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Luca Volontè: l'uomo chiave della diplomazia al caviale

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Il carretto passava e quel deputato gridava “Caviale!”, almeno così pare che funzionassero le cose per l’ex deputato UDC Luca Volontè accusato di corruzione e riciclaggio dalla procura di Milano per alcuni favori fatti al governo dell’Azerbaijan il quale avrebbe ricambiato con una tangente 2 milioni e 390mila euro. Ma come mai il governo azero aveva bisogno proprio di Volontè, lui che conosciuto per essere un grande difensore dei diritti umani (dei morenti e dei feti) nonché per essere uno dei più acerrimi nemici del Gender?



Luca Volontè e l’attività di lobbying dell’Azerbaijan al Consiglio d’Europa

Caviar diplomacy, la chiamano dalle parti del Consiglio d’Europa un luogo dove i diplomatici azeri sono stati parecchio attivi nel tentare di influenzare alcune decisioni che riguardavano l’Azerbaijan. Una su tutte il rapporto Strasser, che prende il nome da Christoph Strasser l’eurodeputato tedesco che aveva denunciato la pratica della detenzione illegale degli oppositori politici (all’epoca si trattava di 85 persone). Il governo azero avrebbe fatto in modo da condizionare il voto del Consiglo D’Europa ovvero della principale organizzazione di difesa dei diritti umani del continente per far cassare il rapporto Strasser dopo che l’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE) aveva chiesto la liberazione dei presunti prigionieri politici (l’Azeirbaijan è membro del Consiglio d’Europa dal 2001). Al momento del voto il PACE boccia il rapporto Strasser: 125 i contrari solo 79 i voti a favore (e 20 astenuti). Secondo gli inquirenti nel gennaio 2013 Volontè avrebbe operato proprio per orientare il voto del suo gruppo per far votare contro, dal 25 gennaio 2010 a Giugno 2013 Volontè è infatti stato Presidente del Gruppo Popolari-Cristiano Democratici (EPP-CC) alla Assemblea del Consiglio d’Europa. Questi i voti degli italiani sul Rapporto Strasser. Contrari: Rossana Boldi, Gennaro Malgieri, Pasquale Nessa, Andrea Rigoni, Giacomo Santini, Giuseppe Saro, Giacomo Stucchi, Giuseppe Valentino, Luca Volontè. Astenuto Renato Farina. Favorevoli: Giuliana Carlino e Paolo Corsini.Secondo Strasser i buoni uffici di Volontè furono fondamentali per compattare il gruppo conservatore e portarlo in soccorso del governo azero che già da qualche tempo stava operando per ottenere una sorta di bollino verde che avrebbe certificato la democraticità (poco importa che la Presidenza si tramandi ormai per diritto dinastico visto che İlham Əliyev è figlio dell’ex-Presidente (e padrone del Paese) Heydər Əliyev. Secondo la Procura di Milano quei due milioni e trecentomila euro sarebbero stati pagati a Volontè che li avrebbe utilizzati proprio per mettere in atto le disposizioni del governo azero che in questi anni ha “comprato” parecchi membri del Consiglio d’Europa per evitare che venisse fatta luce sulla corruzione e sui crimini commessi nei confronti degli oppositori politici.

Il denaro, proveniente dalle casse della società di telecomunicazioni azera Baktelecom mmc, tra il 2012 e il 2014 arrivò alla società Lgv e alla Fondazione Novae Terrae, entrambe riferibili a Volontè, attraverso 18 bonifici effettuati dalle società inglesi Polux management lp e Hilux service lp e transitati dalla branca estone della Danske Bank. Operazioni bancarie «sospette» che furono intercettate dall’ Uif, l’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia, e segnalate alla Procura di Milano che avviò un’inchiesta sfociata a febbraio 2014 nella perquisizione da parte della Guardia di Finanza dell’abitazione di Volontè a Milano e delle sedi della società e della fondazione.
Volonté, sostengono i magistrati, avrebbe ricevuto il denaro «per sé e per terzi soggetti» dal politico Elkhan Suleymanov, suo collega nell’Assemblea parlamentare, da un collaboratore di questi, tale Muslum Mammadov, e da «altri soggetti politici azeri non meglio identificati» affinché asservisse «la propria funzione pubblica» ai loro interessi e a quelli del «governo dell’Azerbaijan». Secondo quanto si legge nell’avviso di conclusione delle indagini, che pre lude alla richiesta di rinvio a giudizio, l’allora parlamentare Udc avrebbe assicurato «nel corso di incontri e riunione in Azerbaijan e a Strasburgo, il proprio sostegno alle posizioni politiche dello Stato straniero dietro il pagamento di denaro». Spingendosi fino a «orientare le votazioni» del gruppo Popolari-Cristiano Democratici all’Assemblea, di cui era presidente, contro (come avvenne) il rapporto sui prigionieri politici stilato dal socialdemocratico tedesco Christoph Strasser e fortemente osteggiato dall’Azerbaijan, ma sul quale anche i delegati di alcuni Paesi avevano dubbi.

«Le contestazioni mosse, oltre ad essere infondate in diritto, non trovano riscontro negli atti di indagine e si fondano su una errata interpretazione di relazioni e rapporti politici legittimamente intrattenuti da Luca Volontè con esponenti appartenenti al Consiglio d’Europa», sostengono i suoi legali, gli avvocati Alessandro Pistocchini e Domenico Pulitanò.Se le accuse venissero confermate sarebbe un grande passo avanti per l’ex deputato UDC, che fino ad ora viene ricordato per le sue posizioni Pro Life e politicamente solo per la guerra ad Operazione Pretofilia, videogioco sui preti pedofili del collettivo Molleindustria, che l’allora deputato denunciò per offesa al sentimento religioso della popolazione e per le numerose dichiarazioni pronunciate su Eluana Englaro tra cui ricordiamo:

Non ci rassegniamo a veder morire Eluana: la sentenza della Cassazione è in aperta violazione con la Convenzione Onu sui Diritti umani degli ammalati, ed è quindi necessario attendere una pronuncia europea prima di compiere quello che sarebbe un vero e proprio omicidio.

Succedeva nel 2009, qualche anno dopo Volontè, mostrando forse di aver imparato la lezione, sembrava essere molto più conciliante nei confronti delle violazioni dei diritti umani in Azerbaijan. Merito del caviale?