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L'ISIS rivendica l'attentato agli hotel di Sousse in Tunisia

Secondo il sito Site, specializzato nel monitoraggio dell’attività jihadista nella rete, Isis ha anche pubblicato la foto dell’attentatore, un giovane identificato come Abu Yahya al-Qayarawani, che appre sorridente in maglietta bianca con accanto due kalashnikov.  L’account twitter che sostiene l’Isis mostra anche altre tre foto di al-Qayarawani. In una l’uomo è visto di spalle mentre cammina per strada con un fucile d’assalto. Sotto si legge: “Il nostro fratello, il soldato del Califfato Abu Yahya al-Qayarawani ha raggiunto il suo obiettivo, l’Imperial hotel, malgrado le misure di sicurezza” e ha attaccato “il bordello” e ucciso 40 “infedeli”. Una radio locale aveva riferito nel pomeriggio che la polizia aveva catturato un secondo aggressore ma non è mai giunta nessuna conferma ufficiale della notizia.
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Nella nota pubblicata dai jihadisti dell’Isis si spiega che l’attacco ha colpito “tane della fornicazione, del vizio e dell’apostasia” e questo “malgrado le misure” di sicurezza “rafforzate attorno a queste tane”. Le autorità locali, dopo l’attacco, hanno deciso di chiudere circa 80 moschee accusate di incitamento alla violenza. Le moschee, che operano al di fuori del controllo dello Stato, stanno diffondendo “veleno” e saranno chiuse entro una settimana, ha annunciato il governo. Intanto, centinaia di turisti stranieri sono stati accompagnati in autobus.  Secondo le autorità locali, il presunto autore dell’attentato si chiama Seifeddine Rezgui, giovane tunisino nato nel 1992, originario di Gaafour ma studente a Kairouan. L’autore della strage era noto ai servizi segreti tunisini perché frequentava estremisti salafiti. Il 23enne Seifeddine Rezgui apparteneva inoltre al gruppo universitario della ‘Gioventu’ islamica’. Secondo ‘Kapitalis’, lo studente 23enne frequentava un master in ingegneria informatica. Rezgui, nato a Gaafour, nel governorato di Siliana, era stato segnalato in alcune moschee salafite gestite da estremisti islamici, ma la sua fedina penale era pulita e non aveva partecipato, come molti jihadisti, a campi di addestramento nella vicina Libia.
seifeddine rezgui
 
Il telefono cellulare gettato in mare dall’autore dell’attentato è stato ritrovato questa mattina dalle unita’ della protezione civile. Testimoni oculari avevano detto ieri che il terrorista aveva fatto una telefonata e poi gettato il suo cellulare in mare prima di dar luogo all’attacco. Le autorità sperano di ricavarne informazioni utili a chiarire gli aspetti dell’accaduto.