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Luana D’Orazio è morta “per aumentare dell’8% la produzione” dell’azienda per cui lavorava

Chiuse le indagini sulla morte della 22enne all’interno dell’azienda tessile di Montemurlo (Prato). L’orditoio era stato manomesso per accelerare la produzione

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È morta per colpa di un orditoio. È morta per colpa di chi ha deciso di manomettere quel macchinario con il solo obiettivo di aumentare la produzione e trarre più profitto in meno tempo. È questa la conclusione delle indagini sul decesso di Luana D’Orazio, la giovane mamma (22 anni) deceduta il 3 maggio scorso all’interno dell’azienda tessile di Montemurlo (in provincia di Prato) in cui lavorava.

Luana D’Orazio, chiuse le indagini sulla morte della giovane a Montemurlo

I rilievi sul posto, le analisi e le testimonianze incrociate hanno portato il procuratore di Prato – Giuseppe Nicolosi – a non limitarsi a una vuota e banale etichetta di “morte bianca” o “incidente sul lavoro”, ma a ipotizzare il ruolo attivo di tre persone che lavorano all’interno della ditta tessile toscana per la morte di Luana D’Orazio. Gli indagati, che adesso andranno a processo con ipotesi di reato e capi di imputazione differenti, sono: Luana Coppini, titolare dell’azienda di Montemurlo, il marito Daniele Faggi (che non ha un ruolo ben definito all’interno dell’azienda, ma viene indicato come l’amministratore di fatto) e Mario Cusimano, tecnico manutentore che avrebbe – in prima persona, probabilmente su indicazione dei titolari – rimosso le “cautele anti-infortunio” dell’orditoio che ha trascinato e ucciso la giovane donna.

I tre sono indagati, e dovranno rispondere di ciò nel processo che inizierà nelle prossime settimane, per reati che vanno dall’omicidio colposo alla rimozione dolosa delle cautele anti-infortunistiche. Perché, come confermato fin dai primi giorni d’indagine e dopo i rilevamenti all’interno dell’azienda tessile di Montemurlo, quell’orditoio era stato manomesso. Nessun guasto e nessuna impreparazione della vittima nella gestione del macchinario: il tutto era stato reso poco sicuro con l’inserimento di una staffa (un “ponticello elettrico in parallelo ai contatti degli interruttori di fine corsa”) che avrebbe garantito – secondo la tesi del pubblico ministero – di aumentare la produzione dell’8%. Questo è il numero, in percentuale, del possibile guadagno in più per l’azienda. Questo il prezzo della vita di una giovane donna e mamma.