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«Le case requisite per i profughi dopo il referendum»

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Il Giornale oggi apre raccontando di un piano del Viminale per espropriare hotel e seconde case sfitte nei Comuni che si rifiutano di accogliere immigrati: secondo il quotidiano il presunto piano è pronto ma è rimandato a dopo il voto perché impopolare. «Fino al referendum – manco a dirlo – non si muoverà foglia. Poi dal Viminale arriverà il via libera alle requisizioni, finora più uno spauracchio per i comuni poco«accoglienti» con i migranti che una misura realmente applicata. Solo due strutture ricettive – una a Goro e una in provincia di Verona – sono state requisite finora per far fronte all’emergenza immigrazione, anche se la legge che le autorizza risale addirittura all’Ottocento. E le due sole strutture, tra proteste e trattative tra Viminale e sindaci, sono al momento ancora in attesa di accogliere materialmente gli ospiti stranieri per i quali erano state requisite».

«Le case requisite per i profughi dopo il referendum»

Secondo il quotidiano, che ovviamente non cita alcuna fonte a sostegno della propria tesi, dopo il referendum e qualunque ne sia l’esito «scatteranno le requisizioni delle seconde case sfitte».

In caso di adesione volontaria la sistemazione prevede l’erogazione di 35 euro per il mantenimento di ogni singolo immigrato al quale vengono dati 2,50 euro al giorno. Chi si vedesse requisito il proprio immobile avrebbe diritto ad un indennizzo da quantificare. In più occasioni è stata ipotizzata la requisizione non soltanto di alberghi ma anche di seconde case sfitte, garantendo ovviamente un rimborso. Il governo non ha escluso l’extrema ratio della requisizione delle case sfitte prevedendo di rimborsare i proprietari grazie allo stanziamento della Ue che prevede 10.000 euro per migrante “ricollocato”. Se l’indennizzo offerto dallo Stato possa essere considerato soddisfacente è questione aperta.

Ma il Giornale omette di segnalare che la requisizione, possibile in teoria (oltre che, appunto, configurata come provvedimento temporaneo (a differenza dell’esproprio) che deve avere necessariamente una fine, un compenso per il proprietario dell’immobile e l’impegno a riconsegnare il bene nello stesso stato in cui si è trovato), è l’ultima soluzione che il ministero dell’Interno ha nel caso che le altre soluzioni individuate finora siano improponibili. C’è poi da segnalare che il rapporto sulla protezione internazionale pubblicato il 16 novembre da Anci, Cittalia, Fondazione migrantes e Servizio centrale Sprar ha spiegatoc he su ottomila comuni italiani solo 2600 hanno accolto i migranti, cioè un comune su quattro. Il 10 agosto 2016 il ministero dell’interno ha approvato un decreto per potenziare il sistema ordinario di accoglienza chiamato Sprar proprio per limitare il ricorso all’accoglienza di emergenza dei Cas. Lo Sprar, infatti, permette una maggiore trasparenza e rendicontazione delle spese e risponde a linee guida nazionali che il sistema di accoglienza straordinario non è tenuto a seguire.

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La rete dell’accoglienza regione per regione (SPRAR)

Oltre 13 mila sono nei centri di prima accoglienza, poco più di 22 mila nel sistema Sprar. Gli altri sono sistemati nelle strutture temporanee dove vengono forniti vitto, alloggio, assistenza sanitaria. I servizi sono assicurati dai gestori che hanno vinto le gare d’appalto, oppure da chi ha dimostrato di avere i requisiti ed è stato inserito nelle liste delle prefetture che — a ogni sbarco — devono provvedere allo smistamento dei migranti.

Referendum + migranti = profit!

Qual è poi la posizione ufficiale del governo sul tema? «Le requisizioni – ripete il ministro Alfano da qualche settimana, dopo il caso di un agriturismo requisito in provincia di Rovigo + possono essere una extrema ratio. Ma restano una extrema ratio». C’è poi il Fondo di riconoscenza, ovvero 100 milioni di euro che il governo ha stanziato con la legge di Stabilità. «Un Bonus Gratitudine di 500 euro a migrante per i Comuni che ci hanno aiutato in questa sfida», lo aveva presentato Alfano. Ne possono beneficiare i 2600 Comuni (su 8000) che hanno aperto all’accoglienza dei profughi. Il Friuli Venezia Giulia, per dire, ha già fatto qualche conto: sono in arrivo 2,8 milioni di euro per 5.565 migranti ospitati. Non si capisce quindi perché da una parte il quotidiano asserisca che questo famoso piano di esproprio verrà messo in funzione qualunque sia l’esito del referendum (anche se il governo cade, quindi?) e insieme ospiti alla fine dell’articolo le dichiarazioni del senatore Maurizio Gasparri (tu guarda il caso) che invita a votare No per sventarlo:

«Il rinvio a dopo la consultazione- prosegue infatti il senatore azzurro – è dovuto ovviamente al tentativo di non suscitare reazioni: chiediamo di far luce su questa intenzione abietta del governo». Ora il piano, che il Viminale difficilmente confermerà prima del 4 dicembre,può entrare nella contesa referendaria, almeno per i comitati del «no». «Questo maxi piano – conclude Gasparri- va sventato trasformando il referendum in un’occasione per difendere la proprietàprivata»

Insomma, delle due l’una: o l’esito del referendum non conta (e quindi è inutile votare per favorire o sfavorire il piano) oppure conta ma allora l’articolo si autosmentisce da solo. L’unica cosa sicuramente vera è che c’è chi sta utilizzando l’argomento profughi e strutture ricettive per fare campagna elettorale per il referendum.
EDIT: La nota del ministero dell’Interno: “Non esiste nessun piano sulle requisizioni, ne’ segreto ne’ ufficiale, ne’ prima del referendum ne’ dopo il referendum, ne’ un piano ‘Alfano’ ne’ un piano ‘Viminale’. Gli articoli che ieri e oggi parlano di questo, non hanno alcun fondamento nella realta’”. Cosi’, in una nota, l’ufficio stampa del Viminale.

“Non esiste nessun piano sulle requisizioni, né segreto né ufficiale, né prima del referendum né dopo il referendum, né un piano ‘Alfano’ né un piano ‘Viminale’. Gli articoli che ieri e oggi parlano di questo, non hanno alcun fondamento nella realtà”. Così il Ministero dell’Interno in una nota, in merito a un presunto piano per la requisizioni di immobili per ospitare i migranti.