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Lo stato della Georgia ha ucciso Warren Hill

warren hill

Dopo quattro anni di battaglie legali, ieri lo Stato della Georgia ha giustiziato Warren Hill, un uomo che soffriva di handicap mentali confermati da numerose perizie psichiatriche. La Corte Suprema ha rigettato l’ultimo ricorso dei legali di Warren Hill lasciando così via libera al boia del penitenziario di Jackson che lo ha giustiziato con un’iniezione letale alle 19.55 ora locale (1.55 in Italia). È la prima volta dal 1986, anno in cui la Georgia ha proibito le esecuzioni di soggetti con disabilità intellettive, che un uomo riconosciuto “mentalmente handicappato” viene ucciso in seguito ad una condanna a morte.

fonte: wikipedia.org
fonte: wikipedia.org

 
COLPEVOLE MA MENTALMENTE HANDICAPPATO
Warren Hill, 54 anni, è stato giustiziato per aver ucciso nel 1990 Joseph Handspike, un detenuto del carcere dove dal 1985 stava scontando l’ergastolo per aver sparato, uccidendola, alla sua ragazza Myra Wright. Riconosciuto colpevole dell’omicidio di Handspike era stato condannato a morte nel 1991. Dal 1991 ad oggi Warren Hill era stato per ben quattro volte a poche ore dall’essere giustiziato ma la condanna non era stata eseguita, una volta perché i suoi legali avevano sollevato dubbi circa lo stato di salute mentale dell’uomo, una seconda nel 2012 perché lo stato della Georgia era impegnato a decidere se continuare ad usare un cocktail di farmaci per uccidere i condannati a morte o usare una sola sostanza. L’ultima volta accadde nel 2013 quando la corte di appello federale aveva fermato la mano del boia appena 30 minuti prima dell’esecuzione dicendo che avrebbe esaminato gli aspetti riguardanti la disabilità di Warren Hill. Nessuno, nemmeno l’avvocato di Hill, sostiene che l’uomo fosse innocente. Questo non è uno di quei casi, ma uno di quelli in cui lo stato, violando la costituzione degli Stati Uniti, uccide un uomo che non poteva essere giustiziato perché mentalmente disabile.


L’INCOSTITUZIONALITÀ DELL’ESECUZIONE
Nel 2002 una sentenza della Corte Suprema aveva stabilito che le esecuzioni di prigionieri “mentalmente disabili” costituivano “una punizione crudele e non necessaria” e dal momento che l’Ottavo Emendamento proibisce questo genere di punizioni la Corte Suprema aveva deciso per l’incostituzionalità delle sentenze di morte di prigionieri con disabilità intellettive. E questo era proprio il caso di Warren Hill, il cui ritardo mentale era noto fin da quando aveva sette anni e che dopo la sentenza di condanna a morte era stato riconosciuto da tutti i sette medici che lo avevano esaminato (tre dei quali su incarico dello Stato della Georgia) e due giudici avevano riconosciuto la disabilità di Hill. Lo Stato della Georgia però non era soddisfatto della diagnosi dei medici e ha chiesto che la disabilità di Hill venisse provata “oltre ogni ragionevole dubbio”, perché questo è quanto richiede la legge della Georgia. La maggior parte degli stati che applicano la pena di morte richiedono che la disabilità mentale del condannato venga provata in base “alla preponderanza delle prove”, il che significa sostanzialmente che è sufficiente provare che “è abbastanza certo”. La Georgia però adotta uno standard, come spiega il Guardian, che non è possibile ottenere in diagnosi di questo tipo. Non è nemmeno bastato che tre esperti che avevano giudicato sano Hill quindici anni fa avessero cambiato la loro diagnosi a favore del condannato. Come se non bastasse lo scorso anno la Corte Suprema aveva stabilito che gli stati non possono arbitrariamente decidere i criteri di cosa sia e non sia una disabilità mentale. E la Georgia non è l’unico stato che segue le sue regole, ad esempio in Texas il condannato deve provare che le sue capacità intellettive sono simili a quelle di Lennie Small, uno dei due protagonisti del romanzo di John Steinbeck “Uomini e Topi”. Qualche giorno fa però, la stessa Corte Suprema (con sette voti favorevoli e soli due voti contrari) ha deciso che Warren Hill poteva essere giustiziato. L’avvocato di Hill non ha esitato a definire incostituzionale la decisione della suprema corte, asserendo senza mezzi termini che l’esecuzione di Warren Hill è stata illegale ed in aperta contraddizione con la precedente sentenza della corte.