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I litigi tra i Radicali all'assemblea del partito

emma bonino riccardo magi

I radicali, ormai privi della guida di Marco Pannella, cominciano a litigare. O meglio, continuano. E lo fanno, come sempre negli ultimi anni, in pubblico. Lo psicodramma va in scena a via di Torre Argentina, dove si riunisce l’assemblea degli iscritti del Partito Radicale Transazionale, che è cosa diversa dall’associazione “Radicali Italiani”: la sede è la stessa, il leader riconosciuto anche (Pannella, ovviamente), ma il partito da quindici anni si occupa solo delle grandi battaglie internazionali (pena di morte, mutilazioni genitali femminili ecc.), mentre i radicali italiani (segretario Riccardo Magi) si concentrano sulla battaglia politica nella penisola. Ora che Pannella non è più in grado di governare la barca, le varie anime radicali sono venute allo scoperto.

I litigi tra i Radicali all’assemblea del partito

I radicali italiani, seguendo la linea del segretario Riccardo Magi e di Emma Bonino, hanno spinto per la presentazione di liste alle comunali di Roma e Milano. Il tesoriere del Partito radicale Turco ha protestato perché a suo dire in questo modo si fa violenza alla storia e all’identità radicale: gli statuti vietano la presentazione di liste di partito. Anche oggi sono volate parole grosse. Magi ha risposto a muso dure alle critiche. Ha detto che Turco ha usato contro di lui “uno stile da processo inquisitorio che offende la storia del Partito radicale”. E ha chiesto la convocazione di un congresso del Partito radicale, per scegliere un segretario (attualmente la carica è di fatto vacante, in quanto il politico africano Demba Traorè, eletto nel 2011, ha praticamente abbandonato l’impegno) e decidere le nuove regole. Ma Turco non ha alcuna intenzione di deporre le armi. Continua a ritenere che la presentazione delle liste radicali sia una forma di “inaccettabile travestitismo elettorale”. E accusa i suoi critici di essere lontani dal credo pannelliano: “Finché ha potuto Marco ci ha riunito ogni giorno a mezzogiorno per discutere di politica. Chi oggi mi attacca non ha mai partecipato a quegli incontri. E si vede benissimo”. Lo scontro proseguirà al congresso del partito, quando sarà convocato. Ma prima c’è da metterlo al riparo da tracollo economico: oggi il partito radicale transazionale ha un milione di euro debito, e ha dovuto licenziare tutti i dipendenti.

Maurizio Turco è la pietra dello scandalo

Anche le polemiche della prima giornata erano state innestate da Turco. Che ha accusato anche ieri la Bonino, Magi e l’associazione Luca Coscioni, dichiarando che non ha i requisiti per avere il cinque per mille. Racconta il Messaggero:

Turco accusa la Bonino e Magi di aver fatto un blitz, ignorando le obiezioni di chi era contrario alla scelta: «È l’ultimo atto, l’ultimo di una lunga serie», spiega Turco, facendo capire con ciò che le frizioni tra seguaci di Pannella e seguaci della Bonino sono di antica data. «Abbiamo cercato di dire a Emma e Riccardo Magi di discutere e di uscire fuori dalla logica del fatto compiuto», spiega il tesoriere. Niente da fare. Hanno deciso di «operare nel chiuso di qualche stanzetta» e non hanno voluto sentire ragioni. Chiamata in causa Emma Bonino non si è sottratta al confronto. Ha preso il microfono e ha contrattaccato. «Su di me – ha detto – sono state dette bugie e falsità insultanti. Ognuno governi i suoi sentimenti e i suoi risentimenti».
Poi ha rivendicato il sostegno a Roberto Giachetti come candidato sindaco a Roma: «La sua candidatura rappresenta una crepa positiva nel sistema, non vedo quale sia il problema». E per chiarire che non accetta l’etichetta di anti-pannelliana, ha concluso ricordando che Pannella «rifiutò l’offerta di essere l’erede di Craxi. E questo perché nessuno è l’erede di nessuno». Lo scontro ha finito per coinvolgere anche un’associazione simbolo, quella intitolata a Luca Coscioni, che si occupa dei diritti dei malati terminali. Turco ha sostenuto che l’associazione ha avuto accesso al cinque per mille pur non avendone i requisiti. La Bonino ha replicato: «Accuse che sono un errore insopportabile».