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Libero festeggia la morte dei "buonisti" uccisi a Dacca

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Non c’è niente di meglio, all’indomani di una strage, di prendersi una piccola rivincita personale su una delle vittime. Questo è quanto è successo in redazione al Giornale e al Populista (il sito che tenta di dare un senso compiuto ai post di Matteo Salvini) quando hanno scoperto che Adele Puglisi, una degli italiani uccisi a Dacca da un commando dell’ISIS aveva criticato il famigerato titolo di Libero sui “Bastardi Islamici” che avevano attaccato Parigi il 14 novembre 2015.
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La malcelata soddisfazione degli avvoltoi

La donna catanese uccisa in Bangladesh aveva firmato l’appello su Change.org per chiedere la radiazione di Maurizio Belpietro (all’epoca direttore del quotidiano) dall’ordine dei giornalisti. Per la cronaca Belpietro si era “giustificato” cercando di spiegare che quel “bastardi” stava a significare “figli illegittimi dell’Islam”, come a dire: sappiamo che gli attentatori non sono veri musulmani. Spiegazione che però è un banale tentativo di arrampicata sugli specchi. Va detto che la firma di Adele Puglisi è solo una delle oltre 127 mila sottoscrizioni alla petizione, per tacere del fatto che in molti non hanno gradito il titolo di Libero. Ma questo non ha fermato Andrea Zanelli che su Il Populista non ci risparmia un titolo come questo
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E un commento di questo genere dove fa davvero fatica a nascondere la soddisfazione per il fato della nostra connazionale.

E lascia l’amaro in bocca soprire un suo post, sul suo profilo Facebook, datato 25 novembre 2015, dopo l’attentato islamico di Parigi. La donna aveva condiviso la sua indignazione per il titolo del quotidiano Libero, “Bastardi Islamici”, mostrando con orgoglio la sua firma online alla petizione per chiedere la radiazione dall’albo dei giornalisti dell’allora direttore Maurizio Belpietro.
Adele voleva un mondo migliore, di Pace. E si è trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato. Non sapeva il Corano ed è stata trucidata. Da dei “bastardi”.

Anche il Giornale ricorda “l’appello alla tolleranza e alla comprensione” fatto da Adele Puglisi lo scorso anno, la condivisione della petizione è uno dei post pubblici sul profilo Facebook della donna. Sembrano quasi sorpresi, al quotidiano di Sallusti, che i componenti del commando entrato in azione a Dacca sabato non si fossero informati sulle posizioni politiche delle loro future vittime. Ma sappiamo che questa è una cosa che interessa più agli avvoltoi – più avvezzi a rovistare tra i cadaveri – che agli assassini dell’ISIS, che colpiscono dove ne hanno l’opportunità.
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Anche Libero ovviamente nota come la Puglisi avesse espresso una posizione chiara nei confronti di quel titolo.
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Ma non dobbiamo stupirci troppo perché il quotidiano diretto da Vittorio Feltri è stato in grado di produrre un altro dei suoi capolavori: un titolo dove accusa i venditori di rose bengalesi di raccogliere soldi per finanziare l’ISIS. Manca solo l’accusa ai kebabbari di essere centrali di reclutamento e di addestramento per tagliagole.

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Nemmeno in prima pagina a Libero riescono a trovare il rispetto per le vittime

Appare evidente quindi come a Libero, al Giornale o al Populista non importi assolutamente delle vittime così come non importa molto la verità di quanto accaduto. A quanto risulta infatti i terroristi entrati in azione nella notte tra venerdì e sabato erano tutti figli di famiglie facoltose, che non avevano alcun bisogno di farsi finanziare dai venditori di rose in Italia. E così Libero se la prende con quei “buonisti” che difendono l’Islam, scriveva ieri Mario Giordano, un altro che con i cadaveri ci sa fare parecchio, in un pezzo intitolato “buonisti da macello” dove spiegava il masochismo dei nostri connazionali che non credono ai titoli di Libero:

Non si può dire che quelli ammazzano sono «bastardi islamici», come fece Libero dopo la strage al Bataclan. Allora vennero raccolte firme per la radiazione del direttore dall’Ordine dei giornalisti. A firmare anche una delle donne rimaste uccise l’altra notte a Dacca. Sgozzata senza pietà da quei terroristi che sono senza dubbio bastardi. E sono senza dubbio islamici.
Chissà, forse anche lei, in buona fede, avrebbe voluto dialogare. Ma non ha potuto.Perché, in effetti, è un po’ difficile il dialogo con chi impugna un machete in modo tutt’altro che amichevole.Tu parli, lui ti taglia la testa.Tu spieghi, lui ti sgozza.

Mi piace pensare che se Adele Puglisi avesse condiviso il titolo di Libero congratulandosi con Belpietro oggi in certe redazioni racconterebbero di come i terroristi vogliono minacciare i lettori del Giornale e di Libero per essere “coraggiosamente contro” e sarebbero tutti pronti ad andare in guerra con l’Islam, magari con un altro titolo ad effetto per alimentare l’odio. Poco importa che i terroristi non guardino in faccia nessuno, che la loro conoscenza del Corano sia sommaria e limitata a certe sure o che, come vanno dicendo da tempo i “buonisti” e i “pacifinti” il fatto che siano musulmani non significa che tutti gli islamici siano bastardi.