Attualità

La bufala delle foto delle vittime delle bombe francesi a Raqqa

Chi è più bastardo, gli islamici della prima pagina di Libero di sabato oppure i francesi e gli americani che bombardano la Siria facendo strage di civili innocenti? E già che ci siamo aggiungiamo anche quelli che esultano per il decisivo e risolutivo intervento russo dicendo che finalmente ora qualcuno dà la caccia all’ISIS ma che si disperano quando le bombe sono della NATO o delle forze armate occidentali.

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È cominciata la conta dei morti via Internet

L’indignazione per le vittime innocenti di Raqqa

Come prevedibile dopo l’annuncio dei bombardamenti francesi su Raqqa, la roccaforte degli uomini di Abu Bakr Al Baghdadi in Siria sui vari social si è iniziato a stracciarsi le vesti per le morti innocenti. Con tanto di foto. Cosa strana, nulla del genere era successo quando a bombardare e attaccare era la Russi. Anzi, all’epoca la vulgata internettiana era concentrata nel mostrare il potente dispiegamento di mezzi militari russi, sarà che le bombe russe sono più gentili e intelligenti? Eppure anche i russi hanno bombardato Raqqa e i campi di addestramento dei jihadisti. Chi lo sa. Ad ogni modo ecco che inizia la sfilata delle vittime, costrette a mostrarsi a tutti nel loro dolore dai pietosi utenti di Twitter e Facebook.

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Il collage dell’orrore

Le stesse persone che si sono commosse per la tragica fine di Aylan Kurdi oggi ci ricordano quanto sia brutta la guerra, non solo quando i terroristi ci attaccano a casa nostra ma anche quando siamo noi ad andare a bombardare a casa loro. In questi giorni la retorica dei commentatori da salotto televisivo e degli esperti in analisi geopolitica è tutta incentrata sul fatto (sorprendente per costoro) che “i terroristi islamici attaccano la nostra quotidianità” colpendo sale da concerto, stadi di calcio e caffè; insomma i jihadisti mirano a colpire il nostro stile di vita. Non possiamo però fare finta di dimenticare che questa non solo è l’essenza del terrorismo, ma anche quella della guerra stessa. Senza andare troppo lontani nel tempo e nello spazio chiedete ai vostri nonni di raccontarvi qualche episodio della Seconda Guerra Mondiale e dei bombardamenti alleati sulle nostre città. Andate a fare una visita a Dresda oppure guardate Germania Anno Zero di Rossellini. Questo lo scrivo non per sminuire quello che sta accadendo in Siria, ma per ridimensionare la retorica della nostra quotidianità sotto attacco. E le immagini che vengono postate in queste ore di morti e feriti lo dimostrano. Non sono infatti fotografia scattate dopo i bombardamenti francesi di qualche giorno fa, sono le foto di quello che sta succedendo in Siria da anni.
 
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La vera fonte delle immagini diffuse sui social in queste ore

Prendiamo ad esempio la prima immagine, quella di un uomo che regge tra le braccia il corpo esanime di una ragazza. Non è una foto scattata a Raqqa, ma ad Aleppo nel giugno 2014 in seguito ad un bombardamento sulla città da parte delle forze governative siriane. Lo stesso si può dire per la foto qui sopra, non è una foto di Raqqa dopo i bombardamenti francesi ma sempre di Aleppo dopo quelli siriani. Quando parliamo di attacco alla quotidianità dovremmo aver presente immagini come queste, ma dobbiamo allo stesso fare attenzione a non usare le immagini nel modo sbagliato ovvero in chiave anti-francese. Perché se c’è una cosa che l’Internet ci ha insegnato è che l’indignazione, la rabbia e la compassione sono sempre a senso unico. Non si può avere pietà dei francesi e allo stesso tempo dei siriani, perché bisogna sempre stare con quelle che sono le vittime del giorno. E ogni giorno ha le sue vittime, diverse da quelle del precedente. Se si vuole fare passare il messaggio che le vittime devono essere tutte uguali, nel senso di ugualmente degne di pietà e compassione, questo è il modo sbagliato. La storia individuale di chi è morto durante i bombardamenti di Aleppo nel 2014 non è quella di chi è morto al Bataclan di Parigi; preservare queste differenze aiuta a non assuefarsi alla tragedia. Usare immagini a casaccio solo per poter dire che stiamo dalla parte giusta (rimanendo comodamente in poltrona) non fa un buon servizio alla verità. Tanto più che in questo caso secondo alcune fonti riportate dal Guardian non ci sarebbero state vittime civili (anche se danni alle infrastrutture) mentre l’ISIS avrebbe detto che i francesi hanno colpito una zona deserta.