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La storia del leone Shamba ucciso in Sudafrica perché ha aggredito un uomo

È ancora ricoverato Mike Hodges, 72enne fondatore e proprietario del Marakele Animal Sanctuary di Thabazimbi in Sudafrica. L’uomo è stato aggredito alcuni giorni fa all’interno del parco da Shamba, un leone di dieci anni che viveva all’interno del “santuario” per animali selvatici fin da quando era un cucciolo. Il video dell’aggressione, girato da una delle visitatrici del parco, ha fatto il giro del mondo. Fortunatamente Hodges se l’è cavata con una frattura della mandibola e diverse escoriazioni e la sua vita non è in pericolo.

Cosa è successo al Marakele Animal Sanctuary

Il leone Shamba, un maschio di dieci anni, invece è stato ucciso da uno dei custodi del parco. Shamba era una delle attrazioni del parco, ma qualcosa sabato 28 aprile è andato storto. Il Marakele Animal Sanctuary era un centro di recupero per la fauna selvatica, Shamba era stato “adottato” da Hodges quando era ancora un cucciolo. L’uomo lo aveva allattato e cresciuto, ma l’animale non era mai diventato “domestico” né era addestrato. L’unica forma di addestramento era quella di presentarsi alla recinzione quando gli addetti del parco esponevano galline o altri pezzi di cibo per attirare gli animali selvatici.

Ora sia il sito del Marakele Animal Sanctuary che la pagina Facebook del parco sono stati oscurati. Ma è possibile lo stesso trovare alcune foto scattate dai visitatori su Tripadvisor. Una delle attrazioni principali del parco era la cosiddetta Lion Mobile che consentiva di fare un safari all’interno della zona dove abitano gli animali. I leoni e gli altri grandi felini (il santuario ospita anche alcune tigri) venivano attirati verso la gabbia posta sulla jeep con l’utilizzo di esche quali galline e altri pezzi di carne.

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La Lion Mobile [Fonte]
A quanto pare l’incidente che ha coinvolto Hodges, e in seguito al quale è stato ucciso Shamba, si è verificato in una situazione simile. Nel video si vede prima il leone indugiare in maniera insolita (a detta dei testimoni) su qualcosa presente a terra. Successivamente, quando Shamba si è allontanato di una decina di metri, il titolare del parco esce dalla gabbia e lo si vede calciare qualcosa per terra. In maniera del tutto improvvisa il leone balza verso l’uomo prendendolo per il collo e trascinandolo dietro un cespuglio tra le urla disperate di una delle visitatrici.

Perché Shamba ha attaccato Mike Hodges?

Poco dopo si odono alcuni spari. Il leone è stato ucciso. Ora, stando a quanto ha riferito la famiglia di Hodges, l’uomo è sconvolto dall’accaduto e dalla sorte toccata al suo amato leone. L’uomo – che è già stato in grado di alzarsi dal letto d’ospedale grazie al supporto di un fisioterapista – non si capacita che il cucciolo che ha cresciuto sia morto. Shamba fa parte della “famiglia” Hodges dal 2008, anno in cui il Marakele Animal Sanctuary ha aperto i battenti al pubblico. Hodges si è trasferito in Sudafrica all’inizio degli anni Novanta proprio a causa del suo amore per i leoni.

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Shamba [Fonte]
Shamba non è stato il primo leone “adottato” (o salvato) da Mike. Il Washington Post riferisce che la leonessa Nina – che attualmente vive all’interno del parco – era solita addirittura dormire all’interno dell’abitazione degli Hodges, almeno fino a che non è diventata troppo grande. Ma perché allora il leone ha attaccato il suo “amico” umano? In un’intervista radiofonica Fiona Miles dell’associazione Four Paws ritiene che Hodges si sia comportato in maniera avventata quando è entrato nel recinto dei leoni con Shamba nelle vicinanze, soprattutto perché l’uomo è entrato da solo, senza il supporto dei collaboratori. Probabilmente Hodges e Shamba erano “abitutati” a lavorare così, ma il leone pur se cresciuto da un essere umano non era evidentemente addomesticato ed era sostanzialmente un animale ancora selvatico. In questi giorni molte persone hanno criticato il comportamento tenuto da Hodges, spiegando che è “per colpa sua” che il leone è morto. Altri hanno puntato il dito contro questo tipo di parchi a “tema” dove gli animali sono tenuti in cattività e  pur non vivendo in natura si cerca di farli crescere in un ambiente falsamente “naturale”.