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Luca Odevaine: l'ex vice di Veltroni e il prezzo di un euro a migrante

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Secondo i carabinieri del Ros che indagano su Mafia Capitale, un “articolato meccanismo corruttivo” faceva capo a Luca Odevaine che, “in qualità di appartenente al Tavolo di Coordinamento Nazionale sull’accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale, è risultato in grado di ritagliarsi aree di influenza crescenti” in questo specifico settore. Le indagini avrebbero accertato la sua capacità di “garantire consistenti benefici economici ad un ‘cartello d’ imprese’ interessate alla gestione dei centri di accoglienza, determinando l’esclusione di imprese concorrenti dall’ aggiudicazione dei relativi appalti”. Luca Odevaine non è un nome ignoto ai romani e al Pd della Capitale. 59 anni, prima vice capo di gabinetto con Walter Veltroni, poi capo della polizia provinciale con Nicola Zingaretti e infine al Coordinamento nazionale sull’accoglienza per i richiedenti asilo del ministero dell’Interno, da dove è finito nell’inchiesta su Mafia Capitale.
 
LUCA ODEVAINE: L’EX VICE DI VELTRONI E IL PREZZO DI UN EURO A MIGRANTE
Ed è proprio quest’ultimo suo ruolo quello su cui hanno posto la lente gli investigatori. «Gli esponenti del gruppo La Cascina (coop attiva, dal 2012, anche nel settore dei servizi per l’immigrazione, e oggetto questa mattina di perquisizione da parte dei carabinieri del Ros, ndr) avevano promesso a Luca Odevaine una retribuzione fissa mensile, concordata prima in 10mila euro al mese e poi aumentata a 20mila euro e commisurata al numero di immigrati ospitati dai centri gestiti dal gruppo», si legge nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Flavia Costantini. La cifra – spiega il Gip – è il “prezzo per lo stabile asservimento della sua funzione di pubblico ufficiale componente del Tavolo di Coordinamento sull’immigrazione istituito presso il ministero degli Interni” e “per il compimento di atti contrari ai doveri d’ufficio come componente delle commissioni di aggiudicazione delle gare indette per la gestione dei servizi presso il Cara di Mineo”. L’effettiva, periodica consegna delle somme pattuite, sarebbe confermata dalle intercettazioni ambientali e, “con certezza”, in “almeno cinque episodi”, dalle indagini tecniche. E in una conversazione con alcuni suoi collaboratori intercettata nella sua stanza negli uffici della Fondazione IntegraAzione, a prospettare quello che il gip Flavia Costantini definisce “un vero e proprio tariffario per migrante ospitato”. A titolo esplicativo Odevaine parla dell’accordo stretto, tra gli altri, con Salvatore Buzzi, presidente della ‘cooperativa 29 giugno’ e spiega:

«…altre cose in giro per l’Italia … possiamo pure quantificare, guarda … se me dai … cento persone facciamo un euro a persona … non lo so, per dire, hai capito? E …e basta, uno ragiona così dice va beh … ti metto 200 persone a Roma, 200 a Messina … 50 la’ … e … le quantifichiamo, poi…. Gli ho fatto avere altri centri, in Sicilia… in provincia di Roma e quant’altro, quindi su tutto quella… quella parte là ci mettiamo d’accordo dovremo…, piu’ o meno, stiamo concordando una cifra tipo come 1 euro a persona, ci danno, calcolando che so’ almeno un migliaio di persone, dovrebbero essere grosso modo un migliaio di persone, insomma so’ 1000 euro al giorno quindi 30.000 euro al mese che entrano…»

I manager della cooperativa La Cascina erano “partecipi degli accordi corruttivi con Luca Odevaine” e hanno commesso “plurimi episodi di corruzione e turbativa d’asta” dal 2011 al 2014, mostrando così una “spiccata attitudine a delinquere” per ottenere vantaggi economici, scrive il Gip di Roma rivolge a Domenico Cammissa, Salvatore Menolascina, Carmelo Parabita e Francesco Ferrara, tutti manager della cooperativa. Per Ferrara è stato disposto il carcere, mentre nei confronti degli altri tre sono scattati i domiciliari.
 
CHI È LUCA ODEVAINE
A marzo Odevaine si era presentato davanti al magistrato per confessare le tangenti. Assistito dall’avvocato Luca Petrucci, aveva chiesto e ottenuto di rendere dichiarazioni spontanee al pm Paolo Ielo. E aveva detto che sì, ha accettato i soldi dell’organizzazione mafiosa romana che secondo l’accusa l’avrebbe corrotto, ma solo come «facilitatore». Ovvero, per usare il suo stesso eufemismo, «spicciafaccende», nelle relazioni delle cooperative sociali di Buzzi con Prefettura, Vigili del fuoco, amministrazioni locali. Non per far entrare Buzzi e i suoi nel salotto buono dei grandi appalti del Viminale sull’immigrazione. «Conoscevo Buzzi da tempo – ha detto in sostanza, nel corso del verbale raccolto a Torino – come leader delle cooperative sociali a Roma. Il settore mi interessava e dunque, prima di tutto, ho deciso di fondare a mia volta due cooperative, Habitus e Il Percorso che in alcuni casi hanno affiancato quelle di Buzzi per alcune gare sociali, specie nella gestione dei servizi per l’immigrazione». Alla collaborazione su progetti di supporto ed educazione per gli immigrati, si sarebbe unita la proposta di aiutare Buzzi e le sue società in tutte le relazioni istituzionali: «In cambio, ho accettato che Buzzi pagasse per me gli affitti di casa di mia madre, della mia ex moglie e di mia figlia». Carminati, però, il Nero capo dell’organizzazione, Odevaine dice di non averlo mai incontrato. Dal pagamento degli affitti, nell’ultimo periodo, Buzzi sarebbe passato a fornire contanti. In totale, dal 2012 al 2014, avrebbe fatto avere 120mila euro. I soldi che arrivavano al suo factotum, Mario Schina, che riceveva 1.500 euro al mese, sarebbero invece un pagamento per i progetti che le cooperative Habitus e Il Percorso avrebbero ottenuto dalla collaborazione con la 29 giugno.