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Le telefonate intercettate di Renzi nell'inchiesta di Ischia

matteo renzi maurizio landini

Una serie di telefonate intercettate di Matteo Renzi escono fuori dall’inchiesta di Ischia. Ne ha parlato qualche giorno fa il Fatto Quotidiano, rivelando che nelle carte del filone trasmesso per competenza dalla procura di Napoli alla Procura di Roma ci sono delle intercettazioni effettuate dal Noe dei carabinieri che riguardano una sua conversazione con un generale della Guardia di finanza, Michele Adinolfi, (indagato a Napoli per le attività della Cpl Concordia, per lui la procura ha chiesto l’archiviazione il 12 dicembre scorso). Le conversazioni in questione, comprese quelle del sottosegretario alla presidenza Luca Lotti con il generale (di cui il Fatto Quotidiano si era occupato nell’ottobre del 2014), sono state trasferite a Roma in un fascicolo senza ipotesi di reato e senza indagati destinato all’archiviazione.
 
LE TELEFONATE INTERCETTATE DI RENZI NELL’INCHIESTA DI ISCHIA
Dalle carte spunta anche un dettaglio interessante: Il telefonino che Renzi ha utilizzato ha una scheda intestata alla Fondazione Open, allora Fondazione Big Bang. Ha scritto qualche giorno fa Marco Travaglio:

Perché un aspirante premier si fa pagare il telefonino da una Fondazione creata il 2 febbraio 2012 da un personaggio al confine tra impresa e politica, come Marco Carrai (che pagava anche l’affitto della casa fiorentina dell’allora sindaco)? La Fondazione Open rappresenta un mix di soldi privati e personaggi pubblici: il presidente è ora Alberto Bianchi (nominato consigliere dell’Enel), il segretario generale è il ministro Maria Elena Boschi e i consiglieri sono Carrai e il sottosegretario Luca Lotti. La Fondazione nel 2013 ha quadruplicato le spese telefoniche superando i 78 mila euro.
Per statuto dovrebbe promuovere ricerche per rinnovare l’Italia. A tal fine può siglare contratti e usare i suoi beni mobili, compreso il telefonino affidato al rottamatore. Il punto non è lo statuto, ma la mancanza di trasparenza. Renzi è un fautore della trasparenza e di “open data” dai tempi di Firenze. Ha sempre detto che, per lui, tutti i nomi dei donatori che gli pagano indirettamente il telefonino dovrebbero essere pubblicati su Internet. Peccato però che molti prima finanziano e poi non prestano il consenso alla divulgazione.

Quei brogliacci sono ora a Piazzale Clodio «in custodia» al procuratore capo Giuseppe Pignatone, e probabilmente l’unica traccia rimasta di quelle conversazioni agli atti dell’inchiesta ischitana affidata a Henry John Woodcock sono le tante pagine omissate in un’informativa del Ros dello scorso ottobre. Scrive Massimo Malpica sul Giornale:

Il documento dedica un intero capitolo ai rapporti tra Cpl Concordia e Adinolfi, che gli inquirenti sospettavano avesse avuto un ruolo nella bonifica da microspie della sede romana della Cpl, voluta dal capo relazioni esterne della coop, Franco Simone (arrestato lunedì scorso), dopo aver appreso delle indagini in corso.A svolgere il lavoro sarebbe stato un tenente colonnello «in quiescenza», Giuseppe Matteo Lopez, titolare della Sigint, una srl «che si occupa di attività di intelligence (in particolare apparati di contromisure elettroniche)». L’informativa annota come questo Lopez potrebbe «conoscere il citato generale Adinolfi». Che finisce dunque sotto intercettazione.
Delle sue parole, ne restano ben poche. Subito dopo cominciano gli omissis che nascondono tre quarti delle 41 pagine del capitolo dedicato al generale della Finanza (indagato per corruzione ma prossimo a uscire dall’inchiesta: la richiesta di archiviazione dei pm napoletani per Adinolfi è pendente da qualche settimana). Cosa ci sia in quelle pagine omissate lo sanno gli uomini del Ros e i pm napoletani: al bianchetto «sfuggono» solo due mezze righe, una in cui Adinolfi accenna a «un pacchetto» pronto «a fine dicembre», un’altra dove si cita il «portavoce del ministro della Difesa».
Renzi, invece, nell’ordinanza spunta de relato quando Simone parla con Daniele Lambertucci, «collaboratore del prefetto di Modena», dell’onorificenza che la Cpl vuole far avere al suo presidente Roberto Casari (arrestato lunedì).«Ho scritto e ho parlato col capo della segreteria di Poletti – spiega – che però è stato incasinato tra Germania e Parigi con Renzi, quindi non mi ha ancora risposto, nel frattempo ho incrociato la responsabile dell’ufficio onorificenze di Palazzo Chigi e mi diceva comunque per non perdere l’anno di proporlo come Grande Ufficiale o Commendatore».

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IL TELEFONINO INTESTATO ALLA FONDAZIONE OPEN
Intanto la discussione si sposta sulla metanizzazione. Sempre sul Fatto Quotidiano scrive oggi Marco Palombi:

In questo contesto non è forse senza interesse sapere che i famosi 140 milioni per “completare” la metanizzazione del Sud li ha stanziati una delibera del Cipe del 28 gennaio 2015, in pienissimo governo Renzi: a presiedere Pier Carlo Padoan, segretario Luca Lotti, cui Renzi ha dato l’ambita delega al Comitato interministeriale per la programmazione economica. Visto che ci si riferisce a un’inchiesta è bene chiarirlo: qui non si parla di reati, ma di semplici rapporti politici, testimoniati –raccontano al Fatto fonti parlamentari –da diversi incontri avvenuti a Roma tra Lotti e Ferrandino, da buon sindaco interessato alla metanizzazione della sua isola.Un breve riassunto dei fatti.Nelle intercettazioni agli atti della Procura di Napoli, a un certo punto si parla del sottosegretario allo Sviluppo economico Simona Vicari, già Pdl, oggi Ncd. In una email del responsabile relazioni esterne di Cpl  Concordia, Francesco Simone, si dice che è stata lei a impegnarsi “per far assegnare 140 milioni di euro per il completamento delle opere di metanizzazione”, stanziamento “di cui beneficerà evidentemente anche Cpl”.