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Così il M5S usa una notizia di cronaca per rispondere alla polemica su Di Maio e Venezuela

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Stamattina molti quotidiani on line hanno pubblicato la notizia di una serie di arresti a Caserta: nel mirino della procura, che indaga tra l’altro per corruzione, politici e imprenditori tra cui il presidente della provincia di Caserta Angelo di Costanzo (Forza Italia) e il sindaco Vincenzo Cappello di Piedimonte Matese (PD). È importante segnalare che quasi tutti i grandi quotidiani hanno raccontato la notizia, ma stranamente nell’occasione non è partita alcuna polemica politica nei confronti dei partiti degli indagati. Uno dei primi lanci è delle 7 del mattino, gli altri si sono susseguiti dopo le 7,30.

Il M5S, le notizie di cronaca e il loro uso

Oggi pomeriggio però Luigi Di Maio è incappato nella gaffe del Venezuela:  il vicepresidente della Camera ha attaccato il premier Matteo Renzi paragonandolo al dittatore cileno Augusto Pinochet. Peccato che nello scrivere il post al vetriolo contro il Presidente del Consiglio, Di Maio si sia confuso, collocando la vicenda storica del dittatore in Venezuela invece che in Cile. L’ADN Kronos ha scritto che dopo la gaffe a Roma è arrivata la telefonata dal quartier generale dei 5 Stelle a Milano, la Casaleggio associati, dove c’è nervosismo “per l’ennesima cappellata” trasformatasi in un vero e proprio assist ai dem: “Possibile che prima di pubblicare nessuno ricontrolli con attenzione i post di Di Maio?“, hanno chiesto con non poco fastidio secondo l’agenzia di stampa i vertici milanesi ai comunicatori in servizio in Parlamento. Tra i quali, vale appena la pena di ricordarlo, c’è anche Silvia Virgulti, fidanzata dell’onorevole Di Maio. Nel frattempo l’hashtag #Pinochet è entrato nei trending topic di Twitter, gli affondi sul vicepresidente della Camera diventano l’argomento del giorno. E a questo punto cosa succede?
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Succede che il blog di Grillo si accorge improvvisamente della retata di politici a Caserta alle 18 e 30 del pomeriggio. C’è di più: la notizia viene dai “capigruppo M5S di Camera e Senato”; che devono avere davvero un sacco da fare se si sono messi insieme per scrivere 18 righe in tutta fretta nel pomeriggio per una notizia uscita al mattino. Una notizia, è un dettaglio ma è significativo, in cui il grassetto viene utilizzato per sottolineare l’arresto di Cappello (quello del PD), non quello di Di Costanzo (quello di Forza Italia).
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Per una curiosissima casualità, la notizia pubblicata dal blog di Grillo viene aggregata anche sulla pagina Facebook di Luigi Di Maio, che nel frattempo era finita sotto attacco per gli sfottò su Pinochet e Venezuela.

La difesa di Di Maio

Le coincidenze esistono. Eppure è veramente curioso che il M5S, che di solito è molto più veloce nello sfruttare gli arresti dei politici (soprattutto se si tratta di politici del PD) abbia soltanto nel pomeriggio pubblicato l’articolo in cui pretende che i TG abbiano in apertura le notizie degli arresti e che lo abbia fatto soltanto dopo che è scoppiata la shitstorm su Di Maio. 
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Un piccolo episodio che rientra nel core business del M5S: è giusto stigmatizzare gli episodi di malaffare e criticarne gli esponenti politici che ne sono protagonisti, mentre il collegamento tra gli arresti locali e le responsabilità dei partiti nazionali è labile, ma ci sta nell’ottica di campagna elettorale che pervade da sempre l’Italia. Ma nell’occasione è impossibile non notare che l’uscita del M5S sia stata un modo per “rispondere” mentre Luigi Di Maio era sotto attacco. Ecco perché nel post si insiste che la notizia dovrebbe stare su tutti i TG stasera (ma non si può chiedere di aprirci ai giornali on line perché l’hanno già fatto da un pezzo): così se per caso ne troveranno un’altra, gli elettori del M5S sapranno perché. Un modo per metterci una pezza, che però certifica che il M5S è perfettamente cosciente di usare gli arresti per propaganda politica.
P.S. Per i più curiosi di voi ecco un sunto della vicenda che ha coinvolto i due sindaci:

Oggi, i Carabinieri e la Guardia di Finanza di Caserta hanno arrestato venti persone: in carcere sono finite 13 persone – tra cui il presidente della Provincia di Caserta Angelo Di Costanzo, l’attuale sindaco di Piedimonte Matese, ed importante esponente del Pd provinciale Vincenzo Cappello, e l’ex primo cittadino di Casagiove Elpidio Russo; per sette indagati, tra l’ex sindaco di l’ex sindaco di Casagiove Elpidio Russo, il gip ha disposto i domiciliari. L’indagine portata avanti dal Reparto Operativo dei Carabinieri e dalla Guardia di Finanza si è avvalsa della collaborazione di numerosi imprenditori operanti nel medesimo settore che ad ogni gara d’appalto risultavano puntualmente perdenti. “Le aziende coinvolte nell’inchiesta – ha spiegato il procuratore Maria Antonietta Troncone – avevano creato un vero e proprio cartello tramite il quale si sono spartiti il territorio a sud e a nord del fiume Volturno”. La Termotetti di Luigi Imperadore, grazie alla fattiva collaborazione dell’altro imprenditore Francesco Iavazzi si è così aggiudicata appalti nell’Alto-Casertano, un territorio a nord del Volturno che finora, tranne qualche eccezione, era sembrato immune dal “sistema illecito che caratterizza l’intero ciclo dei rifiuti”. A Presenzano e Casagiove, in particolare, ha vinto appalti per la raccolta da 9 milioni di euro, ad Alvignano per 1,5 milioni di euro e Piedimonte Matese ha vinto due appalti da oltre cinque milioni di euro. I politici arrestati assicuravano la vittoria della Termotetti e in cambio chiedevano soprattutto assunzioni nell’azienda: così hanno fatto Angelo Di Costanzo e Vincenzo Cappello mentre il presidente del Consorzio di Bonifica Sannio-Alifano Andrea Cappella ha ricevuto da Imperadore, in cambio di un appalto, un viaggio in Turchia e l’uso dell’auto dell’azienda con il nome della società in bella evidenza sulla carrozzeria.

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