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Leopoldo Di Girolamo: il sindaco di Terni arrestato

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Il sindaco del Comune di Terni, Leopoldo Di Girolamo, e l’assessore ai Lavori pubblici, entrambi del Pd, sono stati arrestati, ai domiciliari, nell’ambito di un’indagine di polizia e guardia di finanza su una serie di appalti di servizi pubblici a cooperative locali. A due componenti di cooperative sociali di tipo B è stato invece applicato il divieto temporaneo di esercizio dall’attività d’impresa. L’assessore arrestato è Stefano Bucari. I due sono attualmente ai domiciliari.

Leopoldo Di Girolamo: il sindaco di Terni arrestato

Di Girolamo l’anno scorso aveva ricevuto un avviso di garanzia per le procedure di smaltimento del percolato dell’ex discarica RSU (cioè deputata ad accogliere i rifiuti solidi urbani), una vicenda completamente diversa da quella di oggi. Al centro delle indagini della Procura di Terni c’era la gestione del percolato che negli anni scorsi sarebbe costata al Comune circa 6 milioni di euro. Si era poi parlato di lui anche per la manganellata ricevuta a Roma durante una manifestazione degli operai della ThyssenKrupp.
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L’indagine, in corso da tempo, riguarda una serie di appalti di servizi pubblici che hanno interessato al momento la manutenzione del verde pubblico in città e nei cimiteri, la gestione dei servizi cimiteriali e quella dei servizi turistici presso l’area della cascata delle Marmore. Tutti predisposti e gestiti – hanno rilevato gli investigatori – dall’attuale giunta municipale. Secondo la procura di Terni il quadro emerso ha consentito di fare luce su quella che viene ritenuta la “illecita gestione della cosa pubblica” negli anni a cavallo tra il 2011 e il 2016 che invece di operare nel rispetto delle rispetto delle regole comunitarie e nazionali della libera concorrenza finalizzata alla scelta del miglior contraente, è stata improntata all’alterazione delle regole di mercato secondo un sistema illegale finalizzato a favorire le stesse cooperative sociali di tipo B, operanti nel territorio di TERNI e con affluenza extraprovinciali ed extraregionali. Attraverso – secondo l’accusa – l’individuazione e il successivo inserimento nei bandi di gara di requisiti “spaziali” e “strutturali” quali il possesso di un’unità operativa sul territorio e l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate.