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L'Italia concederà l'uso di Sigonella agli USA per la guerra all'ISIS in Libia

I raid in Libia dureranno trenta giorni e l’Italia metterà a disposizione la base militare di Sigonella e lo spazio aereo per condurli. L’accordo fra Washington e Roma, scrive oggi Giampaolo Cadalanu su Repubblica, dovrebbe essere già operativo, tanto più che la base sulla costa siciliana è già utilizzata ampiamente dalle forze Usa: dalle piste in provincia di Catania decollano i giganteschi aerei senza pilota Global Hawk, capaci di restare in volo un giorno e mezzo per tenere sotto controllo l’intero continente africano.

L’Italia concede Sigonella agli USA per la guerra all’ISIS

Già lo scorso febbraio, il premier Matteo Renzi aveva annunciato il via libera alla partenza di droni armati americani dalla base di Sigonella, in Sicilia, ma solo a scopo difensivo, per proteggere l’azione delle forze speciali Usa. E già allora, il ministro Gentiloni precisò che le autorizzazioni ai droni americani in partenza da Sigonella verso la Libia verrebbero concesse caso per caso. Una cautela dettata oggi come allora non solo per una possibile esposizione a vendette jihadiste, ma anche a fronte della complessità dello scenario libico. Gentiloni ha infatti auspicato che l’intervento Usa possa essere “risolutivo”, non solo per l’eliminazione della minaccia terroristica di fronte alle nostre coste, ma anche perché garantirebbe maggiore potere di manovra al governo di Sarraj, entrato in funzione solo a marzo e alle prese con un Paese ancora diviso tra Est e Ovest, dove sono attive numerose milizie legate alle diverse tribù, e dove agiscono i trafficanti di esseri umani che fanno partire migliaia di migranti alla volta dell’Europa. Oggi gli americani vogliono liberare Sirte dall’ISIS, ma anche lanciare un segnale di legittimità al governo guidato da Fayez al Serraj ed evitare che i giovani libici si arruolino nell’ISIS.

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La base di Sigonella (La Repubblica, 3 agosto 2016)

Intanto sul terreno a Sirte è guerra aperta. Gli Stati Uniti hanno lanciato “almeno sette raid da ieri”, riporta la Fox in linea con quanto hanno scritto su Facebook le milizie al Bonyan al Marsous, i cui leader militari hanno incontrato Sarraj insieme ai suoi due vicepresidenti. Sul tavolo anche i recenti “progressi ottenuti dalle milizie nella zona degli scontri”. Tra questi vi è la liberazione dell’area residenziale di el Dollar dall’incubo jihadista. Un riscatto pagato però a caro prezzo con la morte nelle ultime 24 ore di almeno “5 miliziani” e di “20 feriti”. Secondo Mosca i raid sono illegali.  «Sarebbe necessaria una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite», ha dichiarato Molotkov. A ribadirlo anche il ministero degli Esteri: «La lotta al terrorismo deve avvenire in stretta conformità con il diritto internazionale». Tutte accuse che Washington ha rispedito al mittente: «I raid sono in coordinamento con le forze (militari) locali capaci e motivate», ha ribadito il Pentagono.

La base di Sigonella e la guerra all’ISIS in Libia

L’Italia per il momento non ha detto né sì né no agli Stati Uniti all’eventuale uso delle basi situate su suolo italiano. Scrive Francesco Grignetti sulla Stampa:

Per il momento, con grande sollievo di Roma, i bombardamenti sono partiti dalla nave anfibia dei marines «Wasp» che bordeggia al largo della Libia e almeno in un caso dalla Giordania. Non si può però escludere, visto che Obama ha annunciato trenta giorni di operazioni, che Washington alla fine ci chieda di usare le «sue» basi su suolo italiano. In ottemperanza agli accordi bilaterali, infatti, il nostro governo deve comunque autorizzare l’uso delle infrastrutture concesse agli Usa – soprattutto Sigonella, che è a soli 20 minuti da Sirte – ad azioni di combattimento. Richieste che, per l’appunto, sono state ventilate, mai formalizzate. C’è gran cautela, insomma. Innanzitutto per non stuzzicare inutilmente qualche fondamentalista.
«Tutti – dice Gentiloni – devono moderare le parole: evocare tamburi di guerra, frasi minacciose e spavalde, non aiuta nessuno, anzi può incentivare il clima di odio da parte di qualcuno che si senta colpito da frasi aggressive». Ma sulla questione di Sigonella c’è un sovrappiù di prudenza perché alla Farnesina fin dal mattino erano informati, tramite ambasciata, che l’annuncio dei raid aerei aveva suscitato un gran malumore della Russia. L’uscita pubblica dei russi sul carattere «illegale» delle azioni americane non è giunta inaspettata. Di più: fonti diplomatiche russe in Italia hanno contattato diversi esponenti del governo chiedendo che le basi «italiane» non vengano utilizzate come trampolino per la Libia.

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Lo scenario militare (Corriere della Sera, 3 agosto 2016)

Ma i primi raid sono già partiti, racconta Il Fatto in un articolo a firma di Enrico Piovesana:

I primi dettagli dell’operazione Fulmine dell’Odissea – che durerà “30 giorni”,ha detto ieri Obama, mentre nuovi raid venivano condotti sull’ex colonia italiana: finora 7 in 2 giorni – raccolti dal noto esperto militare Babak Taghvaee e pubblicati dalla rivista online The Aviationist, rivelano che alla prima ondata di bombardamenti su Sirte ha preso parte anche un drone Usa Reaper decollato dalla base di Sigonella, sganciando un missile Hellfire su una postazione dell ’Isis e distruggendo un carro armato T-72 e 2 veicoli da combattimento. A questo primo attacco, oltre al drone decollato dalla Sicilia, hanno preso parte anche 2 elicotteri Super Cobra, armati con gli stessi missili anticarro, e 3 convertiplani Osprey con funzione di supporto, tutti decollati dalla portaelicotteri da assalto Uss Wasp che incrocia al largo della Libia e imbarca il gruppo di volo dei Black Nights (Cavalieri Neri) del 26° squadrone della 22ª unità di spedizione dei marines.
La concessione d’uso di Sigonella per i raid americani è stata concordata a Washington già a febbraio, al termine di un anno di non facili negoziati. La notizia, resa pubblica all’epoca dal Wall Street Journal, aveva costretto la Difesa italiana ad arrampicarsi sugli specchi con la trovata delle “missioni difensive”: si disse che i raid dei droni Usa sarebbero stati autorizzati caso per caso dal comando militare italiano e solo per difendere forze speciali Usa in caso di pericolo. Un sofismo che il generale Leonardo Tricarico, ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica, commentò così al Fatto:“Nel 1999 si parlò di ‘difesa integrata’per coprire il fatto che i nostri Tornado bombardavano l’ex Jugoslavia, così da mettere a tacere le opposizioni in Parlamento e l’opinione pubblica”.

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