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Sorpresa: il MoVimento 5 Stelle si è perso 70 miliardi di euro di coperture

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Ci sono ministri “poco seri” che non “riescono” a trovare i soldi per la legge di stabilità. E ci sono ex candidati premier, oggi ministri e vicepremier, che qualche mese fa quei soldi sapevano esattamente dove trovarli e che ora però non li trovano più. Luigi Di Maio mostra segni di irritazione per lo scontro con il ministro dell’Economia; «non possiamo aspettare due-tre anni per rispettare le promesse» ha detto al suo arrivo in Cina proponendo di fare «un po’ di deficit per poi far rientrare il debito l’anno dopo o tra due anni, tenendo i conti in ordine senza voler fare alcuna manovra distruttiva dell’economia».

Quando il MoVimento 5 Stelle aveva la bollinatura per il reddito di cittadinanza

Anche la pentastellata Laura Castelli non gradisce la decisione di Giovanni Tria di rimanere fermo nel suo proposito di fissare il rapporto deficit/pil all’1,6%. Intervenendo  a Circo Massimo su Radio Capital la vice-ministra  Castelli ha detto che «vorrebbe dire non fare quasi niente, a meno che non si facciano solo tagli». Posizione assai curiosa la sua, perché basta andare a leggere il documento con le coperture economiche per il programma del MoVimento 5 Stelle per scoprire che la maggior parte degli introiti derivava proprio da tagli alla spesa.

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Fonte: Corriere della Sera del 20/09/2018

MoVimento 5 Stelle e Lega vogliono realizzare i tre punti principali del programma scritto nel contratto di governo: Reddito di Cittadinanza, Flat Tax e superamento della Legge Fornero. Costo complessivo 75 miliardi di euro. Per la verità dal 2013 il M5S va ripetendo che le coperture per realizzare il reddito di cittadinanza (costo stimato: 29.5 miliardi) ci sono e che la proposta di legge per istituirlo ha ricevuto la bollinatura della Ragioneria dello Stato.

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Anche sul volantino che illustra come funziona il RdC sul sito del MoVimento si legge che la legge sul reddito di cittadinanza «ha tutte le coperture in regola: è stata infatti vidimata (“bollinata”) dalla Ragioneria dello Stato. Le coperture, quasi 16 miliardi di Euro, sono state avvalorate anche dall’ultimo rapporto ISTAT. E sono coperture che non fanno male ai cittadini: i soldi non vengono da sanità, scuola o nuove tasse. Abbiamo preferito cercare risorse da gioco d’azzardo, banche, compagnie petrolifere, grandi ricchezze e tagliare dai finanziamenti per i giornali o le spese della politica». Allora com’è che ora, alla prova dei fatti, quei soldi non saltano fuori?

Dove sono finiti i 70 miliardi di euro di coperture del M5S?

A inizio anno il MoVimento 5 Stelle spiegava di aver trovato «70 miliardi di coperture annue a regime derivanti da tagli agli sprechi». Quei soldi erano lì. Dove sono finiti? E perché oggi Di Maio dice che le risorse qualora le risorse «non si dovessero trovare dai tagli» allora è necessario fare un po’ di deficit? Per la cronaca la maggior parte delle coperture del programma del M5S derivavano da tagli alla spesa. C’erano i «circa 30 miliardi annui, a regime, di spending review in senso stretto» da recuperare seguendo il piano di Carlo Cottarelli. Si, è proprio scritto “annui a regime”, e non si è mai capito se l’importo fosse annuale o a regime. Però Di Maio il giorno prima del voto ha detto che aveva pronto un decreto per trovare subito 30 miliardi di euro, quindi non “a regime”. Non si tratta però di tagli indolori, perché già il precedente governo ha tagliato qualcosa, lasciando però da parte misure impopolari come tagli alle assunzioni nella Pubblica Amministrazione (e il governo Conte del resto ha in programma un corposo piano di assunzioni pubbliche). Ad esempio Cottarelli proponeva un drastico taglio del Pubblico impiego. Una misura che prevedeva, entro il 2016, l’esubero di 85mila dipendenti pari ad un risparmio per le casse statali di 3 miliardi. Oppure il blocco completo del turnover e l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne. E al tempo stesso prescriveva di ridurre il deficit.

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C’erano poi «40 miliardi l’anno, a regime, di tax expenditures (agevolazioni fiscali)» che potevano essere ripensate e tagliate. Le tax expenditures sono le agevolazioni fiscali, tagliare le agevolazioni fiscali significa aumentare le tasse per alcune categorie. Ad esempio il M5S proponeva di tagliare gli sconti e le agevolazioni sui carburanti per il settore dell’autotrasporto, la pesca e l’agricoltura. Il che significa aumentare il costo del gasolio agricolo, ad esempio.  E il deficit? C’era anche quello. Il MoVimento 5 Stelle spiegava che avrebbe fatto «una riflessione politico-economica su 10-15 miliardi di maggiore deficit annuo che comunque, partendo da una base programmatica dell’1,6 di deficit/Pil 2018, ci terrebbe ancora abbondantemente sotto il vetusto e stupido parametro del 3%».

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Quindi quando Di Maio chiede di fare più deficit sta parlando di recuperare appena dieci miliardi di euro che sono totalmente insufficienti per realizzare il programma di governo. Quando Laura Castelli si lamenta che tenendo il rapporto deficit/Pil all’1,6% si possono fare solo tagli invece si dimentica che la maggior parte delle coperture del programma del MoVimento proviene proprio da tagli alla spesa e agli sprechi. Eppure a inizio anno sembrava così facole: «i soldi ci sono, eccome», scrivevano sul Blog spiegando che il M5S poteva arrivare a coprire un programma di spesa da 75 miliardi «senza dover fare i salti mortali. Anzi». E allora perché Laura Castelli e Luigi Di Maio non ci dicono dove sono? Oppure non ci sono mai stati?

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