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M5S, le 200 firme false di Palermo

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Sono circa 200 le firme false depositate dal Movimento 5 stelle per la presentazione della lista alle elezioni comunali di Palermo del 2012. Lo ha stabilito la consulenza fatta realizzare dalla Procura guidata da Francesco Lo Voi, nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta alterazione delle sottoscrizioni a sostegno della lista presentata cinque anni fa dai pentastellati. Tra gli indagati i parlamentari nazionali Riccardo Nuti, Claudia Mannino e Giulia Di Vita che si sono rifiutati di collaborare con i magistrati, avvalendosi della facoltà di non rispondere e negando il saggio grafico. Sono stati sospesi dal movimento.

M5S, le 200 firme false di Palermo

Tra gli indagati anche i deputati regionali Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio, che invece hanno collaborato con gli inquirenti e si sono autosospesi. Secondo quanto si e’ appreso, nei tre volumi depositati oggi dagli esperti nominati dal procuratore aggiunto Bernardo Petralia e dal sostituto Claudia Ferrari, sarebbero emerse conferme alle tesi investigative. La Digos aveva sostenuto che a mettere un gran numero di firme, al posto dei sostenitori del M5S, sarebbero stati alcuni dei 13 indagati dalla procura di Palermo. Partendo dalle testimonianze di quattro attivisti e dalla confessione di una dei sottoscrittori, la deputata dell’Ars La Rocca, la Procura di Palermo ha ipotizzato che i falsi fossero stati commessi per rimediare a un errore formale che avrebbe potuto compromettere la valida presentazione della lista.
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Dalla consulenza emergerebbero anche gli autori delle falsificazioni, che sono tra gli indagati. Le persone coinvolte infatti rispondono, alcune per la materiale riproduzione delle sottoscrizioni, altre per il concorso nel reato: sarebbero state presenti mentre i compagni del movimento ricopiavano dalle originali le firme. Nel registro degli indagati sono stati iscritti i deputati Riccardo Nuti, Claudia Mannino e Giulia Di Vita, Pietro Salvino, marito della Mannino, i parlamentari regionali Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio, il cancelliere del tribunale Giovanni Scarpello, gli attivisti Samantha Busalacchi, Francesco Menallo, Stefano Paradiso, Giuseppe Ippolito, Alice Pantaleone e Riccardo Ricciardi, marito della parlamentare Loredana Lupo che non è indagata. Durante gli interrogatori solo due degli indagati, Pantaleone e Busalacchi, acconsentirono a rilasciare il saggio grafico chiesto dai pm. Per gli altri grillini inquisiti la Procura ha dovuto acquisire documenti da cui estrarre gli elementi grafici necessari alla consulenza. La decisione di copiare dalle originali le firme poste a sostegno della lista fu presa a ridosso dalla presentazione delle candidature e si rese necessaria perché le originali non erano utilizzabili per un errore nella compilazione delle generalità di un sostenitore. A confermare i sospetti degli inquirenti la “confessione” dei due deputati regionali coinvolti.

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