Attualità

La travagliata nascita della legge 194

La battaglia per la nascita della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza e i problemi di chi vuole abortire oggi in Italia

22 maggio anniversario legge 194

In questi giorni assistiamo al meccanismo rugginoso con cui l’iter del Ddl Zan viene portato avanti tra mille ostacoli. La Legge 194 che sancisce il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza ebbe un travaglio anche più difficile e doloroso.

Cosa succedeva alle donne prima della legge 194

Il 22 maggio 1978 nacque la legge conosciuta da tutti come legge 194 e che sancisce il diritto delle donne a ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG). Fino a quel momento in Italia l’aborto era clandestino con tutte le problematiche sociali, sanitarie ed economiche che tale pratica presentava e con un prezzo pagato tutto dalle donne, spesso caro come la vita. Come scriveva Italo Calvino in una lettera del 1975 a Claudio Magris:

Nell’aborto chi viene massacrato, fisicamente e moralmente, è la donna; anche per un uomo cosciente ogni aborto è una prova morale che lascia il segno, ma certo qui la sorte della donna è in tali sproporzionate condizioni di disfavore in confronto a quella dell’uomo, che ogni uomo prima di parlare di queste cose deve mordersi la lingua tre volte

Non è un caso se gli aborti clandestini diventavano anche un discrimine economico: le donne più abbienti potevano scegliere di pagare parcelle esorbitanti per ricorrere ai medici chiamati “cucchiai d’oro”, o addirittura permettersi di andare in una clinica all’estero. Chi invece non poteva scegliere tra la propria salute e la prospettiva di portare avanti una gravidanza indesiderata erano le donne con poche possibilità economiche che si sottoponevano ai servizi delle mammane, oppure ancora peggio si infilavano da sole un ferro da calza. Quante ne sono morte così, per emorragia o per altre complicanze successive? Nessuno conosce il numero di quelle che potremmo chiamare “morti rosse”. La legge riconosceva e sanciva il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, ma anche all’assistenza ospedaliera pubblica in caso di interruzione; inoltre il primo articolo sottolineava che l’aborto non deve essere un mezzo per il controllo delle nascite”, finanziando con 50 miliardi dell’epoca per  i consultori territoriali nati ben tre anni prima, con la legge 405 del 1975:

Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite

Non fu un percorso facile: né prima quando le donne lottarono manifestando, autodenunciandosi (come Emma Bonino e Adele Faccio) e battendosi contro il mondo cattolico, né dopo: dall’entrata in vigore della legge – spiega Marco Sani nel libro “194. Storie di aborto. Dalla criminalità alla legalità” – sono stati 35 i ricorsi per incostituzionalità della 194. Tutti i procedimenti sono stati respinti, ma dimostrano comunque che la norma sull’interruzione volontaria di gravidanza resta una delle più contestate”.

legge 194 22 maggio
Foto IPP/Mirko Barbieri
Verona 30.3.2019
contro-manifestazione in disaccordo con il Congresso Mondiale delle Famiglie 2019
corteo evento organizzato da associazioni antiabortiste femministe e dal gruppo “Non una di meno “
nella foto alcuni manifestanti con cartelli a favore della legge 194 sull’aborto e contro gli organizzatori del Congresso
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La storia della nascita della legge 194

