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Le accuse all'olio Carapelli

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Luigi Ferrarella racconta oggi al Corriere della Sera la storia di un’indagine della procura di Milano sull’olio Carapelli. Carapelli, con Sasso e Bertolli, appartiene oggi al fondo britannico «Cvc Capital Partners» ha preso il controllo del colosso spagnolo «Deoleo», proprietario del marchio. Secondo l’accusa Carapelli avrebbe, in alcune occasioni, preso l’olio dalla Tunisia o Spagna o Grecia, lo ha imbottigliato in Italia e poi esportato negli Stati Uniti o in Cina come olio extravergine italiano, quando invece sarebbe stato olio vergine di provenienza appunto non del tutto italiana.

E, nel farlo, di avere giocato con una propria società svizzera sui regimi di sospensione dei dazi sulle esportazioni extra Ue per sottrarre all’Agenzia delle Dogane quasi 48 milioni di euro. Sono le due ipotesi di reato — frode in commercio e truffa ai danni dello Stato — che il pm Nicola Balice contesta alla «Carapelli Firenze spa» nel documento con il quale avvisa della conclusione dell’inchiesta sia la società, indagata come in base alla legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti, sia alcuni suoi dirigenti come il legale rappresentante Jaime Fernandez Carbo, la responsabile della gestione materie prime, il direttore amministrativo e il responsabile qualità presso lo stabilimento di Inveruno, il direttore industriale e la responsabile della logistica, tutti per fatti collocati tra l’ottobre 2012 e il dicembre 2014.
La società replica che «le attività infragruppo tra il 2010 e il 2012» sono state «già oggetto di accertamento da parte delle Commissioni tributarie di Milano e Pavia con esito assolutamente positivo per la Carapelli Firenze spa». E che le contestazioni sulla qualità del prodotto «riguardano un numero di lotti estremamente limitato rispetto a una produzione di migliaia di lotti all’anno, e comunque un periodo di tempo passato. In ogni caso la società si riserva di verificare la regolarità sostanziale e procedurale delle analisi effettuate dagli inquirenti», ma «ribadisce l’attenzione e il costante impegno nel garantire il rispetto della qualità del prodotto».

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L’infografica del Corriere della Sera sull’olio tunisino (11 marzo 2016)

Le accuse risalgono alla fine del 2012:

Nel novembre 2012 sarebbero state spedite in Cina bottiglie per 1.522 litri con parametri non conformi a quelli di qualità più elevati attestati sull’etichetta; altre 9.600 bottiglie di olio di oliva vergine da 2 litri avrebbero preso la via della Florida nel 2013 etichettate come extravergine; e lo stesso sarebbe accaduto nel 2014 per 3.960 bottiglie piazzate in New Jersey; mentre a un grosso oleificio italiano sarebbe stata fornita una miscela di lampante (olio con maggiore acidità) extra Ue per 176 mila chili.

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