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Le donne che combattono contro l'ISIS

Le donne giocano un ruolo di primo piano nei combattimenti che stanno insanguinando l’Iraq e la Siria. Da una parte ci sono le jihadiste della brigata Al-Khansaa che fanno rispettare la legge islamica in alcune aree sotto il controllo dello Stato Islamico e dall’altra, sul fronte opposto, ci sono le combattenti Peshmerga curde. In mezzo: l’orrore del dramma delle donne vittime dei rapimenti e degli stupri, donne che a volte scelgono di arruolarsi nell’esercito curdo.
 
LE COMBATTENTI CURDE

Una combattente curda (fonte: telegraph.co.uk)
Una combattente curda (fonte: telegraph.co.uk)

Le milizie Peshmerga hanno una lunga tradizione di combattenti donne: fin dal 1700 le donne curde sono scese in battaglia al fianco degli uomini. Ed in tempi più recenti, in seguito alla guerra civile curda, nel 1996  l’Unione Patriottica del Kurdistan ha iniziato l’arruolamento delle donne nell’esercito, come mostra questo documentario sulle forze militari Peshmerga del Kurdistan:

Secondo Joseph Kéchichian, esperto di politica degli stati del Golfo, l’esistenza delle donne curde tra coloro che contrastano l’avanzata dello Stato Islamico in Iraq:

È la prova che le donne del Kurdistan dovrebbero essere membri a pieno titolo della società e non segregate in casa.

All’interno dell’organizzazione militare curda le donne combattono in prima linea e anche alcune donne Yazidi hanno scelto di combattere contro l’ISIS nelle unità combattenti per sradicare la presenza dei jihadisti. Nella regione dello Sinjar, nell’Iraq nord occidentale al confine con la Siria, queste donne si stanno preparando a combattere a fianco delle unità femminili curde per poter riprendere il controllo della propria terra e, come dicono alcune, per vendicare la morte dei loro familiari per mano dell’ISIS.

Combattenti Peshmerga (fonte: cbsnews.com)
Combattenti Peshmerga (fonte: cbsnews.com)

 
Non si tratta quindi di combattenti partigiane improvvisate, ma di una vera e propria forza militare femminile, addestrata al combattimento tanto quanto le unità maschili assieme alle quali operano sul terreno. Come dice una di queste donne, Saria, i cui fratelli stanno combattendo contro l’ISIS nel nord della Siria:

È importante per noi trovare il nostro posto nella guerra, fianco a fianco con gli uomini


 
I JIHADISTI CHE NON POSSONO ANDARE IN PARADISO
A quanto pare la presenza delle donne nelle file delle milizie che si oppongono all’ISIS crea un certo sgomento tra i combattenti del Califfato. Alcuni jihadisti infatti temono che nel caso venissero uccisi in combattimento da una donna sarebbe loro negata la ricompensa delle 72 vergini in paradiso. Spesso infatti i combattenti dell’ISIS vengono reclutati anche con la promessa di grandi ricompense ultraterrene, e le famose 72 vergini sono una di queste. A quanto pare però c’è una certa confusione riguardo al fatto se morire per mano di una donna sia la stessa cosa che morire per mano di uomo, in termini di prospettive paradisiache, s’intende. Secondo quanto riferisce Ed Royce, presidente del Comitato statunitense per le Relazioni Internazionali,

Pare che i soldati dell’ISIS credano che se se vengono uccisi in battaglia andranno in paradiso, a patto di essere uccisi da un uomo. E inoltre le combattenti che preso parte alla lotta contro l’ISIS raccontano di aver ucciso un certo numero di jihadisti mettendo in fuga i superstiti.

Tekoshin, una ventisettenne combattente curda ha detto all’AFP che:

Penso che quelli dell’ISIS siano molto più spaventati da noi che dagli uomini perché credono che andranno all’inferno se verranno uccisi da una donna.

 
LA DONNA PILOTA

Il Maggiore Mariam Al Mansouri a bordo del suo F-16 (fonte: UAE Air Forces)
Il Maggiore Mariam Al Mansouri a bordo del suo F-16 (fonte: UAE Air Forces)

Non ci sono solo le Peshmergettes, come le chiamano i media americani, a fare notizia. Un’altra delle “ragazze copertina” di questa guerra che infiamma il mondo arabo è il Maggiore Mariam Al Mansouri. Il Maggiore Mansouri è la prima donna pilota dell’Aviazione Militare degli Emirati Arabi Uniti e ha partecipato alle missioni di bombardamento delle postazioni dell’ISIS iniziate la settimana scorsa sotto la guida degli Stati Uniti. La storia del Maggiore Mansouri però fa notizia perché è utilizzata principalmente per mostrare i “progressi” degli Emirati Arabi Uniti in fatto di gender equality, una mossa considerata di propaganda che ha lasciato perplessi alcuni commentatori. A causa del suo coinvolgimento nelle missioni di guerra contro le truppe jihadisti di recente la famiglia di Mansouri l’avrebbe diseredata.
 
Foto copertina: Kurdistan4all

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