Tra i partiti furono soprattutto i radicali, appoggiati da altre forze politiche laiche e da realtà sociali a battersi per questa norma di civiltà: al di là di come la si pensi poter scegliere deve essere un diritto. Il cammino che ha portato alla nascita della legge 194 parte nel 1971 quando era stato dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale l’articolo 553 del codice penale, risalente all’epoca fascista, che prevedeva il reato di propaganda di anticoncezionali. Poi nello stesso anno viene presentato a giugno un progetto di legge dai senatori socialisti Banfi, Caleffi, Fenoaltea e poi ad ottobre viene presentato alla Camera un altro progetto. Ma dopo le due proposte che non furono discusse bisognò aspettare, dopo il progetto di legge di Loris Fortuna del 1973, un altro pronunciamento della Corte Costituzionale che nel 1975 , a seguito di un ricorso presentato dal giudice istruttore presso il Tribunale di Milano, dichiara parzialmente illegittimo l’art.546 del Codice penale riconoscendo la legittimità dell’aborto terapeutico. Nello stesso anno viene, il 29 aprile, il Parlamento approva la legge 405 per l’istituzione dei consultori familiari, che hanno tra gli scopi la divulgazione dei mezzi contraccettivi. Nel 1975 la Cassazione dichiarò valido il numero di firme raccolte in una campagna per un referendum per l’abolizione delle norme sull’aborto stabilendo tra l’aprile e il giugno 1976 la data della consultazione se non fosse subentrata una nuova legge. Ma tutto fu rinviato al 1978, causa lo scoglimento delle camere. Nel frattempo furono diversi, ben sei, i progetti di legge che non videro mai la luce e che presentavano particolari che oggi sembrano da medioevo. Come quello siglato dal PCI che prevedeva l’interruzione volontaria di gravidanza per situazioni di pericolo di vita o serio pregiudizio per la salute fisica o psichica della donna, possibili malformazioni del nascituro, violenza carnale e incesto –, o quelli dei liberali e dei democristiani, che volevano restringerlo solo a casi particolarmente gravi. Nel 1976 finalmente si arrivò a un testo unitario formulato dalle Commissioni permanenti Giustizia e Sanità riunite, che fu approvobiezione di coscienza dei medici, il 22 maggio 1978 la 194 e’ legge ma non e’ finitaato dalla Camera ma bocciato al Senato. Ma i partiti lo ripresentano immediatamente e dopo varie problematiche come quella sull’obiezione di coscienza dei medici, il 22 maggio 1978 la 194 è legge e dal 5 giugno 1978 anche negli ospedali italiani fu praticabile l’interruzione di gravidanza. La vita della legge però dovette passare presto per il referendum popolare per la sua abolizione promosso nel 1981 dal Movimento per la vita. Gli italiani furono chiamati a pronunciarsi su due quesiti di segno opposto: da un lato il quesito dei Radicali per l’Abrogazione di alcune norme della legge 194 sull’aborto per rendere più libero il ricorso all’interruzione di gravidanza e dall’altro quello del Movimento per la vita che prevedeve l’Abrogazione di alcune norme della legge 194 sull’aborto per restringere i casi di liceità dell’aborto. Di segno opposto al primo quesito. Si recò alle urne il 79,6% degli aventi diritto al voto. Il “No” ricevette l’88,5% dei consensi in merito alla proposta radicale e il 67,9 % in merito a quella del Mpv.

I problemi della legge 194 oggi

Le questioni problematiche ancora aperte sono  l’aumento, nel corso dei decenni dell’istituto dell’obiezione di coscienza di una percentuale altissima di ginecologi, che in alcune regioni del Sud supera l’80%: proprio questi dati aprono il dibattito sul purtroppo ancora numeroso ricorso all’aborto clandestino; Silvana Agatone, presidente della Laiga , l’associazione che riunisce i medici non obiettori qualche anno fa spiegava: “il numero degli non obiettori diminuisce e quindi diminuisce il numero degli aborti fatti alla luce del sole e nessuno sa quanti invece vengono effettuati di nuovo in modo clandestino. Nessuno sa quante donne chiedono di effettuare l’aborto”. Si stima un numero di aborti clandestini in un range che va dai 10.000 ai 13.000 casi in un anno. Numeri tutt’altro che certi visto che il comitato della carta sociale europea, organo del Consiglio d’Europa, ce li chiede. Il problema delle donne migranti: se da “Prima del ’78 – spiega smpre Sani nel suo libro– si registravano tra le 350 e le 450mila interruzioni di gravidanza l’anno, per lo più trattate in ospedale come aborti spontanei, quando in realtà erano procurati. L’anno successivo all’approvazione della 194, gli aborti documentati sono scesi a 237mila. Oggi i dati ministeriali parlano di 115mila interruzioni volontarie, nel 75% dei casi si tratta di donne straniere”.  Proprio molte di loro ricorrono all’aborto clandestino. Per non parlare dei tentativi di limitare l’accesso all’aborto farmacologico in alcune regioni ove governa il centrodestra come Umbria, Marche e Abruzzo. Perché, come ci dice l’Europa in Italia abortire è ancora difficile.