Cultura e scienze

Le reazioni degli scienziati al servizio di Report sul vaccino anti HPV

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Ieri Report ha mandato in onda un servizio sulle reazioni avverse e la farmacovigilanza. Avrebbe potuto essere un’inchiesta incentrata sulla gestione poco trasparente delle segnalazioni da parte dell’EMA, l’Agenzia del farmaco europea, ma si è trasformata in tutt’altro. Colpa del fatto che le reazioni avverse descritte sono al momento solo presunte, dalla mancanza di un contraddittorio e soprattutto dalla scelta finale di intervistare Antonietta Gatti in qualità di esperta di contaminazioni dei vaccini da metalli pesanti senza sollevare nessun dubbio sulla bontà della sua ricerca, peraltro pubblicata su una rivista irrilevante dal punto di vista scientifico e omettendo di ricordare che il coautore della ricerca, Stefano Montanari, è uno dei guru dell’antivaccinismo.
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Quando un’inchiesta “amministrativa” diventa un atto d’accusa contro i vaccini

Il conduttore di Report Sigfrido Ranucci e l’autrice del servizio Alessandra Borella durante un live pomeridiano via Facebook hanno spiegato che la loro intenzione non era quella di screditare il vaccino contro il Papilloma virus né metterne in dubbio l’efficacia dal punto di vista scientifico ma piuttosto sollevare il problema della gestione poco trasparente da parte di EMA delle procedure di farmacovigilanza e di controllo della sicurezza del vaccino (anche se c’è da dire che suggerire “test genetici” per evitare le reazioni avverse non rientra nelle procedure amministrative). Ranucci ha ribadito anche quello che ha detto anche quando ha lanciato il servizio sulle reazioni avverse: “non sono antivaccinista” e non abbiamo motivo di dubitare delle sue intenzioni, il punto è che la scelta di utilizzare l’esempio del vaccino anti-HPV (fate un giro sui siti di complottisti e cercate “Gardasil”) per parlare di un tema che va ben al di là dei vaccini è stata vista dal variegato movimento degli antivaccinisti come una vittoria. Altri però hanno duramente criticato il tono del servizio che, nonostante le dichiarate buone intenzioni della redazione di Report ha finito per diventare uno spot a favore degli antivaccisti. Questo perché quando si parla di vaccini, in particolare in questa precisa epoca storica, sarebbe necessario prestare maggiore attenzione. Il Dottor Roberto Burioni su Facebook ha commentato la puntata di ieri del programma di Rai Tre scrivendo che

Diffondere la paura raccontando bugie è un atto grave e intollerabile. È abusare in maniera perversa della libertà di opinione. È come gridare “c’è una bomba” in uno stadio affollato per vedere la gente che fuggendo calpesta i bambini.
Diffondere la paura raccontando bugie è quello che ha fatto ieri sera la trasmissione di Rai3 Report dedicata al vaccino contro il Papilloma virus, il primo vaccino contro il cancro che l’uomo è riuscito a inventare. Un vaccino sicuro e di una formidabile efficacia, a differenza di quanto fatto affermare senza contraddittorio in televisione.
Report ha dato spazio a teorie prive di base scientifica, a individui senza alcuna autorevolezza ed ha mescolato sapientemente possibili tangenti e ipotesi non confermate per ottenere un effetto abominevole: instillare timore nei confronti di una pratica medica sicura, efficace ed in grado di salvare migliaia di donne da una morte atroce.

Report si è difeso dicendo di aver contattato Burioni ma di non aver ricevuto risposta: «Burioni è stato contattato a gennaio dalla redazione di Report per avere un suo parere, ma non ci ha mai risposto. Ugualmente sono stati contattati, ma non hanno accettato di intervenire, l’Aifa, l’Istituto superiore di Sanità e il ministero della Salute», ma è strano che di questo non sia stato dato conto durante il servizio – come è prassi di Report – ma solo una volta esplosa la polemica. Oltre a Burioni anche Gianni Rezza – direttore del dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità – ha parlato di una puntata “piena di inesattezze” spiegando che

Ogni evento avverso che si verifica dopo una vaccinazione va registrato e verificato con molta cura, ma non è detto che ci sia un nesso causa-effetto. Nel servizio di Report si parlava di sindromi di tipo fibromialgico associate al vaccino Hpv ma questo è tutto da dimostrare. Per farlo serve innanzitutto rigore scientifico. È giusto che si studino gli eventi associati alla vaccinazione ma bisogna accertare che l’associazione ci sia veramente. Presentare questi eventi come necessariamente associati al vaccino non è esatto.

