donna?

Dopo domenica notte abbiamo letto numerosi articoli su Agnese Renzi “la donna che commuove l’Italia” e che sa stare a fianco del marito nel momento di maggiore difficoltà: la sconfitta. Certo, qualcuno forse ha un po’ esagerato coi toni, al punto che stiamo assistendo ad una forma di beatificazione laica della Landini che ha “semplicemente” fatto quello che ogni moglie farebbe. Qualcuno ritiene che tutti gli elogi e le sperticate lodi rivolte al modo con cui Agnese Landini è stata accanto a Matteo Renzi domenica notte e il modo con il quale lo ha accompagnato fuori dalla porta del salone di Palazzo Chigi dove Renzi aveva appena finito di pronunciare uno dei discorsi più difficili della sua carriera politica possano rischiare di renderla ancora meno amata dagli italiani. Ma non è davvero un problema che laggente, quella che ha sempre trovato un pretesto per dare addosso ad Agnese Lantini, si ponga. Perché gli ispettori della moda, analisti di borsette e haute couture gentisti hanno già individuato una nuova colpa della Landini: il maglione indossato quella sera. Sulla pagina gentista Avvistamenti di Creature Mitologiche hanno scoperto che si tratta di un maglione di Scervino da ben 950€. Alla faccia del fatto che è un’insegnante, è il commento più pacato (non pakato) che si legge. Certo, Agnese Landini è un’insegnante ma è anche moglie del Presidente del Consiglio. A parte notare l’ovvio, ovvero che il maglione non è lo stesso, visto che quello indossato dalla Landini è senza maniche, qual è il problema? Diamo per scontato che il maglione sia davvero di quella marca e che costi settecento euro. Non se lo può permettere? Ma che ne sanno gli arguti commentatori di quanto prende e quanto ha in banca Agnese Landini, che ne sanno che non sia un regalo del marito (che senza dubbio se lo può permettere). Ci sono insegnanti – incredibile a dirsi – che sono sposate con imprenditori, dirigenti d’azienda, manager e così via fino a quelle che sono sposate con i disoccupati (succede). Lo stesso vale, anche se in misura minore, per gli insegnanti di sesso maschile. Oppure laggente crede che in Italia ci si sposi solo tra persone dello stesso ceto sociale e che prima di sposarsi sia necessario confrontare le rispettive dichiarazioni dei redditi per verificare se sono congrue?
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Naturalmente nessuno è disposto a capire che in quanto moglie del Presidente del Consiglio (trivia: la Landini non abita a Palazzo Chigi) la signora Renzi non può certo presentarsi ad un’occasione così importante in jeans e scarpe da ginnastica magari con i capelli in disordine. Anzi, in quel caso sicuramente qualcuno l’avrebbe criticata per un’eventuale mancanza di rispetto delle istituzioni magari spiegando che “io quando vado a lavoro mi presento sempre in modo impeccabile perché rispetto i miei colleghi e i miei clienti”.
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Ed Agnese Landini ha indossato un maglione, bianco, a collo alto, non un abito di Valentino rosso fuoco. È rimasta in disparte, non al centro della scena. Non ha detto nulla. Certo, è possibile che la sua presenza fosse stata studiata da qualche consulente d’immagine perché in fondo anche nella sconfitta Renzi doveva dimostrare di essere un uomo politico serio. Ma anche se fosse, e nessuno lo sa di per certo, dove starebbe lo scandalo? La politica è anche propaganda, è anche l’immagine che un politico dà di sé.

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A LAVORARE, LA DOMENICA NOTTE A CORREGGERE I COMPITI!1

Non mancano quelli che ricordano che la Landini dovrebbe essere in classe, ma di loro non ci preoccupiamo, visto che si tratta di persone che in classe non ci sono mai state dal momento che credono che a mezzanotte di domenica ci sia qualche importante lezione da seguire.
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Si potrebbe dire che almeno il maglione è made in Italy, che se se lo può permettere non c’è nulla di male, ricordare che ci sono persone che fanno un finanziamento per comprarsi l’ultimo modello di iPhone (con il quale magari scrivono i commenti al vetriolo contro la Landini) oppure spiegare che alimentare il clima d’odio in questo modo non aiuta certo chi i soldi per comprare quel maglione non ce li ha. Ma non servirebbe a nulla. Per fortuna che al referendum non si è votato sul maglione di Agnese Landini, altrimenti il Paese ne sarebbe uscito davvero distrutto. Resta un dato di fatto: mai come in questa legislatura si erano viste così tante manifestazioni d’odio nei confronti delle donne, da Laura Boldrini a Maria Elena Boschi passando per Cristina Bargero (e come dimenticare l’ex Ministra Kyenge) il nostro Paese si è scoperto sessista e misogino, qualcosa che evidentemente le quote rosa non possono curare.