Economia

L’assurda bufala dell’OMS contro il Parmigiano Reggiano

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Succede ogni volta che l’Organizzazione Mondiale della Sanità affronta il tema dell’alimentazione, o meglio della corretta alimentazione: nessuno capisce cosa ha detto. E non perché l’OMS utilizzi un linguaggio troppo tecnico, semplicemente perché non si leggono i documenti, le fonti. Meglio invece cercare un titolo accattivante, se si trattasse di quei siti produttori di fake news e bufale tossiche si userebbe la definizione appropriata “clickbaiting”. Ma questa volta a “cascarci” e a trarre in inganno i lettori sono stati i maggiori quotidiani italiani.

O Parmigiano, portami via..

Ieri ad esempio il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo dal titolo “Onu, Parmigiano nel mirno”.  L’attacco del pezzo è di quelli da film horror apocalittici: «Etichette speciali su cibi come il Prosciutto di Parma e il Parmigiano reggiano (ma anche la pizza, il vino e l’olio extravergine) per frenare il consumo di sale e grassi. È una delle proposte dell’Organizzazione mondiale della sanità, insieme all’Onu, nell’ambito della lotta a diabete, cancro e malattie cardiovascolari». Cosa capisce il lettore? Che l’ONU ha deciso che il Parmigiano (e la pizza!1) fanno male.  S

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Secondo il Sole 24 Ore l’attacco era a tutto campo contro il Made in Italy; il titolo non lascia scampo: “Onu, agroalimentare italiano sotto accusa: «Olio e Grana come il fumo»”. Nell’articolo leggiamo che

Il Parmigiano reggiano, il Prosciutto di Parma, ma anche la pizza, il vino e l’olio d’oliva. Tutti rischiano di fare la fine delle sigarette: tassati, e con tanto di immagini raccapriccianti sulle confezioni per ricordare che «nuocciono gravemente alla salute»

Certo, poi si spiega che non c’è nessuna legge, che si tratta di una proposta che forse in futuro porterà ad una risoluzione, ma chi legge (se legge fino in fondo) non capisce. Seguono i commenti indignati degli italiani, da sempre convinti che il cibo italiano sia ipso facto buono, sano e che faccia bene alla salute senza alcuna restrizione.

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Succede poi che i politici commentino le notizie date in questo modo sensazionalistico. Per il titolare del ministero dell’Agricoltura Gianmarco Centinaio (peraltro già impegnato in una battaglia contro un accordo commerciale che tutela proprio il Parmigiano Reggiano e il Prosciutto di Parma) la possibilità che i prodotti italiani finiscano nella «lista nera» è «pazzia pura». Secondo Centinaio all’ONU «Ritengono che facciano bene alla salute prodotti come la Coca Cola o altri perché light e poi ci condannano il Parmigiano o altri prodotti dell’enogastronomia italiana. Su questo faremo una battaglia molto dura».Per il senatore di Forza Italia Giancarlo Serafini, vicepresidente della Commissione Agricoltura, «il governo italiano si deve rendere da subito parte attiva per bloccare sul nascere, prima che sia troppo tardi, questa farneticante proposta». «Giù le mani dal Parmigiano, dal prosciutto di Parma e dalle nostre eccellenze», ha detto anche Lucia Borgonzoni, senatrice della Lega e sottosegretario alla Cultura.

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Quando poi anche il ministro Salvini scrive su Twitter che “all’Onu sono MATTI” e parla di “follia ONU” il cerchio è completo. Il problema ovviamente è che si tratta di una fake news.

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Già il 16 luglio Giorgia Meloni parlava di sovrattassa affermava a trarne vantaggio sarebbero state “solo le multinazionali che usano prodotti chimici come la Coca Cola Zero”.

Cosa ha detto davvero l’OMS sui “pericoli del Parmigiano”?

Perché nel rapporto dell’OMS alla base di questi titoli fantasiosi non si parla né di Parmigiano né di pizza, e nemmeno si dice che la Coca Cola fa bene alla salute. Per scoprirlo è sufficiente leggere il documento dal titolo Time to Deliver dove l’Organizzazione Mondiale della Sanità illustra le strategie che i governi nazionali dovrebbero seguire per ridurre i decessi dovuti dai Noncommunicable diseases (NCDS) ovvero quelle malattie non trasmissibili che si sviluppano in seguito ad una combinazione di fattori genetici, ambientali e comportamentali. Tra i fattori di rischio sui quai è possibile intervenire c’è lo stile di vita delle persone. È noto che il fumo, la poca attività fisica, una dieta poco sana con un apporto eccessivo di sodio e sale, il consumo eccessivo di alcolici contribuiscano ad aumentare il rischio per le malattie cardiovascolari

