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L'UE concederà la flessibilità per la prevenzione dopo il terremoto?

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L’Europa dovrebbe accogliere la proposta di escludere i fondi per la prevenzione dal patto di stabilità “perché si tratterebbe di una richiesta seria, specifica e graduale per contrastare il rischio sismico con gli investimenti necessari. Non è una richiesta di spendere genericamente, come abbiamo fatto in passato senza mai sfondare”. Lo afferma, in un’intervista alla Stampa, il viceministro dell’Economia Enrico Zanetti, secondo cui “sarebbe bene, per favorire l’interlocuzione con l’Europa, che questo diventasse un progetto Paese, andando oltre il perimetro della maggioranza”. Se l’Ue dicesse di no, “saremmo costretti a fare scelte alternative, penalizzando altri investimenti, che il Paese non si può permettere. L’Italia – evidenzia Zanetti – ha bisogno di continuare a realizzare i piani pluriennali di investimenti per dotare il paese di infrastrutture, per aumentare la mobilità delle persone, la mobilità delle merci, la mobilità dei dati con la banda larga. Non possiamo abbandonare questa scelta strategica del governo, che stiamo realizzando con grande impegno e senza nessuna ‘flessibilità’, anche se purtroppo mai abbastanza velocemente”. Con un tweet il commissario europeo agli Aiuti umanitari, Christos Stylianides aveva assicurato nel giorno del terremoto gli aiuti umanitari:
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L’UE concederà la flessibilità per la ricostruzione dopo il terremoto?

 
Anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti, intervistato dal Messaggero, sostiene, tra le righe e con molta diplomazia, la stessa tesi: “Riteniamo che l’Ue debba ritrovare la strada maestra indicata dai padri fondatori: rispondere ai bisogni dei suoi cittadini. Dunque la ricostruzione e la prevenzione vanno inquadrate nel nuovo spirito europeo. Questo è il passaggio politico e di politica economica che l’Europa è chiamata a compiere. Il tema della prevenzione è una questione fondamentale per un Paese come il nostro. Per le nuove costruzioni o per la ristrutturazioni, le norme anti-sismiche ci sono, la prima cosa da fare è applicarle”, dice De Vincenti. “Più difficile è fare prevenzione anti-sismica per i tantissimi edifici antichi e per i centri storici sparsi nel nostro Paese. Qui abbiamo bisogno di tutte le competenze scientifiche e tecnologiche. Anche per questo il premier Renzi ha lanciato il progetto Casa Italia”, che non riguarda solo prevenzione anti-sismica ed edilizia, ma anche “lotta al dissesto idrogeologico, bonifiche, infrastrutture di trasporto, banda ultralarga, piano periferie”. “Il sentimento unitario di questi giorni va coltivato e lo faremo anche con il progetto Casa Italia”, aggiunge il sottosegretario, secondo cui “sarebbe molto positivo” se lo spirito di unità valesse anche per il dibattito sul referendum. Sul rischio illegalità, “con l’esperienza di Expo e poi con altre esperienze di collaborazione forte con l’Anac come per il Giubileo e ora per Bagnoli, stiamo dimostrando che si possono fare opere importanti in tempi rapidi senza finire nel vizio della corruzione. Dobbiamo proseguire su questa strada”, dichiara De Vincenti assicurando che le risorse economiche per la ricostruzione corrisponderanno alle necessità. Quanto al centro decisionale unitario chiesto da Cantone, “abbiamo varato il codice degli appalti che ha una cabina di regia che interagirà con l’Anac. In ogni caso il sistema di governance della ricostruzione verrà definito insieme ai governatori delle Regioni colpite, ai sindaci e alle comunità locali”. Anche Jean Claude Juncker aveva espresso la solidarietà dell’UE al presidente del Consiglio:
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Bruxelles però sui fondi per la prevenzione non si è ancora espressa. Ora si attendono i fatti.