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L’imbarazzante titolo di “Libero” sulla tragedia del Mottarone

Il quotidiano del neo direttore Sallusti non perde occasione per strumentalizzare una tragedia immane, usandola come carne da macello della propria propaganda aperturista e anti-islamica

L’imbarazzante titolo di Libero sul Mottarone

Non si fermano neanche di fronte a una tragedia, dando un (doppio) saggio su come non dovrebbe mai essere e comportarsi il giornalismo. Protagonista, manco a dirlo, è il quotidiano “Libero”. Che entra a gamba tesa sulla tragedia della funivia precipitata ieri sul Mottarone, con 14 vittime e un bambino di cinque anni orfano dell’intera famiglia in lotta tra la vita e la morte in un ospedale di Torino. A cominciare dal titolo, che mette in correlazione due temi che nulla c’entrano e che, anzi, se associati, diventano a dir poco offensivi.

“La tragedia di chi voleva tornare a vivere”

“E’ la tragedia di chi voleva tornare a vivere” scrivono a caratteri cubitali, strizzando l’occhio agli “aperturisti”, come se su quella funivia ci fossero una e una sola categoria di persone, di più come se si potesse catalogare un gruppo di turisti con una tipologia umana specifica, accidentalmente attorno a cui “Libero” ha costruito tutte le sue (dimenticabili) battaglie contro le chiusure per il Covid. E ancora: come se fregasse a qualcuno cosa pensassero e da quale motivazione fossero mossi per salire in cima a una montagna per una gita. O, infine, come se gli altri, quelli che ieri, intorno alle 12,30 (orario dell’incidente), si trovavano a casa non volessero tornare a vivere come chiunque altro.

La fantasiosa pista iraniana

Non facesse abbastanza schifo usare la tragedia di 14 persone per la propria propaganda, “Libero” riesce addirittura a superarsi, dedicando un passaggio del sottotitolo alla presenza, nella lista dei deceduti, di un cittadino iraniano, che nella visione ristretta del mondo di un lettore medio di “Libero” (così come dei suoi autori) non è altro che un pericoloso musulmano. Né più né meno. E allora ecco arrivare il capolavoro:

“A bordo pure un iraniano. Non si esclude alcuna pista” scrive “Libero”, lasciando intendere nemmeno tanto velatamente che potrebbe trattarsi di un attentato terroristico di matrice islamica. Ma chi era il ragazzo iraniano morto sul Mottarone? Si chiamava Mohammadreza Shahaisavandi, 23enne residente a Diamante (Cosenza), studente universitario a Roma, dove per pagarsi gli studi lavorava in un bar. Era andato a Verbania a trovare la fidanzata, Serena Cosentino, 27enne di Belvedere Marittimo (Cosenza), anche lei morta nella caduta della funivia. Non esiste alcuna prova – anche remota – di legami tra Shahaisavandi con organizzazioni terroristiche, nessun precedente né alcun elemento anomalo o sospetto sul suo conto, ma è bastata una nazionalità a “Libero” per metterlo gratuitamente sul banco degli imputati senza alcuna prova né la minima dignità o deontologia. Ma questa non è una novità.