Rezza è d’accordo con il fatto che i medici dovrebbero sempre segnalare all’Aifa (come prevede la legge) gli episodi di reazioni avverse denunciati dalle pazienti ma ricorda che oggi “il cittadino non ha più bisogno di aspettare il medico. Può rivolgere la sua segnalazione direttamente al sito dell’Aifa. Se ne arrivano molte è giusto approfondire, avere un vaccino che produce effetti pesanti, non e’ interesse di nessuno, nemmeno delle case farmaceutiche”. Questo è il link del sito dell’Aifa tramite il quale inviare le segnalazioni.
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La Società italiana di virologia (Siv-Isv) stigmatizza il contenuto della trasmissione andata in onda ieri sera parlando di “un grave atto di disinformazione” e criticando “le affermazioni sconcertanti di alcuni medici, ricercatori e soggetti vaccinati relative all’ancora non documentata efficacia antitumorale del vaccino e a supposti effetti collaterali dello stesso, non riconducibili ad una precisa patologia sindromica caratterizzata da chiari nessi eziologici”.  Giorgio Palù, presidente della Società italiana di virologia ed European Society for Virology ha detto all’AdnKronos che l’ipotesi di una correlazione tra effetti collaterali del vaccino anti-HPV e contaminanti metallici (ovvero la ricerca di Gatti-Montanari sulla purezza dei vaccini e la presenza di alluminio) “è smentita da ricerche approfondite e da studi effettuati su centinaia di migliaia di pazienti”.

La società italiana di virologia e il vaccino anti HPV

Palù ribadisce come le “evidenze scientifiche – riflesse nelle linee guida che la Società italiana di virologia ha emesso recentemente, dopo un convegno scientifico al quale hanno partecipato i più autorevoli studiosi mondiali di questa materia – mostrano in maniera inoppugnabile come il vaccino anti-Hpv sia dotato di un ottimo profilo di sicurezza e di una straordinaria efficacia nel ridurre in maniera drammatica l’incidenza dell’infezione da Hpv e delle lesioni precancerose nei vaccinati”. A proposito della ricerca della Gatti vale la pena ricordare che qualche tempo fa il marito parlava di una presunta collaborazione con l’EMA (eh già, a quanto pare anche agli antivaccinisti piace) collaborazione però seccamente smentita dall’Agenzia che smentiva anche “l’interesse e la validità dello studio in questione”.  Anche il Presidente dell’ISS, Walter Ricciardi, ha criticato il servizio di Report parlando di “sospetti faziosi” e ironicamente lodando il servizio pubblico italiano.

Anche la politica è intervenuta sulla questione: la deputata Pd Anna Ascari ha ricordato la sua esperienza personale e la diagnosi di essere affetta da HPV per spiegare che ieri Report ha fatto “un pessimo servizio pubblico” definendolo “un attacco, senza contraddittorio, ai medici e alle case farmaceutiche che pur di fare soldi somministrerebbero vaccini che, secondo la testimonianza di alcuni pazienti (non corroborata da alcuna prova scientifica), causerebbero reazioni avverse”. La deputata Dem ha notato che il problema del servizio è che dopo aver visto quell’inchiesta un genitore potrebbe facilmente pensare che è meglio evitare di vaccinare le proprie figlie. Il senatore Pd Francesco Verducci, vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai, annuncia l’intenzione di presentare un’interrogazione parlamentare sul servizio andato in onda ieri mentre il collega Andrea Marcucci su Twitter si scaglia contro le intollerabili falsità diffuse dal servizio pubblico.
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L’unico a salutare con favore l’inchiesta di Report è il solito Adriano Zaccagnini di MDP che se la prende con l’oligopolio delle case farmaceutiche e accusa il governo di non aver stanziato fondi per la ricerca sui vaccini delegando il compito alle aziende produttrici. Zaccagnini fa anche un parallelismo tra il vaccino anti HPV e le tangenti percepite dall’allora ministro della Sanità De Lorenzo per il vaccino anti Epatite B.

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