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Le conseguenze della decisione della nazionale iraniana di non cantare il loro inno ai Mondiali

neXt quotidiano|

calciatori iraniani

I calciatori della nazionale dell’Iran hanno deciso di non cantare il loro inno prima della partita contro l’Inghilterra che si è tenuta ieri, durante i Mondiali di calcio in Qatar. Si tratta in un gesto di protesta contro il regime iraniano che ha messo in atto una dura repressione delle rivolte iniziate a settembre nel Paese, dopo la morte di Mahsa Amini, arrestata e probabilmente uccisa in carcere perché non indossava il velo nel modo corretto. Si tratta anche di un gesto di solidarietà verso le vittime di questa repressione in atto in Iran.

I calciatori iraniani restano in silenzio per protesta ma si attirano molte critiche

Non è la prima volta che i calciatori della nazionale iraniana decidono di fare gesti simili per esprimere il loro supporto ai manifestanti e il loro disaccordo con la violenta repressione delle proteste: a una partita amichevole di preparazione ai Mondiali, per esempio, hanno deciso di indossare dei giubbotti neri per coprire i colori delle loro divise durante l’inno. In quell’occasione, l’attaccante Sardar Azmoun aveva scritto in una storia di Instagram: «Non posso più tacere. La punizione può essere che mi escludano dalla squadra, ma è un piccolo prezzo da pagare, un sacrificio che farei anche per una sola ciocca di capelli di una donna iraniana. Vergognatevi per la facilità con cui uccidete le persone. Lunga vita alle donne iraniane». Ieri, quando i calciatori iraniani hanno deciso di non cantare l’inno, i tifosi li hanno insultati e fischiati e alcuni hanno mostrato il dito medio. I calciatori inglesi, invece, si sono inginocchiati in segno di rispetto nei confronti dell’Iran prima del fischio d’inizio. L’allenatore iraniano, Carlos Queiroz, ha criticato il comportamento dei tifosi iraniani e durante una conferenza stampa ha chiesto ai tifosi che non supportano la squadra e le sue decisione di non venire allo stadio. Querioz è stato criticato da molti tifosi e cittadini iraniani anche sui social network.

Alcune critiche sono state indirizzate a Queiroz per una sua risposta a una domanda posta da un giornalista inglese che gli aveva chiesto «come si sentisse a rappresentare l’Iran, un Paese che reprime i diritti delle donne». Queiroz, infastidito, ha sostenuto che dal momento che il giornalista lavora per un’azienda privata, Sky, avrebbe dovuto essere pagato dalla stessa azienda per rispondere a quella domanda. Queiroz ha detto al giornalista di «non mettergli in bocca parole che non ha detto» e di «pensare anche a quello che è successo con gli immigrati in Inghilterra».

Il Ministro della giustizia iraniano, Gholam-Hossein Mohseni-Ejei, ha minacciato di punire «quanti sono diventati famosi grazie al sostegno del sistema e si sono uniti al nemico in tempi difficili invece di schierarsi con il popolo».