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Dire che una dieta non equilibrata, unita ad uno stile di vita sedentario si riscontra i soggetti che soffrono di ipertensione, iperglicemia e colesterolemia che soffrono di obesità non è certo un attacco all’agroalimentare italiano. E nemmeno alla dieta mediterranea. Ma questo non significa che in Italia non ci siano persone a rischio proprio a causa dell’obesità o di una dieta sregolata. Nel rapporto poi non si fa assolutamente menzione del Parmigiano Reggiano (o di altre eccellenze italiane). Vengono invece dati dei consigli, ad esempio per consentire un accesso dei soggetti a rischio alle strutture sanitarie e viene consigliato ai governi di limitare la vendita di prodotti “poco sani” (ad esempio quelli contenenti un eccessivo quantitativo di zuccheri, sodio, grassi saturi e così via) ai bambini. Da qui a dire che la pizza sarà etichettata con le stesse pubblicità per la salute delle sigarette ci vuole molta fantasia.

La tragedia di un giornalismo ridicolo, il caso Telese

Ora è evidente a tutti quelli che leggono queste pochissime e facilissime righe che la battaglia dell’OMS è contro il cibo spazzatura (merendine, sì anche quelle italiane, e via dicendo). È una battaglia contro l’eccessivo consumo di cibi troppo salati, e non è certo da oggi che si dice che mangiare cibi ad alto contenuto di sodio e di sale (qui un documento del 2016) aumenta il rischio di ipertensione. Del fatto che la notizia sia stata cavalcata per fare propaganda politica possiamo dare colpa ai politici. Del fatto che sia stata distorta in maniera incomprensibile invece la colpa è dei giornalisti.

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Ieri il giornalista de La 7 Luca Telese ha scritto su Twitter che «l’Onu vuole imporre una tassa del 20% su olio, grana, parmigiano e prosciutto. Cibi salti e nocivi, – dicono – meglio la chimica». Ohibò, e dove sarebbero scritte tutte queste cose? Evidentemente non nel documento Time to Deliver. Anche perché, come è noto anche ai sassi, l’ONU non ha il potere di imporre nessuna tassa.

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Qualche utente si chiede da dove venga fuori la storia dell’attacco dell’Onu al Parmigiano, smentita – vale la pena di ricordarlo – perfino dal diretto interessato. Il direttore del Consorzio del Parmigiano Reggiano Riccardo Deserti ha detto infatti: «Abbiamo letto con attenzione il documento «Time to deliver» e risulta evidente che l’Oms non ha messo sotto accusa le eccellenze italiane, né tantomeno il Parmigiano Reggiano che è noto per essere sano e naturale, per l’alta digeribilità, l’elevato contenuto di calcio e minerali, l’assenza di additivi e conservanti».

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A decidere saranno, eventualmente, i governi. Che saranno anche chiamati ad impegnarsi in campagne di prevenzione contro l’obesità e alla promozione di uno stile di vita sano. Ma Telese insiste, lui la notizia l’ha letta sui giornali. 

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E cita proprio l’articolo del Sole di cui abbiamo parlato all’inizio. Solo il titolo però, perché poi nel corpo dell’articolo si capisce – certo non è facile visto che le informazioni sono date in modo contraddittorio – che le cose non stanno esattamente così. A Telese sfugge però che un giornale, anche se è “il giornale del gruppo per cui lavoro” non è la migliore fonte possibile. Soprattutto quando la fonte diretta è liberamente disponibile e accessibile a tutti.

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Invece che semplicemente ammettere di aver sbagliato (capita!) Telese continua ad imperversare chiedendo la traduzione di una frase che non è contenuta nel rapporto pubblicato nei giorni scorsi ma in un documento del 2016. Secondo il giornalista de La 7 la frase «government policies – including appropriate fiscal policies and regulation to ensure food manufacturers and retailers produce healthier foods or make healthy products available and affordable» significa che l’OMS vuole imporre la famigerata tassa. In realtà chiunque in grado di tradurre dall’inglese (per gli altri c’è Google Translate) scoprirà che le “politiche fiscali” di cui si parla hanno l’obiettivo di renderei prodotti sani maggiormente disponibili a prezzi più accessibili. Non si tratta quindi di imporre tasse quanto semmai di “detassare” i prodotti sani e salutari. È noto infatti che il junk food abbia dei prezzi molto più bassi (e sia quindi più appetibile per i consumatori) dei cibi sani.

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