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Chi ci guadagna dall'esclusione di Fassina a Roma

Un errore incredibile. Stefano Fassina è a un passo dall’esclusione alla corsa per il sindaco di Roma nonostante i sondaggi gli attribuissero un lusinghiero 7%. Sinistra Italiana ha presentato centinaia di firme a corredo delle liste che lo sostengono, ma prive di data e quindi per l’ufficio elettorale del Comune non sono regolari. Nelle liste per i municipi, invece, sarebbero addirittura stati utilizzati moduli vecchi, privi dell’aggiornamento dovuto dopo la Legge Severino. In tutti i municipi tranne che nel VII (Ostiense-Garbatella), dove è stata ammessa la candidatura di Andrea Catarci, presidente uscente di SEL che aveva provveduto personalmente alla raccolta di firme. Chi fa da sé fa per tre. E intanto gongolano Roberto Giachetti e Virginia Raggi, che dovrebbero prendersi i voti attribuiti al primo turno a Fassina. In particolare Giachetti avrebbe ora molte più chances di arrivare al ballottaggio superando i pretendenti della destra, ovvero Marchini e Meloni.

L’ultimo, tragico Fassina

Due vizi formali, il primo dei quali difficilmente sanabile, che lascerebbero la sinistra radicale senza candidato per il Campidoglio. Uno tsunami che oltre a cambiare segno alla campagna elettorale — con Pd e M5s in festa, convinti di riuscire intercettare una parte di quei voti in libera uscita, al contrario di FdI e Forza Italia, preoccupati del vantaggio che potrebbero averne gli avversari — rischia di far morire in culla la nuova Cosa rossa, nata sulle ceneri di Sel. Ipotesi che lo stesso Fassina, «stupito» per il respingimento, prende neppure in considerazione: «Si tratta di una decisione che, se fosse confermata, altererebbe pesantemente l’esito delle elezioni amministrative nella Capitale. Presenteremo subito ricorso», tuona. Per poi riunire, a tarda sera, tutti i suoi candidati e suonare la carica: «La campagna elettorale continua». Certo della riammissione: «Siamo già al lavoro con un pool di legali», spiega Alfredo D’Attorre, «è stato commesso un errore formale che siamo convinti si possa correggere. La nostra esclusione cancellerebbe la rappresentanza di un pezzo di città». Fassina ha già annunciato un ricorso al Tar. E valuta ulteriori iniziative, incluso un ricorso civile. Tecnicamente potrà ancora presentare della documentazione e il Tar deciderà entro tre giorni. Prima del weekend, dunque, il verdetto finale. Al Tar spiegherà che le firme sono «fresche» di raccolta perché la persona che le ha validate è diventata pubblico ufficiale solo di recente. Dunque, prima non avrebbe potuto validarle.  La corsa a Roma rischia di prendere dunque tutta un’altra piega, rimanendo zoppa la rappresentanza della sinistra. A poco meno di un mese dalle elezioni gli elettori di Fassina saranno costretti a riorientarsi. Il portavoce dei Verdi di Roma Gianfranco Mascia, che appoggia Roberto Giachetti, ha scritto a Fassina che spera nel suo reintegro, ma intanto mette le mani avanti: “garantiamo che ci faremo carico di molti temi della sinistra”. Il candidato sindaco Carlo Rienzi, presidente del Codacons, ha addirittura offerto a Fassina il ruolo di assessore alla legalità e alle politiche sociali. Insomma, dopo il ritiro di Guido Bertolaso e di Francesco Storace che sosterranno Alfio Marchini, le carte vengono rimescolate per l’ennesima volta.
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Chi ci guadagna dall’esclusione di Fassina a Roma

Ma la parte più interessante della questione riguarda la fine che faranno i voti attribuiti finora al primo turno a Stefano Fassina. Mentre Giachetti in un’intervista al Messaggero mette le mani avanti e cerca di corteggiare da subito gli elettori di Sinistra Italiana, il quotidiano romano interroga i sondaggisti e fa i conti in tasca al ballottaggio:

«Ovviamente posso fornire sensazioni e non numeri – spiega Enzo Risso, direttore della triestina SWG – Appare plausibile che l’esclusione di Fassina possa fornire un aiutino al primo turno al candidato del Pd, Roberto Giachetti. Ma non credo che la quantità di voti in gioco possa poi essere decisiva per il risultato del ballottaggio. Questo indipendentemente da quali saranno i due candidati selezionati dagli elettori».
Per Antonio Noto, di Ipr marketing le cose stanno così: «Giachetti, Marchini e Meloni al momento, dunque ad un mese dal voto e con una città ancora distratta, dispongono di consensi intorno a quota 20%. Per questo il ritiro forzato di Fassina potrebbe produrre un vantaggio per il candidato del Pd per staccare gli altri due nella corsa verso il ballottaggio. Per il resto è difficile fare supposizioni supportate da dati scientifici».

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I sondaggi su Roma (Il Messaggero, 9 maggio 2016)

Giachetti potrebbe raccogliere al primo turno una percentuale oscillante fra la metà e un quarto dei consensi di Fassina. Il resto potrebbe andare alla Raggi.