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Le botte al barbiere al commissariato di Civitavecchia

fabio franceschi fatto

Valeria Pacelli sul Fatto Quotidiano racconta oggi una storia che riguarda Adriano E., barbiere 44enne di Civitavecchia, e le lesioni che ha subito dopo essere finito nel commissariato di Civitavecchia in seguito a un litigio con l’ex moglie per la custodia a Natale del bambino. Adriano ha sporto denuncia per le lesioni, ma il pubblico ministero per ben due volte non ha ritenuto di dover procedere nei confronti degli agenti  finché non è intervenuto il GIP:
 

È il 25 dicembre del 2011 quando E. va su tutte le furie dopo che la sua ex moglie aveva posticipato di un’ora il suo incontro con il figlio. “Lui si arrabbiava molto – racconta l’ex moglie il 12 settembre 2014 – e mi minacciava dicendomi che stava venendo su e che ammazzava sia me che mia madre”. Minacce che sarebbero state rivolte anche agli agenti chiamati dalla donna. E. viene portato in commissariato e su cosa qui sia avvenuto ci sono due versioni. Il barbiere racconta nella denuncia che mentre chiedeva dove potersi sedere “improvvisamente mi arrivava uno schiaffo violentissimo sull’orecchio sinistro tanto da farmi cadere.(…) Mentre ero a terra sentivo arrivare alcuni colpi sul torace e su alcune parti del corpo, nonché un violentissimo colpo sul volto”.

Gli agenti chiamano il 118:

“Dal San Paolo– continua la denuncia – mi veniva riscontrata una frattura pluriframmentaria scomposta delle ossa del naso, un trauma chiuso del torace, un trauma distruttivo dei muscoli del collo e un trauma minore”. Lesioni alle quali si aggiunge, come scrive il legale in un atto di opposizione, la “perforazione del timpano”. Il sovrintendente M., sentito l’11 settembre 2014, spiega invece che una volta in commissariato sarebbe stato E. a scagliarsi “improvvisamente contro Massimiliano S., e davano inizio a una colluttazione”. È mistero su quale di queste versioni sia vera. Il pm Paola Calabri nella richiesta di archiviazione infatti scrive che le “lesioni (gravi) in questione furono cagionate” durante “la permanenza in commissariato”,tuttavia “su cosa sia successo esattamente non è possibile prendere una posizione certa”.

Il giudice per le indagini preliminari alla fine ha chiesto di formulare lo stesso l’accusa al pubblico ministero, che per due volte si era presentato con l’archiviazione. Ora l’udienza preliminare deciderà se ci sarà il processo.