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Le ragioni di Nogarin e i torti del M5S

filippo nogarin sindaco di livorno indagato

Nella vicenda di Filippo Nogarin sindaco di Livorno indagato c’è tanta incoerenza: è quella del direttorio del MoVimento 5 Stelle che ha chiesto le dimissioni per qualunque avviso di garanzia che coinvolgesse gli avversari del Partito Democratico e che balbetta distinguo oggi che tocca al suo esponente. Ma c’è anche una questione politica che va al di fuori delle indagini della magistratura e dei reati contestati a Nogarin.

Le ragioni di Nogarin e i torti del M5S

Il quale dovrà sicuramente rispondere di concorso in bancarotta fraudolenta, come ha segnalato lui stesso pubblicando soltanto ieri alcune righe dell’avviso di garanzia che ha ricevuto ed evitando come la peste la trasparenza che il M5S chiede spesso agli avversari. Poi ci sono i due reati ipotizzati nel decreto di consegna dei magistrati rivelati ieri dal Tirreno, sui quali però finora Nogarin nicchia: il falso in bilancio, che fa riferimento all’approvazione del bilancio 2014, che aveva ricevuto il parere negativo dei revisori: «Il bilancio non rappresenta in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria e il risultato economico», disse il presidente dei revisori Carpano prima di portare i conti al tribunale delle imprese. Poi c’è l’ipotesi di reato di abuso di ufficio per la revoca del consiglio di amministrazione presieduto da Aldo Iacomelli il 7 gennaio 2016. Iacomelli venne avvisato della sua revoca nel giorno del concordato insieme al consigliere Di Gennaro.  Il cda ha «ritardato l’adozione dei provvedimenti deliberati dal socio – furono le giustificazioni -, che sono urgenti e indifferebili». E poi: «Le motivazioni addotte dagli amministratori di Aamps che hanno provocato il ritardo nell’assumere la delibera 152 (il concordato, ndr) inducono a ritenere che gli stessi non possiedono l’esperienza e le capacità per affrontare lo stato di crisi attuale». Ma l’atto di revoca, mai passato al vaglio dell’avvocatura civica né firmato da alcun dirigente ma redatto dall’avvocato Lanzalone, infrange – secondo i pm – la delibera del consiglio comunale 95 del 2009, che regolamenta il procedimento di revoca degli organi delle partecipate”. Ciò detto, e considerato che le critiche a Nogarin sono politiche e attengono al suo essere esponente di spicco del MoVimento 5 Stelle, ci sono anche tante ragioni dalla parte del sindaco di Livorno. A partire dalla storia di AAMPS, la municipalizzata dei rifiuti della città che dal 2010 è in difficoltà a causa di una gestione a dir poco allegra che non è in ogni modo imputabile ai 5 Stelle, soprattutto a causa della mancata riscossione della tariffa dei rifiuti e all’eccessivo ricorso all’indebitamento verso istituti bancari: 12 milioni di perdite e 12,5 milioni di debiti con le banche nel 014, come raccontato ieri dal professor Carlo Scarpa su Lavoce.info. Da qui arriva la decisione di chiedere l’accesso al concordato preventivo, che Nogarin aveva escluso in campagna elettorale ma che è stato costretto a effettuare una volta resosi conto che la situazione non era in altro modo sanabile.

Il concordato ha tante conseguenze. Citiamone due per tutte, giusto per chiarire i risvolti economici e politici della cosa. La prima è che l’impresa può sospendere il pagamento degli interessi alle banche. A cominciare dal Monte dei Paschi, che a quanto pare riceveva da questa fonte quasi un milione all’anno. La seconda conseguenza è che di fatto tutti i contratti dell’azienda vengono ora passati al setaccio, con prospettive tutte da verificare per artigiani e cooperative locali. E lo scontento monta su diversi fronti…
Purtroppo, nel gennaio di quest’anno la società (non ancora in concordato, ma sicuramente in situazione delicatissima) decide di stabilizzare una trentina di precari, assumendoli a tempo indeterminato. Atto opportuno? Sicuramente no. Atto dovuto? Forse. Ora, arriva l’avviso di garanzia, forse legittimo, per carità, ma almeno altrettanto paradossale.

