Attualità

Lo "scusa, ma..." di Leggo a Chiara Ferragni dopo il titolo sessista su Catwoman e Fedez babysitter

@neXt quotidiano|

leggo titolo chiara ferragni catwoman babysitter fedez

Dopo che Chiara Ferragni nella giornata di ieri ha denunciato pubblicamente sui suoi social “un certo tipo di giornalismo maschilista e tossico”, riferendosi al titolo di Leggo che accostava il suo essere volata a New York ed essersi “trasformata in Catwoman” al fatto che suo marito Fedez fosse rimasto a Milano “a fare il babysitter” ai suoi figli, oggi il quotidiano pubblica un articolo firmato dal direttore Davide Desario in cui si ammette: “È stato un errore. Ancor più grave visto che poche settimane prima in redazione ci eravamo promessi di fare più attenzione dopo che non era stato corretto l’articolo di una collaboratrice che lo aveva definito mammo”. “Per tutto questo ci scusiamo – prosegue il servizio – anche perché crediamo sia dovere di chiunque sbagli chiedere scusa”.

Lo “scusa, ma…” di Leggo a Chiara Ferragni dopo il titolo sessista su Catwoman e Fedez babysitter

Ci si sarebbe potuti fermare qui. Un errore, arrivato – secondo quanto sostiene Desario – “probabilmente per disattenzione, forse per fretta, sicuramente senza fare le dovute considerazioni” ma che non sottende “alcun pregiudizio sul rapporto donna/uomo, moglie/marito, madre/padre” e che è stato anche “corretto” mentre sui social “i link sono stati cancellati e sostituiti”, da circoscrivere a quanto accaduto. Invece subito dopo l’articolo fa menzione di una serie di motivi per i quali Leggo non dovrebbe essere accusato – come fatto da Ferragni – di fare “giornalismo tossico”. Come se la critica fosse stata indirizzata esplicitamente al giornale “free press” romano e non a un modo di fare generalizzato nel quale quest’ultimo è – nuovamente – incappato.

Desario parla di “un’accusa inaccettabile che rigettiamo senza se e senza ma”, vanta di essere media partner di “Race for the cure”, “la più grande manifestazione per la lotta ai tumori del seno nel mondo”, di avere “sempre in prima pagina più rubriche di donne che di uomini” e di occuparsi del gap di genere. Tutte iniziative lodevoli che però non trovano riscontro nel titolo in questione, unico argomento di discussione sollevato da Ferragni che non ha mai sindacato sul quotidiano in quanto tale. Nessuna “sentenza offensiva per tutte le donne e gli uomini che lavorano a Leggo” è stata pronunciata. “Chiedere scusa non è una vergogna ma un gesto di grande maturità”, conclude l’articolo. Giustissimo: ci si sarebbe potuti limitare a quello.