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Come il M5S ha cominciato ad aver paura dello spread

Oggi i grillini hanno preso con inusuale fair play la bocciatura della Manovra del Popolo da parte della Commissione Europea. Il motivo del cambio di strategia? Non difficile da indovinare…

m5s spread

Il MoVimento 5 Stelle ha cambiato atteggiamento nei confronti dell’Unione Europea. L’annuncio della bocciatura della Manovra del Popolo da parte della Commissione Europea, che ha auspicato l’apertura di una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia, non è stato preso dai soliti ruggiti social da leoni da tastiera che sono tipici e caratteristici della comunicazione M5S. Anzi.

Come il M5S ha cominciato ad aver paura dello spread

Mentre nel governo Matteo Salvini ha detto di aspettare la lettera di Babbo Natale (lui è l’unico italiano a cui Santa Claus scrive regolarmente, per il resto continua a ricevere lettere dai bambini), il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il vicepremier e bisministro Luigi Di Maio hanno scelto evidentemente il basso profilo. Conte ha provato, come Barbara Lezzi e altri grillini, a dare la colpa della procedura d’infrazione ai governi precedenti, seguendo una strategia che vede nella sindaca di Roma Virginia Raggi la maestra indiscussa, ma poi ha postato su Facebook un messaggio conciliante chiedendo un “confronto costruttivo” con la Commissione Europea: “Sabato incontrerò il presidente Juncker al quale esporrò l’impostazione, l’ispirazione e le caratteristiche della nostra manovra economica, al fine di rimarcarne la solidità e l’efficacia”.

m5s europa

Ovviamente la mossa di Conte pare curiosa all’osservatore attento: il tempo delle spiegazioni dei numeri della manovra si è concluso la scorsa settimana con la lettera di replica alle osservazioni della Commissione. Se l’Unione Europea non si è convinta con le proposte di modifica che contenevano anche tonitruanti privatizzazioni da un punto di PIL (18 miliardi), è difficile che cambi idea grazie alla paurosa dialettica di Conte.

Adesso per il M5S in Europa non ci sono più nemici

Ma qui più della sostanza, come sempre inconsistente, conta osservare la forma: nemmeno una minaccia, nemmeno una denuncia, non un tono che non sia basso. E il messaggio, tanto per dare l’idea della condivisione totale, è ripreso da Luigi Di Maio che già che c’è ci mette del suo, sostenendo che il governo Lega-M5S e l’Europa vogliono “ridurre il debito”. Che Di Maio voglia ridurre oggi il debito è una novità, ma l’Europa facilmente risponderà che volerlo ridurre aumentandolo è una scelta politica un po’ contraddittoria, per non dire scema. Ma anche qui si nota un accomodamento impressionante per chi sei mesi fa stava con lo scolapasta in testa a chiedere l’impeachment del presidente della Repubblica.

luigi di maio laura castelli

Adesso vale la pena chiedersi perché sia così bruscamente virata la comunicazione grillina. E l’unica risposta logica è il terrore dello spread. In questi giorni il differenziale ha ripreso la corsa in attesa del pronunciamento (scontato) della Commissione Europea e il flop dell’asta dei BtP ha mandato un segnale importante a chi è al governo, tanto che un retroscena oggi dipingeva Salvini come pronto a rimandare reddito di cittadinanza e quota 100 per limitare l’impatto della Manovra del Popolo. Se lo spread arriva a 400 potrebbe essere necessaria la ricapitalizzazione di alcune banche – la prima vittima, Carige, verrà salvata dal Fondo Interbancario – e a quel punto per il governo ci sarebbero poche via d’uscita. Per questo meglio non polemizzare con la Commissione Europea, pur tenendo il punto politico: dalla parte del M5S non si immaginano (per ora) passi indietro concreti sulla Manovra, ma solo sui toni. Tipico di un partito che a chiacchiere va alla grande. Con i fatti, meno.

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