I Cinquestelle, per difendere il sindaco, hanno detto che assumere e creare lavoro non può essere reato. Ma la bancarotta fraudolenta è il reato di cui risponde l’imprenditore (cioè, il proprietario di un’azienda) che ha, prima o durante il fallimento, occultato, distrutto, dissipato i suoi beni, nella totalità o anche parzialmente, con l’obiettivo di danneggiare i creditori. Per i magistrati, evidentemente, l’assunzione dei 33 influisce sul bilancio dell’azienda che deve essere portata in concordato preventivo danneggiando i creditori (tra i quali ci sono aziende che hanno lavoratori come i trentatré precari). Per questo a Nogarin è stata mossa l’accusa di bancarotta.

filippo nogarin
Lo status di Nogarin pubblicato solo dopo l’articolo del Tirreno

Di chi è la colpa quando le cose vanno male

Andrebbe però anche segnalato che i lavoratori di cui stiamo parlando erano già a libro paga dell’azienda: la loro stabilizzazione, oltre che andare sicuramente nella direzione auspicata dal governo con il varo del Jobs Act, che doveva combattere proprio la precarizzazione (e in effetti Nogarin questo ha fatto), sicuramente inciderà sui conti dell’azienda ma per una percentuale infinitesimale. Molto più cogenti le altre due presunte accuse, perché invece, se confermate, rappresenterebbero un altro esempio di gestione scorretta nella forma sicuramente e forse anche nella sostanza. Anche qui però stiamo parlando di atti di indirizzo politico effettuati dal primo cittadino e dalla giunta, che automaticamente, visto che vengono valutati come scorretti, danno seguito a ipotesi di reato che un giudice dovrà vagliare (e che a quanto pare a Nogarin ancora non sono stati formalmente contestati. Questa, ad oggi e al netto delle difficoltà in consiglio comunale dove la sua maggioranza si regge con un solo voto per le espulsioni volute dal sindaco, è la situazione. La propaganda dei 5 Stelle invece continua a raccontare barzellette; ad esempio la questione dell’aver portato “i libri in tribunale”: scriveva ieri Giorgio Meletti sul Fatto: «Nogarin ha chiesto al tribunale civile il concordato preventivo, cioè una procedura che riduca le pretese dei creditori e consenta all’azienda di pro seguire nel suo cammino facendo fronte, ma solo in parte, ai debiti. La procura della Repubblica si è mossa sul piano penale non tanto su impulso di Nogarin quanto per le risultanze della commissione d’indagine del consigli comunale, guidata da Andrea Raspanti, leader di Buongiorno Livorno, formazione di sinistra che nel 2014 è stata decisiva per far vincere Nogarin e mandare il Pd all’opposizione. Poi Buongiorno Livorno ha rotto con Nogarin che oggi si regge su un solo voto di maggioranza». Oppure blaterando sul cosiddetto avviso di garanzia come atto dovuto: tutti gli avvisi di garanzia sono atti dovuti, a tutela dell’indagato, che la procura deve emettere nel momento in cui mette qualcuno sotto indagine per consentirgli una difesa. La verità è che la situazione di Nogarin è perfettamente spiegabile con le problematiche più comuni che un sindaco si trova a dover sostenere: è vero che ha commesso degli errori, è probabile che questi errori potrebbero sfociare in un processo e persino in una condanna, ma è altrettanto vero che ha commesso degli errori nel tentativo di risolvere una situazione ereditata da altre cattive amministrazioni e a cui sta cercando di dare una soluzione. È l’intransigenza a scopi elettorali dei vertici del MoVimento 5 Stelle romani a mettere oggi nei guai il primo cittadino di Livorno. Anche perché loro non hanno nulla da perdere dal talebanismo. Nogarin, invece, tutto. Il M5S si sta impiccando con i suoi stessi ideali. Oggi a Livorno, domani chissà.