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Luciano Ponzetto: la morte del veterinario cacciatore di leoni

luciano ponzetto

Luciano Ponzetto, 55 anni di Orio Canavese, è morto in un incidente di montagna avvenuto nel pomeriggio in quota a Valprato Soana. Cacciatore e soprattutto veterinario, con studio a Caluso, era finito nella bufera mediatica un anno fa quando, su internet, vennero pubblicate diverse immagini che lo ritraevano, dopo diversi safari in giro per il mondo, con animali appena uccisi. In particolare Ponzetto venne attaccato sui social network per una foto che lo ritraeva insieme a un leone appena abbattuto. La salma dell’uomo, recuperata nel pomeriggio dal soccorso alpino di Valprato Soana, è stata portata all’ospedale di Cuorgnè a disposizione della procura di Ivrea.

Luciano Ponzetto: la morte del veterinario cacciatore di leoni

In Valle Soana, in una zona al confine con il Parco nazionale Gran Paradiso dove è consentito dare la caccia ai tanti camosci che escono dai confini dell’area protetta, Ponzetto è scivolato su una lastra di ghiaccio cercando di recuperare un camoscio appena abbattuto. Come era accaduto nel caso di Walter James Palmer e del leone Cecil, ucciso in Tanzania il Popolo della Rete™ non si era fatto pregare all’epoca ed era partita la caccia all’uomo, con tanto di insulti, minacce e tutto quando la fantasia umana può partorire picchiettando ossessivamente sulla tastiera. A “scandalizzare” maggiormente era appunto il fatto che Ponzetto è un veterinario, che nella visione patapuffolosa della ggente è colui che si occupa di salvare gli animali, magari mettendoseli sotto la giacca. La stessa cosa è successa ieri dopo l’annuncio della sua morte:


Ad un veterinario – codice deontologico alla mano – non è impedito di praticare la caccia a patto che questa venga esercitata nel rispetto delle normative e delle leggi del paese. Come sottolinea lo stesso Ponzetto in un comunicato diffuso dopo che la foto (scattata quattro anni fa) ha preso a circolare sui social network: «La professione di veterinario non è incompatibile, né sotto il profilo deontologico né sotto quello morale, con attività di caccia o safari, praticate nel rispetto delle vigenti leggi, ove esse possono essere svolte». Si può quindi eventualmente discutere dell’opportunità per un veterinario di diffondere certe foto (le ha postate Ponzetto in un gruppo di appassionati di safari) ma non della liceità delle sue azioni.
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Ponzetto è stato per anni direttore sanitario del canile di Caluso. Ruolo che ha dovuto abbandonare, l’anno scorso, proprio dopo il caso delle foto pubblicate su internet dal club «Safari Italian Chapter». Come aveva reagito Ponzetto alle critiche degli animalisti e di una parte dello stesso Ordine dei veterinari? «Era andato avanti come sempre, da grande professionista quale era. Tutta quella storia, alla fine, non ha mai danneggiato il suo lavoro. E non poteva essere diversamente. Era una persona splendida, sempre disponibile ad aiutarti. Io, su quelle montagne, ieri ho perso un fratello maggiore», dice un suo amico alla Stampa oggi. Lui sul web aveva provato a spiegare: «Io ho il massimo rispetto per gli animali e non ho commesso nessun illecito né di natura amministrativa né deontologica». Ma la schiera di chi non gli perdonava quegli animali cacciati aveva superato i confini dell’Italia. Su Facebook era nato il gruppo «Shame Luciano Ponzetto, the italian vet / Lion Murderer», con commenti anche in inglese e francese. Un italiano, lo scorso agosto, proprio lì aveva scritto: «Una persona come lei che non rispetta la vita di chiunque essere mi fa schifo». E nei mesi scorsi era stata divulgata una petizione, da parte di alcuni colleghi veterinari del Torinese, per chiedere la sua radiazione dall’Albo.
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