Fatti

"Siamo delle teste di caz*o colossali", Luciana Littizzetto e le armi utilizzate in Ucraina | VIDEO

neXt quotidiano|

Littizzetto

Il primo pensiero di una guerra è il prezzo. Prima quello che si paga in termini di vite umane, poi quello che si paga in termini economici per finanziare armamenti, carri armati, missili, mitra, pistole, bombe utilizzate contro i militari “avversari” e purtroppo – come anche questo conflitto in Ucraina sta tristemente mostrando – contro i civili. Luciana Littizzetto dallo studio di “Che Tempo che Fa” (RaiTre) ha voluto elencare il numero delle armi che sono “di moda” in questo periodo, evidenziandone anche i soldi oltre alla loro letalità.

Visualizza questo post su Instagram

Un post condiviso da Luciana Littizzetto (@lucianinalittizzetto)

Littizzetto fa l’elenco del costo delle armi usate nella guerra in Ucraina

Nel corso del suo intervento da Fabio Fazio, Luciana Littizzetto ha sciorinato tutti quei nomi che diventano di vulgata popolare nel corso di una guerra, anche in quella in Ucraina.

“Sono andata a cercarmi tutte le armi che vanno di moda adesso e i loro prezzi, la collezione primavera-estate. Cominciamo con i droni. I droni turchi che vanno di modissima in questa guerra, sono l’orgoglio di Erdogan. Sono telecomandati, leggeri, non hanno bisogno di pilota. Costano pochissimo, sai quanto? 10 milioni di dollari e possono caricare 10mila bombe, missili anti-carro e razzi. Poi abbiamo i famosi missili anti-carro inglesi javelin, che vuol dire giavellotto. Sono missili prêt-à-porter, pesano solamente 22 chili, sono molto stilosi, di elegante fattura inglese. Uno di questi missili costa 225mila dollari. Uno solo e vengono sparati con il bazooka, utilizzati per distruggere un carro armato o anche un elicottero blindato che vola ad alta quota.
Vediamo i missili anti-aereo terra-aria Stinger. Questi qua li abbiamo spediti anche noi in Ucraina, la Germania e gli Stati Uniti. Sono a corto raggio e a guida infrarossa. Sono le armi che al momento hanno ucciso più soldati russi. Costano 38mila dollari l’uno. Poi ci sono i missili venduti sfusi, come il vino nelle cantine: il missile Milan, che purtroppo ha il nome di una nostra squadra di calcio. Sembra un missile fatto in Lombardia, ma in realtà è franco-tedesco. Francesi e tedeschi si sono sempre odiati, ma per fare questi siluri maledetti si sono riappacificati. Costano poco, dai 5 ai 10mila euro l’uno. Poi c’è il panzerfaust, che è tedesco, costano 10mila dollari. Poi ci sono le bombe a grappolo, che sono a grappolo come le emorroidi. Sono una pioggia di bombe fatte di gas infiammabile e particelle metalliche. È una miscela bollente che spacca i muri e non ti posso dire cosa fa alle persone. Quest’arma qui è proibita. Queste armi qua possono non esplodere nell’impatto e rimanere nel terreno. E quando ci passano i civili o i bambini possono saltare in aria. In teoria c’è un accordo internazionale che le proibisce, ma diversi Paesi non l’hanno sottoscritto. Tra questi: Russia, Stati Uniti, Cina, India, Iran, Pakistan, Arabia Saudita e Israele. E finisco con le armi al fosforo bianco che sono vietate. Io mi stupisco sempre che uno la mattina vada a lavorare e dice “niente, vado a fare una bomba, un missile, un qualcosa che strazi le persone, che non le faccia morire bene”.
E per chiudere, la ciliegina sulla torta, cioè la bomba atomica che ancora oggi viene molto nominata. Ce ne sono circa 15mila in tutto il mondo. Ce ne sono di tanti tipi: quella per far sparire una città, quella per far sparire una regione, quella per far sparire una nazione e quella per far sparire tutto il pianeta. E allora io pensavo: fino a due anni fa il nostro problema era Bugo e Morgan, adesso stiamo parlando di bombe atomiche. Quindi, posso dire senza ombra di smentita che siamo delle teste di caz*o colossali?”.

Un’analisi, quella di Luciana Littizzetto, fatta con quel velo di ironia che occorre per raccontare un fatto tragico. Che va al di là della guerra in Ucraina, perché tutto ciò accade in ogni conflitto. Anche in quelli che appaiono lontani da noi.

(foto e video: da “Che Tempo che fa”, RaiTre)