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L'incendio della villa di Ciampino e la faida dei Casamonica

casamonica ciampino

La storia della fuga d’amore dei Casamonica e della villa esplosa a Ciampino rischia di non concludersi con la morte di Nicandro Casamonica detto Danilo. In primo luogo perché le telecamere di sorveglianza hanno rivelato la presenza di un gruppetto di uomini e donne in via Capri il giorno dell’esplosione: sono considerati complici di Nicandro e alcuni di loro sarebbero stati feriti nello scoppio. E poi perché della storia oggi escono alcuni retroscena, che racconta oggi Il Messaggero:

La piccola spedizione punitiva era stata organizzata per vendicare l’onore di Concetta, la sorella di Nicandro, che era scappata con Romolo, il figlio di Raffaele. Un amore contrastato dalle famiglie perché Romolo era già sposato. I protagonisti di questa storia di amore e morte sono tutti dei Casamonica, la famiglia di sinti coinvolta in molte inchieste giudiziarie romane, compresa Mafia Capitale. Da tempo tra le famiglie di Romolo e Concetta c’erano dissidi, per quell’amore sbagliato. Romolo aveva lasciato moglie e figlie Concetta aveva sfidato l’intera famiglia. Sabato notte i due sono scappati, e il disonore doveva essere vendicato.
Secondo i carabinieri del comando Provinciale, di Frascati e di Castel Gandolfo che indagano sull’agguato, dopo la scoperta della fuga, ci sarebbe stato un consiglio di famiglia, e la decisione finale era stata quella di distruggere la casa di Ciampino dove viveva Romolo con il padre Raffaele. In realtà l’abitazione era stata confiscata, ma Raffaele Casamonica era stato sottoposto alla misura di sorveglianza speciale nell’immobile. Domenica mattina gli abitanti della villa erano al mare quando il piccolo commando di uomini e donne capitanato da Nicandro è arrivato a Ciampino.

funerali casamonica 1
E mentre Nando Casamonica, nonno di Concetta, dice che «La donna ha i capelli lunghi e il cervello corto», gli inquirenti pensano che la tragedia possa acuire i contrasti di un clan da sempre spaccato in due.Da un lato, il papà di lui, Raffaele Casamonica,con a carico una sfilza di precedenti penali, proprietario della villa danneggiata dal rogo. Dall’altro, il papà di lei, Guerino, smanioso di recuperare l’onore perduto. Sarebbe stato lui, sospettano gli inquirenti, a ordinare al figlio Nicandro di incendiare l’abitazione del cugino. Nell’ottica e secondo le regole del clan c’era da vendicare un affronto subito. Massimo Lugli su Repubblica tratteggia così i confini di un clan da sempre borderline:

Gli altri componenti del commando, comunque, anche se verranno identificati rischiano poco: incendio doloso e omissione di soccorso se va male. Robetta per un clan che, in 5 anni, ha totalizzato sequestri patrimoniali per quasi 5 milioni di euro e 117 arresti con imputazioni che sono un Bignami del codice penale: traffico e spaccio di droga, usura, lesioni, associazione per delinquere, riciclaggio, esportazione di valuta e perfino maltrattamento di animali.
I Casamonica restano un mistero insondabile nonostante su di loro abbia indagato anche la Dia. Una grande famiglia allargata di quasi 1500 persone che, oltre al ramo principale, include i cognomi dei Di Silvio, Di Guglielmo, Spada, De Rocca, Spinelli e Cesa, un’organizzazione in cui nessuno è mai riuscito a piazzare un infiltrato e dove non ci sono mai stati confidenti, pentiti o collaboratori di giustizia. Stringono alleanze vischiose con la politica locale (celebre la foto di Luciano, in maglia della Nazionale, alla cena emblema di Mafia capitale con Alemanno, Panzironi, Poletti, Marroni e Osimo) ma restano gente di strada. Fanno affari con le cosche degli Alvaro e dei Casalesi ma non disdegnano le truffe da poche migliaia di euro coi “cabriolet”, gli assegni scoperti o addirittura il furto di energia elettrica. Ai matrimoni e ai funerali piangono, cantano, suonano, si commuovono. Violenti, pericolosi, sbruffoni e sentimentali. Incomprensibili.