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Lutz Bachmann, Pegida e la foto vestito da Hitler

Il fondatore del movimento Pegida Lutz Bachmann ha annunciato le sue dimissioni, dopo che i media tedeschi hanno pubblicato una sua fotografia nelle vesti di Adolf Hitler che lui aveva messo su Facebook. «Sì mi sto dimettendo dal consiglio», ha detto Bachmann, secondo quanto ha riferito il quotidiano Bild sul suo sito online. La portavoce di Pegida Kathrin Oertel ha confermato: «Sì confermo la notizia».

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La foto pubblicata su Facebook da Lutz Bachmann, ex leader di Pegida

LUTZ BACHMANN E LA FOTO VESTITO DA HITLER
Tutto è cominciato dalla pagina Facebook di Bachmann in cui l’uomo compariva con baffetti e pettinatura alla Hitler. La foto era intitolata: “È tornato!” ed è stata intercettata dal Dresden Morgenpost, che l’ha pubblicata. In una risposta alla Bild, Bachmann ha sostenuto che l’immagine era un omaggio al comico Christoph Maria Herbst, che ha dato la voce all’audiobook satirico che porta lo stesso titolo “E’ tornato”, e che la foto era stata condivisa online dallo stesso Herbst. La portavoce di Pegida, Kathrin Oertel, aveva assicurato in mattinata che la foto era solo “uno scherzo”. Bachman ha spiegato di essersi scattato la foto dal barbiere in occasione della pubblicazione del suo libro “Er ist Wieder da”, un racconto satirico sul leader nazista Adolf Hitler. “Di tanto in tanto bisogna prendersi gioco di sé stessi”, ha detto a Bild. Il movimento ha iniziato in autunno ad organizzare marce settimanali a Dresda per chiedere politiche più severe contro l’immigrazione. La manifestazione di lunedì scorso è stata annullata dalle autorità dopo che sono emerse “minacce concrete” di un possibile attentato islamista, mentre Bachman è sotto protezione della polizia in seguito a minacce di morte. Per oggi è stata convocata una grande manifestazione di Pegida a Lipsia, dove sono attese 100mila persone. In città sono state organizzate 19 contro manifestazioni e la polizia ha dispiegato 4mila agenti in uno schieramento senza precedenti in questa città dalla riunificazione tedesca. La città faceva parte della Germania est e le autorità hanno vietato alla marcia di seguire il percorso delle manifestazioni del 1989 contro l’allora regime comunista.
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La pagina Facebook di Pegida annuncia le scuse di Lutz Bachmann

COS’È PEGIDA
Dai trecentocinquanta scesi in piazza il 20 ottobre 2014, Pegida ha cominciato una crescita esponenziale grazie alla partecipazione degli estremisti di destra che si sono subito identificati con il movimento (venendo poi respinti successivamente): a dicembre erano già 7500, la settimana successiva avevano sfondato il tetto delle diecimila mentre le ultime, le più sentite dopo le stragi di Parigi, hanno avuto più di 25mila partecipanti. Il 19 dicembre Pegida è stata legalmente registrata come organizzazione senza scopo di lucro a Dresda; l’organigramma prevede Bachmann come presidente, mentre Rene Jahn è il vicepresidente e Kathrin Oertel è il tesoriere. Proprio quest’ultima è stata oggetto delle minacce che hanno portato all’annullamento della marcia di questo lunedì. Dopo l’ultima manifestazione Khaled Idris Bahray, immigrato eritreo, è stato accoltellato a morte a Dresda. Gli organizzatori del movimento hanno negato qualsiasi coinvolgimento nell’atto, ma la morte del ragazzo è stata accolta con “soddisfazione” da molti degli iscritti alla pagina Facebook di Pegida. Martedì mattina la polizia aveva rinvenuto il corpo dell’eritreo in un complesso abitativo in un quartiere popolare, dove il ventenne viveva in un appartamento con altri sette connazionali. L’uomo è stato ucciso con diverse coltellate, al collo e al busto. Le forze dell’ordine all’inizio avevano parlato di un possibile incidente e non di omicidio, come poi era emerso. Questa circostanza ha fatto piovere sugli investigatori una raffica di critiche. «I rifugiati in questa città hanno paura delle manifestazioni di Pegida», ha spiegato una portavoce di una Ong locale. Nel frattempo Pegida ha una sua filiale in Spagna. L’ala ispanica di Pegida è stata lanciata l’8 gennaio su twitter all’indoani della strage di Charlie Hebdo. Nel suo primo messaggio il gruppo afferma: «l’islam non ha posto nelle società libere e democratiche in Europa».

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