Attualità

Le Iene vanno a caccia di lupi

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Il lupo torna d’attualità e non è certo perché in Italia si respira l’aria di un nuovo Medio Evo. Qualche giorno fa il Ministero dell’Ambiente ha presentato un documento – il Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia – che prevede la possibilità di fissare delle deroghe al divieto di abbattimento dei lupi. I lupi infatti sono una specie protetta dal 1971 (quando erano sull’orlo dell’estinzione nel nostro Paese) e quindi è vietato cacciarli e catturarli ma il Governo sta studiando l’ipotesi di consentire l’uccisione dei lupi presenti sul territorio nazionale fino alla soglia massima di una sessantina di capi. Si tratta di una forma di “prelievo” atta, nelle intenzioni del Ministero, a tutelare e a garantire una convivenza quanto più pacifica possibile tra esseri umani e lupi.

Le Iene e la caccia ai lupi di next-quotidiano

«I lupi vanno abbattuti!»

È bene dirlo subito, di lupi non ce ne sono troppi, e non si tratta quindi di un Piano per eliminare gli esemplari in eccesso ma per ridurre e mitigare le situazioni di conflitto con i lupi. Un esempio di questa conflittualità l’abbiamo avuta ieri sera a le Iene con il servizio di Veronica Ruggeri dal titolo “Quando il lupo diventa una minaccia“. Nel pezzo andato in onda ieri sera abbiamo visto le reazioni esasperate degli abitanti delle colline dell’entroterra emiliano in provincia di Parma che devono continuamente convivere con predatori arrivati oramai all’interno dei centri abitati minacciando le greggi e gli animali domestici. Un problema reale, nessuno lo nega, ma quando si inizia un servizio dando subito spazio ad una persona che dice che andrebbero uccisi tutti a fucilate e che “i lupi sono migliaia” è evidente che l’intento non è quello di fare informazione quanto piuttosto spettacolo. Ed infatti poco dopo cosa ci mostrano? Il filmato del cagnolino ucciso dal lupo, le carcasse di capre e pecore e altri animali sbranati dai lupi. Il fatto è che i lupi che lungo tutto l’Appennino – dove è appena iniziato il lavoro di censimento – ci sono circa duemila lupi (poco più di un migliaio nell’Appennino settentrionale) e appena un centinaio sulle Alpi. Molti di più di quelli che c’erano negli anni Settanta, senza dubbio, ma non si tratta di una vera e propria invasione di lupi. C’è da dire che molti esemplari (secondo il WWF almeno centinaio all’anno ma si tratta solo di stime) vengono già uccisi dai bracconieri. Calcolando anche le uccisioni accidentali causate dall’uomo (ad esempio i lupi vittime di incidenti stradali) gli esemplari uccisi in Italia ogni anno arrivano al 15-20% del totale. Cifre che vanno prese sulle pinze, soprattutto quelle riguardo il bracconaggio.
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Il bracconiere che ha ucciso 15 lupi in un anno

A stupire maggiormente del servizio delle Iene è il fatto che si sia dato parecchio spazio ad un bracconiere (quindi a qualcuno che compie un’attività illegale) il quale ha dettagliatamente descritto le strategie di caccia per eliminare i lupi vantandosi del fatto di averne uccisi – da solo – almeno una quindicina, ovvero un quarto del totale previsto dal piano in fase di studio al Ministero.Molto meno ne è stato dato invece a chi spiegava come difendere le greggi dai lupi, ad esempio non lasciandole incustodite ma affidandole alla sorveglianza dei cani da pastore come si faceva un tempo. A chi proponeva questa alternativa è stato ribattuto che anche i maremmani sono cani pericolosi per l’uomo (LOL) e che quindi ci si affiderebbe ad una “cura” peggiore del male. C’è invece chi dice che in quella valle sono sempre stati abituati ad averle libere, le greggi, e che quindi è il lupo a doversi adattare. Il problema è che il lupo ha capito bene che quando le greggi sono incustodite è più facile per lui procurarsi il cibo, quindi da quel punto di vista si è adattato fin troppo bene. Chissà invece se quell’animale intelligentissimo che è l’uomo capirà che in fondo forse è meglio avere dei cani da guardia addestrati a tenere a distanza i lupi e che adattarsi in questo modo alla situazione non è poi un dramma. Come spiega Lisa Signorile su National Geographic il numero di lupi presenti sul territorio italiano non è così elevato da rappresentare una minaccia all’equilibrio dell’ecosistema naturale. La presenza dei lupi rappresenta senza dubbio un problema dal punto di vista sociale, ma per questo gli abbattimenti (di frodo o regolamentati) non sono la soluzione migliore. È preferibile invece investire a sostegno di tutte le attività umane in quelle aree dove il nostro territorio si sovrappone a quello dei lupi. Questo genere di investimenti deve essere di tipo economico, con risarcimenti agli allevatori che perdono capi di bestiame ed incentivi per la costruzione di recinzioni elettrificate e lavorando sulla prevenzione ma anche di tipo culturale: non si può pensare che il lupo sia sempre e comunque il male.