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"Noi donne non abbiamo bisogno di maschi capo branco che randellano", la lettera di Luciana Littizzetto a Will Smith | VIDEO

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Littizzetto

Battute fuori luogo, ma le donne possono e sanno difendersi da sole. È la sintesi del pensiero di Luciana Littizzetto e di quella sua letterina scritta a Will Smith e letta durante l’ultima puntata di “Che Tempo Che Fa”. L’attrice comica ha parlato dei limiti della satira, tirando le orecchie a Chris Rock, conduttore di quell’infausta serata degli Oscar. Poi, però, si è concentrata sul gesto – lo schiaffo – dell’attore e di tutti quei messaggi sbagliati che sono passati, a cascata, sugli schermi e sui social.

Littizzetto e la letterina a Will Smith a Che Tempo che fa

Nella lettera di Luciana Littizzetto, ovviamente, non manca l’ironia. Ma i concetti-chiave sono ben saldi e ricordano a tutti – facendo sponda su Will Smith – come la violenza non sia la soluzione a un’offesa subita. E, soprattutto, che le donne sono in grado di difendersi da sole.

“Caro Will, Will caro. Principone di Bel Air, amico Smith e Man in black. Prima di tutto grazie perché con il tuo schiaffazzo ai tolto dai nostri social per un attimo la guerra e la pandemia che sono due anni che ci pinzettano le gonadi. E grazie perché questa sarà una scena che rimarrà nella storia come la testata di Zidane, Bugo e Morgan, Zequila e Pappalardo, Sandra Milo e Ciro.
Voglio dirti subito che ti capisco: picchiare un presentatore che dice minchiate è un istinto comprensibile, io lo provo tutte le domeniche. Ma tu non sei Mel Gibson, tu sei Will. Vedere te che tiri una sberla è come vedere Gigi Marzullo a un concorso di body-building.
È stata una battuta loffia? Sì, abbastanza. Perché l’alopecia per gli uomini, ma soprattutto per le donne, è umiliante. E si sa che le battute loffie possono farti venire il sangue al cervello. Però, caro Will, prima del cervello il sangue dal cuore passa alla gola e alla bocca. Potevi usare quella per rispondere a tono a quel cretino. E invece gli hai dato una sberla che per lo spostamento d’aria ha spettinato perfino Jane Campion che era seduta in prima fila. Anche Burioni non sopporta i no vax, ma se incontra Djokovic non gli spacca la racchetta sulla testa.
Te lo dico da comica: sono le cose scorrette, sconvenienti e dispettose quelle che fanno ridere. Noi comici ci battiamo in quella melma lì, la rimestiamo come fosse polenta. È un lavoro sporco, ma qualcuno deve pur farlo. Perché a parole siamo sempre tutti a favore della satira, ma deve innocua. Che è un po’ come dirsi a favore dei film porno, ma con gli attori che devono essere vestiti. Sui difetti fisici, noi comici ci viviamo. Dire che il ministro Speranza ha gli occhi di un cucciolo di foca, aiuta. Devo dirti quante enciclopedie ho riempito io solo con le battute sulle orecchie di Berlusconi?
Secondo me, dobbiamo fermarci soltanto davanti a due cose: la malattia e la morte.  Su quello anche noi comici dobbiamo imparare a fare un passo indietro. Il dolore che questi due mondi si portano dietro è un mistero che non abbiamo il diritto di violare.
Tu comunque ti sei giustificato dicendo “l’ho fatto per amore”. Ancora? Siamo passati dalla violenza sulle donne alla violenza per le donne? L’era del principe azzurro che difende la consorte è finita Willy. È un film vecchio che a Hollywood non guarderebbe più nessuno. Noi donne non abbiamo bisogno di principi, bodyguard, tutor e maschi capo branco che randellano. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci stia accanto, non davanti. Quello scemo ha ferito tua moglie? Tocca a lei replicare, se lo vorrà. Magari lei è più spiritosa di te e l’ha già dimenticato. Nel frattempo ti saluto caro Will. So che ti sei dimesso dall’Academy e hai fatto bene. Però peccato: volevamo ricordarti con la statuetta in mano per il tuo primo meritato Oscar. E non per quella tua brutta figura”.

(foto e video: da “Che Tempo che Fa”, RaiTre)