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Le firme per candidare Virginia Raggi finiscono in procura?

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Ieri è andato in scena l’ennesimo capitolo della guerra tra le Iene e il MoVimento 5 Stelle sulle firme per la candidatura di Virginia Raggi. Oggi si comincia ad adombrare l’ennesimo approdo in procura. Carmelo Miceli, l’avvocato e segretario provinciale del Pd palermitano già al lavoro sulle elezioni delle firme false a Palermo, sta lavorando all’esposto. Anche se i tempi per un ricorso amministrativo contro la legittimità dell’elezione sono scaduti.

Le firme per candidare Virginia Raggi finiscono in procura?

Ecco perché, spiega oggi Repubblica Roma, si va verso l’esposto: ci sono due punti poco chiari nella vicenda e balla una possibile accusa di falso.

Prima di tutto lo scarto tra date: nell’atto principale, ossia il modulo con cui si presentano le firme dei cittadini, è segnata la data del 20 aprile 2016 e sono indicate 1.352 sigle raccolte attraverso 90 atti separati, i moduli di raccolta delle firme stesse. Ma il “Firma day” pentastellato, ovvero il giorno della raccolta firme, è stato il 23 aprile. Tre giorni dopo rispetto alla data sul documento.
Ora, poi, spunta un’altra possibile incongruenza negli atti che il comitato elettorale ha vidimato (per poi spiegare davanti a Onorato, a telecamere nascoste, che le firme non avrebbero dovuto essere accettate). I sottoscrittori della lista, gli avvocati M5S Alessandro Canali e Paolo Morricone, sono anche i delegati. «Ma non si può delegare se stessi», spiega, intervistato dalla trasmissione Mediaset, il professore di diritto amministrativo della Sapienza Vincenzo Cerulli Irelli.

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Vincenzo Cerulli Irelli, un’autorità nel diritto amministrativo in Italia, ieri è stato deciso: «Si dichiara una cosa che né i firmatari né il pubblico ufficiale potevano sapere. Se è un atto pubblico siamo di fronte a un falso, altrimenti l’atto è di carattere inesistente». E sulle deleghe: «E’ una cosa che non sta né in cielo né in terra. Tutti gli studenti, anche del primo anno, sanno che delegatus non potest delegare, quindi che il delegato non può delegare se stesso».

Canali e Morricone, le pietre dello scandalo

Sulla graticola ci sono Alessandro Canali e Paolo Morricone, due vecchi attivisti grillini ora in forze all’ufficio legislativo del gruppo regionale del M5S Lazio che ieri hanno persino mandato una diffida alla trasmissione (curioso, per chi milita in un partito che si lamenta per le diffide di Report). E proprio loro due sarebbero visti come i capri espiatori della vicenda. Spiega Ilario Lombardo sulla Stampa:
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È un particolare non irrilevante perché nel’infinita faida romana, Canali e Morricone sono legati a Lombardi e De Vito, avversari interni di Raggi. Da fonti del M5S risulta che i due avvocati sarebbero già stati scaricati e il Movimento vorrebbe liquidarli al più presto. Ma già nel servizio delle Iene sembra che la stessa Raggi voglia addossare su di loro l’intera responsabilità di quanto accaduto: «Andate a parlare con i miei delegati, così vi chiarite una volta per tutte».

L’ipotesi di reato sarebbe falso in atto pubblico.