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La toccante “lettera al soldato” di Luciana Littizzetto | VIDEO

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Littizzetto

Questa volta non c’è grande spazio per l’ironia. Luciana Littizzetto, nella sua classica lettera letta dallo studio di “Che Tempo che fa”, si è rivolta direttamente a tutti quei giovani soldati russi mandati dal Cremlino a invadere l’Ucraina, a uccidere civili e a rischiare (come già accaduto in tantissimi casi) la propria vita. Spediti su un fronte che non esisteva, per la volontà di quell’uomo solo al comando che risponde al nome di Vladimir Putin.

Littizzetto, la lettera ai giovani soldati russi mandati in guerra in Ucraina

La maggior parte dei militari russi, come testimoniato da molte storie che sono arrivate nelle ultime settimane dall’Ucraina, è composta da giovani. Giovanissimi. Come quel soldato russo che si è arreso ed è stato rifocillato dai cittadini che gli hanno passato anche un telefono per parlare con la madre. Lui è uno di quelli che non ha perso la vita in questa guerra dove un leader politico muove le sue pedine dalla stanza dei bottoni. Ed è a lui e a tutti gli altri che Luciana Littizzetto ha dedicato questo pensiero.

“Caro Dimitri, caro Ivan, caro Oleg, caro Pavel, caro Yuri. E ci metto dentro anche un. Caro Vladimir, perché in tutta la Russia ci sarà anche un Vladimir normale. Caro Misha, ti scrivo dall’Italia. Paese che conoscerai per il calcolo, la pizza e il programma dove ci prendete per il cu*o ogni capodanno. Io non ti conosco, ma mi basta guardare la tua barbetta rada e la divisa troppo grande che in te rivedo mio figlio e tutti i nostri figli.
Caro Boris, so che hai paura e ti senti perduto, ma sappi che tu non hai colpa. Hai 20 anni, ti hanno messo un fucile in mano e ti hanno mandato in un posto che non sai manco dov’è. Sei diventato una pedina di una partita a scacchi a cui nemmeno pensavi di giocare. Ti abbiamo fregato. Noi adulti lo facciamo spesso e ora lo stiamo facendo con la guerra, che è il modo più infame. Per questo ho compassione di te. Perché alla tua età, a 20 anni, caro Vanja, dovresti essere in giro con l’Erasmus, a stapparti ala birra con l’accendino e a limonare sulla Rabbia. Dovresti sederti con tutte le scarpe sporche sugli schienali delle panchine per farti mandare a stendere da quelle come me. Dovresti essere impegnato con altri cannoni, più piccoli e con la cartina lunga. Dovresti andare a farti scoppiare le orecchie ai concetti, scrivere come uno scemo con la pipì sulla neve, sparare sì ma alla sagra della scrofa della steppa per vincere il peluche per la tua fidanzata. E invece sei lì, col cuore nel fango. Condannato a essere un maschio dell’Ottocento che va a morire per la patria.
Caro Andrey, io lo so che sei un fifone sai? Sei come mio figlio, che quando entra una cimice in camera chiede aiuto a sua sorella che la prende e la libera perché non puoi mica ucciderla.
Caro Dorian, io non ti conosco ma potrei essere tua madre. Filippa tua zia e Fabio tuo nonno che ha esagerato con la vodka. Ti ho fatto ridere? Sono contenta, perché risata e guerra sono nemici naturali e dove c’è uno non può esserci l’altra.
Caro Victor, sappi che tutto questo non è colpa tua. La colpa è nostra, della generazione dei tuoi padri, quella che viene dal Novecento. Un Secolo breve, ma bastardo come pochi. La colpa è nostra che ti abbiamo lasciato un mondo di mer*a in cui i soldi e il profitto sono gli unici obiettivi che abbiamo.
Caro Vanja, il Ministero della Difesa ucraino ha mandato un messaggio a tua madre, lo sai? Le ha detto che sei prigioniero, ma che può venire a Kyiv a riprenderti e riportarti a casa. Spero che possa farlo presto, avrai finalmente delle donne accanto a te, quelle che dovranno ricostruire.
Caro Ivan voglio credere che tutto questo male finirà e ti renderà un uomo migliore. Migliore di noi, ci va anche poco. E soprattutto ti auguro di avere un futuro. Ma un futuro vero, dove nessuno ti chiamerà mai più soldato, ma solo Dimitri, Aliosha e Victor.

P.s. C’è un proverbio russo che esalta l’eroismo e dice: è meglio morire per la zampata di un leone che per il morso di un gatto. Non farti riempire la testa con questa retorica del caz*o e ricordati che c’è una terza via: non morire e starsene sul divano col gatto”.

Luciana Littizzetto si rivolge ai soldati utilizzando nomi tipici russi, tipici dell’Est. Perché questo messaggio è rivolto a tutti coloro i quali si trovano da giorni in Ucraina per combattere un’assurda guerra. Un conflitto che non è il loro. Un conflitto voluto da una vecchia generazione di stampo Novecentesco che non ha mai perso quel vizio della conquista. Non ha mai perso quel vizio delle armi per sopraffare anche il suo vicino di casa. Ed è per questo che Littizzetto parla a loro e non a chi da tempo non ascolta nulla e nessuno.

(foto e video: da “Che Tempo che fa”, RaiTre)