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L'insostenibile inutilità della minoranza PD

«È l’ultima volta che gli dico sì»: Pier Luigi Bersani sembra un fidanzato ferito dal suo amore che gliene combina di tutti i colori mentre oggi, dopo l’ennesimo voto dato a Renzi sulle riforme costituzionali alla fine di un periodo di minacce, cerca di spiegare che dalla prossima non farà sconti a nessuno. Certo, certo. «Ha scommesso una pizza con Civati, se non otterrà quel che chiede non si allineerà più alla «ditta» quando arriverà in aula la legge elettorale. Ogni volta i maldipancia e poi trionfa però la disciplina, d’ora in avanti niente sarà più come prima, parola di Bersani. Che ci tiene a far capire bene di non avere altri disegni, se non quello di migliorare le riforme, non di volerle ostacolare per indebolire Renzi». Certo, certo, come no.
minoranza pd
 
L’INSOSTENIBILE INUTILITÀ DELLA MINORANZA PD
Spiega alla Stampa di esser scuro in volto solo «perché domenica mi son fatto una camminata di sei ore al sole». Ma lo stesso vuol far mostra di forte irritazione di fronte al diktat che se non passasse l’Italicum cadrebbe il governo e dritti alle urne. «Basta minacce, questa tendenza a pensare che gli altri siano solo attaccati alle poltrone sembra tanto una proiezione».Sfoggia indignazione di fronte al sospetto che se si cambiasse la legge elettorale,poi dovrebbe tornare al Senato dove i «suoi» voti, quelli dei bersaniani, diventerebbero determinanti. «Non scherziamo, se otteniamo una modifica,garantiamo che in Senato si voti. Qui nessuno vuole bloccare nulla, sia chiaro». Certo, certo. Repubblica fa sapere che c’è il documento firmato da 24 parlamentari di Sinistradem, la corrente di Gianni Cuperlo. Certo, certo.
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Fabrizio D’Esposito sul Fatto lo racconta, il documento:

“Nel caso in cui il governo rifiutasse di riaprire il confronto sulle ipotesi di miglioramento avanzate da più parti su riforme e Italicum, ciascuno si assumerà le proprie responsabilità. Da parte nostra ci riserviamo fin d’ora la nostra autonomia di giudizio e di azione”. È una storia che parte dalla scorsa estate, quando le riforme sono approdate al Senato. Già allora gli scaltrissimi bersaniani andavano rassicurando cronist ie colleghi: “State tranquilli,adesso la prima lettura passa ma la nostra battaglia è sull’Italicum”. E così di volta in volta.“L’Italicum passa? Nessun problema,vedrete quelle che combineremo sulle riforme alla Camera”.

Verebbe da pensare che si tratta di un gioco delle parti, se non fosse una scelta da menti troppo raffinate rispetto a quelle in campo.
 
LA VERA TRATTATIVA
La verità però la spiega con la solita franca brutalità Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera,

Ma gli stessi che vorrebbero toccarlo desidererebbero aprire anche un altro tipo di trattativa con Renzi, come spiega Davide Zoggia alla buvette della Camera dei deputati: «È chiaro — spiega il deputato bersaniano — che poi all’interno del partito dovremo trattare su quanti capilista spettano alle minoranze». Insomma, gli oppositori interni del segretario, vorrebbero le preferenze, contestano i capilista bloccati, fanno le pulci all’Italicum, però parlano già delle quote di seggi sicuri che dovrebbero spettare loro. Eppure sanno che difficilmente il presidente del Consiglio potrebbe perdonare uno strappo sulla riforma elettorale e poi fare finta di niente e rimettere in lista nei posti inamovibili coloro che gli hanno votato contro. L’aria non è proprio quella. Anzi.

Ovvero, la guerra dei bersaniani è inversamente proporzionale al numero di posti garantiti che riceveranno grazie alle rassicurazioni del segretario. E il rischio è che qualunque mobilitazione tenda a farsi inutile se poi la battaglia si perde per l’intervento di altre forze pronte a soccorrere il premier.

Pur essendo certo che la «maggioranza alla fine sarà blindata» anche in questo passaggio, il premier-segretario ha lasciato intendere più volte che in caso di incidenti il rischio di scivolare verso il voto anticipato potrebbe farsi molto «concreto» anche se è sua intenzione arrivare «fino alla fine della legislatura». Però è ovvio che con un Parlamento ingovernabile andare avanti diventa complicato. Comunque,per sua natura, Renzi è malato di ottimismo cronico e anche sul versante più difficile, quello del Senato, dove la maggioranza sembra perennemente appesa a un filo, non sembra vedere tutto nero. «A Palazzo Madama — spiegava l’altro giorno — ci sono dei movimenti costanti anche tra i senatori dei 5 Stelle e in Forza Italia».

La minoranza Pd perde anche in caso di vittoria. Per questo rimarrà sempre dentro. Ci tiene troppo, non tanto a questa poltrona. Ma alle prossime.