Opinioni

Il lato oscuro delle più belle frasi di Osho

@Giovanni Drogo|

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Ci deve essere un limite alla libertà di satira? La mia risposta è no, perché la satira, così come la libertà di parola non è qualcosa che possa essere messa in discussione. La satira però, così come l’oggetto delle sue critiche, può essere criticata a sua volta senza aver paura di essere definiti liberticidi. In questi giorni, come saprete, un terremoto ha colpito il Centro Italia, radendo letteralmente al suolo tre paesi: Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto. Come sempre in questi casi le massime autorità dello Stato si sono recate sui luoghi del disastro e hanno preso parte ai funerali di Stato.
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In quell’occasione il Presidente del Consiglio Matteo Renzi è stato immortalato mentre si faceva il segno della croce e con la mano sinistra si sistemava la giacca o la cravatta. Un frame, preso dal video girato durante il funerale che non è passato inosservato. La foto ha avuto, come spesso accade, diverse letture. La prima è quella bufalaro-complottista (rilanciata da Libero), che seriamente sostiene che Renzi stesse in realtà controllando le notifiche sul cellulare. Interpretazione indignata che ha suscitato parecchia indignazione, come si permette Renzi? Dov’è il rispetto per le vittime? Eccone un esempio.
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La cosa non è sfuggita al mitico Fond. Mauri, anima nera di diverse pagine fasciste che ha subito denunciato l’ennesima porcata del Premier. La notizia di Libero (ma anche di siti-fogna come Italiapatriamia) si è guadagnata anche un debunking ad opera di David Puente che spiega che in nessun video della messa si vede Renzi armeggiare con il telefonino. Non che avessimo dubbi, in fondo nella foto non si vede nulla. Ma è su quell’assenza che hanno giocato quelli che di professione scrivono notizie false. Siamo al livello delle foto shoppate ma spacciate per vere del culo della Boschi da cui esce il tanga mentre firma il giuramento durante l’insediamento del Governo Renzi.

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La battuta sarebbe stata perfetta se Renzi usasse abitualmente un Samsung, ma tutti sanno che invece usa un iPhone

Diverso è invece il caso della pagina Facebook satirica
Uno non ha una pagina da mezzo milione di like senza pensare di poter dispensare la verità al popolo

Da uno così c’è da aspettarsi tutto conclude l’admin in uno dei post a difesa della fotografia, ricordandoci che su Radio 2 è vietato fare satira e che il “capo supremo ha già monopolizzato stampa TV di Stato (che ora siamo obbligati a foraggiare“. A parte che il Canone RAI era obbligatorio anche prima il tono è quello di chi non riesce a trattenere l’odio e il rancore. Del resto lo spiega lui stesso, dicendo che era stato infastidito dalle foto di Renzi sul luogo del terremoto.
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L’admin però confonde i piani quando dice che “abbiamo fatto nero Salvini per le foto a Bruxelles, con fotomontaggi che lo ritraevano ovunque” chiedendo una sorta di parità di trattamento tra i due Matteo nazionali. Il punto è che Renzi aveva titolo, anzi aveva il dovere, di recarsi ad Amatrice. Salvini invece ha approfittato di una tragedia (all’aeroporto e in una fermata della metro) per fare un tour della città a fini elettorali, quando il suo dovere sarebbe stato sedere in Commissione quella mattina. La discriminante è che uno (Renzi) stava facendo il suo dovere, l’altro (Salvini) invece solo propaganda. Il punto non è che la presenza di Renzi non abbia magicamente “risolto” qualcosa, ma il fatto che il Presidente del Consiglio dovesse essere presente a portare conforto agli sfollati, esprimendo così la vicinanza del Governo e degli italiani tutti alle persone colpite. Renzi ad Amatrice stava facendo il suo lavoro di rappresentante degli italiani, Salvini a Bruxelles non stava facendo il suo lavoro, perché altrimenti se ne sarebbe dovuto stare in Commissione.
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E questo spiega anche questa risposta piccata da benaltrista, su Salvini si può dire tutto quando fa o dice cazzate. Nessuno si sognerebbe di dire che Salvini è uno stupratore, dal momento che non lo è. Certo, al bar del paese o a cena con gli amici si possono dire cose ben peggiori su chiunque, ma fortunatamente queste non vengono pubblicate su una pagina da oltre 400 mila fan.
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La sottile differenza tra la trollata (o la satira) e il commento rancoroso e gentista viene quindi a galla nel momento in cui l’admin esplicita il suo pensiero. Se non avesse dato una chiave di lettura per interpretare quella battuta saremmo rimasti con il dubbio. Ma aprendo bocca il nostro eroe ha fugato ogni dubbio, siamo oltre la presa in giro del commentatore che vuole portare la luce della verità storica (sulla cravatta di Renzi) nei commenti. Le risposte piccate della Pagina denotano come il meccanismo si sia inceppato, per un attimo. Forse se Osho si fosse limitato a questa prima, semplice e a suo modo perfetta risposta la questione sarebbe rimasta nell’ambito di una battuta ben riuscita.
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Peccato che ci abbia voluto anche dare qualche insegnamento di vita.